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La bella addormentata

di Marco Paolini su Smemoranda 2007 - Be free to...

A sette anni giocava a soldatini nel campetto e voleva solo dormirle vicino.
Lei era la sorella grande di Stecco, aveva quasi 17 anni, ma i grandi non la guardavano nemmeno.
Lui la sognava dalla domenica al venerdì; ogni sabato pomeriggio lei insegnava catechismo per prepararli alla prima comunione.
Lui pensava "dopo la cresima ti sposo" e intanto cercava di farsi amico Stecco, il primo della classe, il più vigliacco del campetto.
La sorella di Stecco diventò bella in tre o quattro mesi e i grandi cominciarono a guardarla. Lui non era più sicuro di arrivare in tempo per sposarla, ma continuò a sognare di dormirle accanto fino alla fine delle elementari.
Lei li accompagnò fino alla cresima poi, alla fine di quell’estate, si fidanzò con il figlio del farmacista.
A undici si innamorò della signorina di colonia che aveva appena passato... i diciassette. Durò pochissimo, ma una volta tornato a casa era tutto cambiato. In un mese quelli con cui giocava a soldatini avevano tutti la bici e stavano via pomeriggi interi dal campetto. Perfino Stecco pareva esser diventato interessante, fumava e spacciava giornalini che avrebbero fatto arrossire sua sorella. Lui aveva ancora voglia di giocare a soldatini, era ormai un militare di carriera, ma tutto l’esercito del campetto era più giovane di lui; capiva che stava arrivando il momento di smettere ma non aveva voglia di inseguire quelli in bici. Gli sembrava che loro ormai sapessero cose che lui ignorava e si vergognava di chiedere. Così, facendo finta di sapere che con le ragazze non si dorme solo, cercava di scoprire cosa c’era di speciale che rendeva tutti su di giri.
Alle medie gli capitò di nuovo di essere in classe con Stecco che era ormai molto più alto e sviluppato.
Trovava dischi nuovi che portava alle feste al buio più importanti. Quando anche a lui comprarono la bici gli altri avevano già il motorino e il mangiadischi. Le ragazze più carine delle medie uscivano con quelli di 17 anni, non con lui.
Una volta a una festa al buio (si chiamavano così perché era vietato accendere la luce durante i balli) una che non conosceva si stringeva tantissimo ballando, ma quando provò a baciarla, un poco, con la lingua, prese la scossa: lei aveva l’apparecchio sui denti. E gli tornò la voglia di giocare a soldatini, per sempre.
Tornò a sedersi al buio sperando che almeno una gli si addormentasse accanto sul divano.
A 16 anni prese la patente e cominciò a lavorare d’estate. Gli pareva di essere l’unico rimasto indietro, non aveva la ragazza e questo era anche abbastanza normale, ma praticamente non ne aveva mai avuta una e questo a lui sembrava spaventoso. Pensava "mi compro la Vespa così la porto al mare" ma non riusciva a immaginarsela una ragazza se non addormentata sul sellino della Vespa. Le ragazze lo cercavano, ma solo per parlare, lui le ascoltava e sperava che si stancassero, più di tutto gli piacevano le pause.
A 20 anni si sentiva meno normale di tutti ma c’era una di 17 che gli piaceva perché aveva le occhiaie e parlava poco.
A una festa si trovarono vicini, lui pensava "sono il più vecchio, è ora che la smetta coi festini", lei era sola, gli altri non la guardavano nemmeno.
Si salutarono, lei taceva. Allora toccò a lui parlare. Le parlò di Stecco, del campetto, della patente, del Vietnam, della pasta col tonno che era bravissimo a fare. Poi sentì che non riusciva a dire più niente. Allora lei lentamente si avvicinò e gli sussurrò piano "adesso dormiamo?"
Era la donna giusta - tana liberi tutti - "È da quando avevo sette anni che ti aspetto" e la baciò.

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