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Tutti liberi

di Margherita Giacobino su Smemoranda 2007 - Be free to...

Libero/a, parola usatissima in discorsi programmatici, slogan, spot pubblicitari. La libertà sembra una delle mete più ambite dell'essere umano, un suo bisogno che viene subito dopo quelli primari di mangiare bere dormire al riparo dai lupi. Ma mentre esistono pochi dubbi su cosa sono il mangiare il bere e i lupi, sull'essere liberi l'umanità pare avere delle difficoltà a mettersi d'accordo. Accade che la libertà degli uni sia schiavitù, oppressione o quantomeno un certo fastidio per gli altri. Non a caso il dizionario etimologico per ‘libero' dà: voce dotta, di origine non chiara. Il ‘dotta' potrebbe far pensare che siano stati già in epoca remota gli intellettuali, questi scioperati, a occuparsi di libertà, mentre il popolo si occupava del mangiare, del bere e dei lupi; l'origine non chiara, poi, non promette niente di buono. Libertà, figlia di genitori ignoti, porta in sé geni spuri.

Basta guardare come figurano i vari ‘liberi' del nostro dizionario. C'erano una volta gli spiriti liberi, suggestiva espressione che non si usa più, se non forse con una punta di disprezzo e per indicare qualcuno che non segue la corrente, un'anima bella (anche questa pronunciata con pesante ironia postmoderna) capace di illusione. E c'era una volta, negli anni '70, l'amore libero, che voleva essere libero proprio da tutto, famiglia matrimonio coppia gelosia regole e corsie di sicurezza, e che adesso è finito nel cimitero dei liberi morti, vicino ai liberi costumi e ai libertini, senza neanche una lapide. E poi c'erano il libero pensiero e i liberi pensatori, cosa fossero è difficile dire, ne è passato di tempo; e se su ‘libero' che pure ci piace tanto già fatichiamo moltissimo a metterci d'accordo, su ‘pensiero' siamo ancora più confusi, che pensiero? ci pensiamo su, e ci viene in mente che ce ne devono essere almeno due, quello forte (bella paroletta, ammettiamolo) che pensa anche per gli altri, e quello debole (a chi piace essere debole, suvvia!) che lascia liberi gli altri di pensare per sé, e se non andiamo in confusione qui è perché o siamo Wittgenstein o non abbiamo sentito niente perché ci abbiamo su il walkman.

Ma andando ancora più indietro nell'archeologia dei liberi, in tempi remoti si faceva un gran parlare di libero arbitrio, oggi invece che l'arbitrio ha perso di vista il libero e se ne va in giro da solo è diventato un tipaccio losco e riprovevole. Sempre di moda invece il tempo libero, merce ricercatissima. Si compone di un attraente packaging e, dentro la confezione, in atmosfera modificata e igienicamente controllata, niente. Numerosissimi i prodotti abbinati, dalle vacanze esotiche alla domenica in autostrada, che permettono di lenire l'angoscia del vuoto. Per le donne, il tempo libero è stato studiato anche in versione weekend nella seconda casa, che va dal venerdì con valigia di roba stirata da portare in montagna, al sabato con secondi piatti e seconde lenzuola, alla domenica con valigia di roba da lavare da riportare in città. Praticissimo, tiene in forma e ci si può riposare il lunedì in ufficio.

Oggi siamo tutti liberi cittadini, soprattutto anzi forse esclusivamente quando ci arrabbiamo e ci sentiamo disposti a dire in tono tra difensivo e minaccioso: io sono un libero cittadino! Dove cittadino ne ha fatta di strada dall'89 (1789, rivoluzione francese), ha camminato, ha vagato, ha gironzolato, fino ad arrivare... boh? Cittadini di che? della libera repubblica di Bananas, ha detto una volta per tutte indimenticabilmente Woody Allen.

Anatomia della libertà: Giotto disegnò la sua famosa O a mano libera, i boss mafiosi disegnano le loro trame a piede libero.

Ma dove sono le istituzioni? In caduta libera. E lo stile dei nostri governanti? Libero anche quello, pur se dalle loro silhouette non si direbbero proprio campioni di bracciata né dediti ad altri sport (a parte le scalate e il tiro franco, dove franco non è che un altro modo di dire libero, libero di fare voltafaccia e tendere imboscate, un inno alla complessità del concetto di libertà.)

Oggi a farla da padrone è il libero mercato, e si sa che dove c'è un padrone ci sono dei servi, bell'esempio di relativizzazione della libertà. Con il libero mercato, si può finalmente dare libero corso alle giuste aspettative di ricchezza dei ricchi (e di povertà dei poveri, perché ciò che non si conosce non si può nemmeno immaginare, dicono i pensatori, liberi o meno).

Ingresso libero, ovvero gratis. Ecco una cosa che fa pensare.

Come i poeti hanno inventato i versi liberi, così l'anagrafe ha inventato lo stato libero, premio di consolazione per i single che almeno sulla carta (d'identità) possono sentirsi fieri di non essere schiavi. O di essere gratis?

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