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Il "Che" dell'Ortica

di Luigi Garlando su Smemoranda 2007 - Be free to...

Avevamo tra le mani un riassuntino perfetto del futuro. A saperlo, non ci saremmo preoccupati tanto. Nascondino spiegava già tutto.

Io ci giocavo all'Ortica, periferia di Milano dove quel tale faceva il palo della banda, quindi un teatro predisposto per fughe e rincorse, guardie e ladri. Giocavamo nel cortile del Varesi, che aveva due nonni splendidi, Paolo e Giacomo, capaci di smontarti e rimontarti la torre Eiffel in una notte: la prodigiosa manualità degli uomini antichi.

Paolo, eroico ragazzo del '99, ci raccontava scene della Grande Guerra pedalando la bici del "mulitta" e, mentre i coltelli da arrotare accendevano scintille sulla ruota, rivivevano le fucilate sul Carso. I nonni ci preparavano le caldarroste nella pentola bucata e staccavano i fichi dall'albero dell'orto, che era la "toppa", la "tana" di nascondino. Chi "stava sotto" - come si diceva - appoggiava al tronco le braccia conserte, ci schiacciava contro la fronte e contava fino a cento prima di venirci a cercare. Ecco i primi segnali di futuro. 

Chi cerca, chi indaga starà sempre "sotto", partirà svantaggiato, dovrà "risalire" a una verità difficile. Quelli che "stanno sopra" (ma molto sopra) saranno sempre bravissimi a scappare.

Magari chi "sta sotto" riuscirà a incastrare il legale di uno che sta molta "sopra", che si affretterà a stanare l'amico con una legge "toppa", appunto. Nascondino sapeva già tutto. Magari chi "sta sotto" becca centinaia di farmaci nell'armadietto di una squadra di calcio e dimostra che l'ematocrito di quei giocatori s'impenna come il Pordoi, ma farà la figura dello stupido e, all'indagine successiva, si ritroverà a occuparsi della testa di topo finita nella busta di un minestrone surgelato. Chi sta sotto fa spesso la figura dello stupido. Anche il Ciccio, il più lento della banda, che costringevamo a contare con la testa contro il fico.

Ci si poteva nascondere nell'orto, oppure giù in cantina. Altra poderosa lezione di vita: alla luce è più facile salvarsi, al buio ci si diverte molto di più. Rannicchiato in qualche angolo dell'orto, tenevi a tiro il fico: bastava una distrazione del Ciccio e con un semplice scatto arrivavi a tirare la manata sul tronco e a liberarti. 

Giù in cantina, sciolto nel buio pesto di quel fascinoso labirinto di porte, cassoni e tende di juta, eri al sicuro, però se il Ciccio ingombrava la scala era impossibile superarlo e risalire in cortile per liberarti. Ma a chi importava liberarsi, se rannicchiata accanto a te, in un angolino buio, avevi una bambina col cuore a mille dalla paura che accelerava il tuo per altre ragioni? I pantaloni corti, il profumo buono del sudore estivo. E se chiedeva le ragioni di una specie di carezza, ne venivi fuori facile: "Ssssss! Arriva il Ciccio..."

Dal cortile scendevano le voci degli amici catturati: "L'ultimo libera tutti!", "Gigi libera tutti!".

Restare a strusciarmi il mio piccolo grande amore, oppure cercare il modo per allontanare il Ciccio dalle scale e arrivare eroico alla toppa? Fare Casanova o il Che dell'Ortica? 

Questo sarebbe stato il Grande Bivio che ci avrebbe proposto il futuro: cuore o ragione? Fuga o impegno? Demonio o santità? 

Il futuro è arrivato da un pezzo. Dal cortile arrivano richieste di liberazione sempre più assordanti: "L'ultimo libera tutti!" Liberi dai decoder del fratello e da Ascanio del Grande Fratello, da Calderoli e latte della Lola... Il bisogno cresce. Chi indaga conta oltre il cento e non riapre gli occhi. Ma il dubbio di ieri resiste inespugnabile e nel livornese si fa lessicalmente curioso: la toppa o la topa?

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