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Orgoglio e pregiudizio

di Massimo Cirri su Smemoranda 2007 - Be free to...

Lei ha detto: "Ho bisogno della mia libertà". 
Io ho pensato: "Ha un'altro"
Poi lo stomaco mi ha fatto "Strog" e il cuore "Stump". Poi ho visto che qualcosa mi veniva incontro a velocità impressionante, come quella volta che con il motorino sono andato a sbattere contro un furgone verde fermo allo stop. Era come se io fossi fermo ed il furgone mi venisse addosso. Anche se era fermo lui e gli puntavo addosso io. Che mi ero distratto guardando una tipa sul marciapiede. Questa volta ho visto la tazza del cappuccino che mi veniva incontro attaccata al tavolino del bar. E' verde, ho pensato, della stessa esatta sfumatura del furgone. Poi ho pensato che sono terribili le cose che ti passano davanti agli occhi un attimo prima di morire di dolore perché una stronza che ami (ho anche pensato per inciso: "No, non è una stronza, sono stronzo io che guardo le altre per strada"), un attimo prima di morire, pensavo uscendo dall'inciso, ucciso dallo strazio perché una che fino ad ieri diceva di amarti ("Ma mi ha mai amato veramente?" ho anche pensato in un secondo doloroso inciso) ti lasci per un altro parlando di libertà. Ho anche riflettuto che uno come me, rovinato dagli incisi, forse è meglio lasciarlo perdere. Ma è stato un flash. Poi sono rovinato addosso alla tazza del cappuccino che stava sul tavolo verde furgone. L'ho presa di testa. Ma mi sono ripreso subito e ho capito di aver avuto un mancamento. Ho anche pensato, a proposito di mancamenti: "Vedrai quanto ti mancherà". I danni erano limitati. La tazza del cappuccino era vuota perché lo avevo finito con l'hamburger ed il tiramisù. E' la fame chimica che mi prende quando faccio due tiri di cannetta in tarda serata. Dieci minuti dopo ho bisogno dell'infilata zucchero-salato-zucchero. È sempre stato così, ho pensato pensando al mio passato. Poi ho pensato al nostro passato. E ai milioni di volte che lei aveva dovuto assistere al penoso spettacolo di me che m'ingolfo di bombolone alla crema, salatini, bombolone alla crema. Ogni tanto, quando ancora mi amava, con il fazzoletto mi puliva la faccia dagli avanzi di crema. Una volta lo ha fatto con la lingua. Dolcezza. Non lo farà più, ho pensato: dolore. Dolcezza-dolore. Ho riflettuto che è un po' come zucchero-salato. Ma qui è zucchero-salato-zucchero-morte nel cuore. Pugnalato da lei. Allora ho pensato che forse la carogna, tutte le volte che io mangiavo per ristabilire l'equilibrio ormonale, già pensava ad un altro. A quell'altro. Quindi quest'estate a Cesenatico, mentre io ero alle prese con la triade piadina alla nutella-al salame-al cocco e nutella, lei si messaggiava con lui. Possibile perché quando sono nel tunnel della piadina non riesco a controllare quello che succede fuori dal raggio delle papille gustative. Allora, ho pensato mentre pensavo con struggimento anche ai chioschi di piadina di tutta la riviera romagnola, allora mi tradiva già da quest'estate. 
"Ma allora sei stronza davvero!" ho pensato alla fine e ho pensato solo quello. Per la prima volta in vita mia avevo un pensiero soltanto. Netto e pulito. Bello pensare una cosa sola. Senza le idee buttate una sopra l'altra come le cose nel bagagliaio della macchina di papà. Ho pensato, ma dopo, con netta separazione tra un pensiero e l'altro, che se mi facessi qualche canna in meno questo potrebbe giovare all'ordine del mio bagagliaio mentale. 
Così le ho detto: "Non puoi parlare di libertà mentre hai in mente altre cose. È ipocrita. Punto". 
Ha risposto: "Volevo solo andare a vedere Orgoglio e pregiudizio con la Giusy. Ma se ci tieni tanto andiamoci insieme".

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