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L'amante segreto

di Maurizio Chierici su Smemoranda 2001 - La seconda volta

(Come Fred Buscaglione avrebbe scrittola seconda parte della Storia d'Italia)

Lui l'aveva amata. L'aveva accarezzata.E quando se ne è andata credeva di morire. Sospirava la notte fra le pieghe del letto, bel sogno che non torna più. Mano nella mano,camminavano così. Come un pavone si guardava attorno orgoglioso dell'invidia che il pallore della vergine suscitava fra le barbe degli scalmanati. Sua e per sempre. Lo ha scoperto dopo: un amore speciale. Carne e passione che la lontananza non riusciva a cancellare. Devota, occhi bassi. Casa e chiesa ma volatile sotto il velo. Morbida alla prima tentazione. Preparava il tradimento come un budino segreto. Non s'era dato pace. In tram e in ufficio parlava ancora di lei. Al bar ordinava l'analcolico del loro primo incontro come se il tempo si fosse fermato. Faceva girare la loro prima canzone: “Aurora- di bianco vestita... metti anche tu la veste bianca - e chiudi l'uscio- al tuo candor...”. Quei baci rubati che straziavano la castità,impossibile dimenticarli. Ripeteva le belle parole che li avevano uniti.Chi ascoltava, si annoiava. Restava solo, ormai, davanti alla Tv. La cercava nelle prime file di Sanremo; spiava le tribune d'onore del campionato, una faccia dopo l'altra non importa se l'onore era infangato. Dove sarà nascosta? Divorava chili di gelato, consolazione del cucchiaio solitario nella casa vuota. Nessuno suonava alla sua porta. Gli amici di un tempo,spariti. Lo feriva la compassione di chi batteva le mani quando camminavano abbracciati. Che bella coppia, che invidia. Già sospettava: complimenti lascivi. Servi untuosi, pensava. Invece erano servi furbi, non lo aveva capito. Sotto il tavolo dei banchetti che lei apparecchiava ad ogni spasimante,strusciavano mani morte che imploravano i suoi favori. Chissà sele allontanava. 
Un giorno l'ha rivista. Qualche ruga attorno agli occhi, ma cos'è una ruga. Sedeva ad un tavolo d'angolo con un vecchio signore bianco, occhiali sul naso, whisky e ghiaccio. “Sembra Cossiga”. Il primo nome che gli è venuto in mente. A scatenare la gelosia era un giovanotto invecchiato,occhi furbi rivolti al cielo. Le parlava appoggiando con intenzione la mano sul grembo. Quel sorriso da chierichetto. Ecco il nuovo amore. Una notte il furbino appare in Tv non sapendo che la televisione è la macchina della verità. Nessuno può nasconderle niente. Legge in fondo all'anima. Allora lui ha capito: “Perché non l'ho capito prima?”.A lei piaceva tossire nelle nuvole d'incenso. Ai funerali di prima classe si inginocchiava nei banchi di prima fila per respirare la nebbia dei turiboli.E il chierichetto aveva la faccia d'incenso.
Da quel momento continuava ad incrociarla, la clausura sembrava finita. Sempre davanti agli studi Tv, perfino sul palco di un bel bolognese che strascicava parole tempestose mostrando foto di famiglia. “Io sonoqui, la mano sulla spalla è la mano del grande uomo. Il grande uomo fa parte della mia storia. Ne sono l'erede”. Bravo, urlava la folla. Lei si scioglieva. E il vecchio innamorato non voleva credere: “Se la fa anche con i camerieri del principe in rovina...”.
A volte, nella pienezza della vita, le donne si lasciano andare per non sfiorire col rimpianto di un'avventura perduta. Accendono un fuoco dopo l'altro. Lei li accendeva ogni settimana. Recuperava i corteggiatori degli anni felici, denti troppo bianchi, capelli troppo neri, restaurati comela Cappella Sistina. Per non parlare degli occhi dolci di un giovanottone che davanti ad ogni telecamera riprovava l'aggancio: “Ricorda, signora,quel giorno a Benevento?”. E gli antichi stalloni del potere, trasformati dall'impotenza in voyeurs, le mandavano fiori da Avellino o dal banco dei senatori. Scrivevano tenerezze curvi sui fogli come quand'erano ragazzi di partito.
Un mattino la incontra all'aeroporto. Non si erano parlati dall'ultima notte.“Stai bene?”, voce che trema. Risponde un sorriso. “Sei felice?”.Batte gli occhi: lo sono. “Non ti sposi più?”. Ha smesso di ascoltarlo: cerca qualcuno sopra le sue spalle, ansiosa come una bambina.“Ecco i biglietti per Olbia...”. Buttiglione, Casini, Letta, Publio Fiori, Formigoni, Tremonti, Selva, Cirino Pomicino, Gava e padre Baget Bozzo,bermuda da vacanza, guardano ubbidienti verso il dottore che avanza come un re: “Caro cavaliere, le presento Cristiana”, Bruno Vespa fa il cerimoniere. “Se mi consente”, risponde il Cavaliere con l'aria di saperla lunga, “Io e Cristina Dicì ci siamo fidanzati dieci anni fa. In segreto, ma adesso si può dire. Quel pomeriggio, casa Segni...”. Gli occhi di lei risplendono. E il vecchio innamorato sa cosa vuol dire quella luce. Possesso, cupidigia. I letti non bastano mai.Davvero finita. Il candore di un tempo non sopporta l'ultimo tradimento.E si accorge, all'improvviso, a chi somiglia sotto la crosta degli ombretti.Vorrebbe dire la brutta parola, ma l'educazione alla soavità lo trattiene. E' tempo di rifarsi la vita ripartendo da zero perché ha perso l'ultimo sogno. Traballa come Charlot. Si allontana dondolando. Sempre più piccolo. E poi di corsa. Di corsa dove?

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