I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

La bella e la brutta

di Massimo Cirri - Sergio Ferrentino su Smemoranda 2001 - La seconda volta

Chiunque abbia affrontato la scuola dell'obbligo, che adesso con la riforma Berlinguer non si capisce quando inizia e quando finisce, sa che lì, tra i banchi, succede qualcosa di molto particolare su prima e seconda volta. Accade quando c'è il compito in classe d'italiano, il tema o come diavolo lo si definisce oggi. Il momento magico è annidato in quella terra di nessuno che sta tra la prima stesura in brutta e la ricopiatura in bella copia. Perché la bella è come una seconda volta inconscia della brutta. Funziona così. Sentito il titolo o la traccia si impreca perché non è mai quello su cui si è preparati. Poi ci si mette di buzzo buono, si copia il copiabile, si consultano gli opinion leader della classe. Se necessario si organizzano incontri tra delegazioni in bagno. Alla finesi butta giù un testo, si lima, si corregge fino a ridurre il foglio in un geroglifico incomprensibile come gli schemi di penetrazione a centrocampo del Trap. A un certo punto si dice basta. Una rilettura di quello che si è scritto e ci si può anche scoprire soddisfatti. Bene. Adesso si tratta solo di ricopiarlo in bella. Ma non è vero. In realtà tra la brutta e la bella c'è un abisso. La brutta e la bella di un tema sono molto più lontane fra loro che la Bella e la Bestia. Perché succede che la brutta rimane là, abbandonata sul banco e la bella si palesa per quella che è: una seconda volta che la vita ci mette generosamente davanti per porre rimedio e cambiare qualcosa. Più di qualcosa. Nella trascrizione la scrittura cambia, diventa più istintiva, il linguaggio più vicino al vero. Esempio per tutti, il classico tema: I personaggi dei Promessi Sposi e i loro diversi caratteri, specchio dei tempi. Svolgimento.

In brutta. Il personaggio di Don Abbondio è tra i più significativi di quelli tracciati dal Manzoni. Lo scrittore lo definisce come un vaso di coccio tra vasi di ferro. Don Abbondio è sempre timoroso e titubante, si fa intimorire dai Bravi, i soldati di Don Rodrigo, e non riesce a opporsi. Sta in silenzio. Manzoni ci fa vedere attraverso Don Abbondio la fragilità umana di fronte al potere.

In bella. Il personaggio di Don Abbondio è tra i più significativi di quelli tracciati dal Manzoni. Lo scrittore lo definisce come un vaso di coccio tra vasi di ferro. Ma diciamola verità, Don Abbondio è un semplice coglione che non ha mai preso in considerazione la possibilità di abbonarsi ad una buona agenzia di servizi di sicurezza. Vai in discoteca, recluti un po' di buttafuori, convochi una baby gang e con loro, non da solo, cretino, vai all'incontro con i Bravi di Don Rodrigo. A muso duro. “Chi cazzo sei tu, Bravo? Una berlinetta della Fiat? Sparisci sennò ti rigo la carrozzeria, ti riduco a una city car”. Questo deve dirci il Don Abbondio. Se ci ha le palle. Come quella volta davanti al Cocoricò che gli abbiamo spaccato il culo a mazzate a tutti e quindici perché uno di loro ci aveva detto “Tu alla mia ragazza non ci devi neanche provare a pensare”. A pensare. Capito. Altro che questo matrimonio non s'ha da fare. Questo dovrebbe scrivere il Manzoni se vuole che noi lo leggessimo oggi nell'attualità del tempo.

Perché nel tema d'italiano la seconda volta è la stesura definitiva. Fa quello per cui è pagata. Stende definitivamente.

Advertisement