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Call Center

di Luciana Littizzetto su Smemoranda 2007 - Be free to...

Parliamo di libertà? Molto bene. Allora io ho una richiesta da fare. Però prima metto il bollitore sul gas e mi preparo una bella camomilla. Non vorrei che mi partisse lo squinterno. Me la faccio doppia. In tazza grande. Toh. Ci metto dentro anche tre filtrini. Meglio abundare. Dicevo. Vi prego. LIBERATECI. Fateli sparire. Diserbateli dalla nostra vita. TOGLIETECI DALLE PALLE I CALL CENTER. Non ne possiamo più. Siamo sull'orlo di un esaurimento nervoso. 

Una volta se ti si rompeva la lavatrice tu chiamavi il tecnico della ditta e lui con calma, anche moltissima calma, arrivava. Adesso se ti si sfascia il frigo, ti si impalla Internet, ti si cimisce il telefono, devi fare il numero verde. Che si chiama numero verde appunto perché è verde come la bile che ti fa travasare. Tu fai un 800 e qualcos'altro e ti risponde il call center. Che non è un centro dove lavora Claudia Koll. E non è neanche il classico ufficio reclami. Sapete cos'è? È una bufala. Una presa per il "col". Il call center non ti facilita le cose. Te le complica. Infatti si chiama "Coll" center così perché passi tutta la mattina appiccicato al telefono come la colla e non risolvi mai una mazza. Se vuoi attivare un servizio, per carità, fai in un amen. Gli operatori son zerbinissimi. Gioiosamente prostrati ai tuoi piedi. Ma se vuoi lamentarti di un casino, segnalare un impiccio, reclamare un difetto, allora si scatena la iattura. "Se vuole questo digiti uno, se vuole quello digiti due, se insiste ancora digiti tre, e se proprio ha intenzione di scassare digiti quattro..." che alla fine ti succede come al ristorante che il cameriere arriva a dirti l'ultimo dessert e tu non ti ricordi più cosa c'è di primo e devi farti ridire tutto da capo. Oppure ti mettono in attesa. Magari con le Quattro stagioni di Vivaldi. E c'è un motivo. Perché sono 4 appunto le stagioni che devi far passare prima che qualcuno ti caghi. Alla fine ti risponde uno che non gliene frega niente. Per lui stai farneticando in aramaico. Poveretto. Non ha esperienza, guadagna una miseria e soprattutto sta decidendo se vendere o meno Cacà al campionato di Fantacalcio, figurati quanto gliene frega di te. Ti fa spiegare tutto dalla a alla z, ti fa finire con calma tutta la saliva e poi dice: "Guardi la metto in linea con un mio collega". Passa ancora una stagione, tu nel frattempo vai in menopausa, e a un certo punto, trac, cade la linea. Cheodiocheodiocheodio. Ma lo sapete che noi vi detestiamo? Sì. E tanto anche. Perché siete sleali. Perché ci prendete per i fondelli. Diteci che l'ufficio reclami non esiste più. Diteci che non possiamo più lamentarci, diteci che dobbiamo pagare sempre. Ma non prendeteci più per il naso. E dico naso per non dire culo.

E poi basta con 'sti numeri per le informazioni. Ci avete sfrittellato le palle. Ha cominciato Bisio che è stato il primo e quindi lo perdono. Poi sono arrivati i due gemelli mostri, i figli di Japino e Enzo Paolo Turchi, quei due esseri mitologici, mezzi uomo mezzi pirla vestiti da New Troll, coi denti da dinosauro e i capelli infeltriti. Poi si sono aggiunti i due nipoti del Gabibbo. I due babaci, le due lontre pelose, con la faccia da Muppet's che cantano..."Non c'è latte senza cagotto non c'è dodici senza ottantotto..."

Poi la nipote della Orsomando coi capelli a pagoda, e col cartello: È Ovvio.

Adesso ci sono pure gli scimpanzè. 12 40. Sona fischia e canta. Ma perché non fate anche 22 22 le mie gambe tra le tue? 

Ma cosa pensano questi qua? Che noi non abbiamo una mazza da fare se non passare tutto il giorno a chiedere informazioni al telefono? Siam mica rincoglioniti? Grazie al cielo c'abbiamo due mani e due occhi e quando abbiamo bisogno di un idraulico prendiamo le pagine gialle. Ho finito la camomilla. Mi sa che devo prepararmene un'altra.

Dai due dentoni adesso è arrivato anche Fausto Leali che deve insegnargli a cantare "Io amo". Ma perchè invece non gli insegna "Ti lascerò", così poi si tolgono dai maroni?

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