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Cari cuori affamati

di Paola Jacobbi su Smemoranda 2001 - La seconda volta

Il sudore è sudore. Senza moda,senza età. E anche quell'aria leggera d'inizio estate che si alzavaporosa sullo stadio e toglie peso ai pensieri è roba eterna. Poici sono le schitarrate che toccano la carne viva delle emozioni. 
E quella voce roca (poco piùpoco meno) che gratta ognuno dei 40milacuori. Ma forse, a guardarli bene, sono 70mila o100mila.. Già, perchébisogna tenere conto anche di quelli che avrebbero voluto esserci e invecenon sono venuti. Devo studiare, ho un esame domani. Sto mettendo da partei soldi per il viaggio a New York. La baby sitter ha tirato il pacco, staserasi sta a casa. Ma a casa si ascolta il disco (vinile o cd?) preferito. TheRiver, ballad per rocker malinconici e solitari. Born in the Usa, bottedi energia per gente già vivace di suo. E c'è chi - primadi uscire - suda già davanti allo specchio, ballando ballando. Comein Dancin' in the dark, “I check my look in the mirror...” 
Insomma, è tutto uguale. Bruce Springsteen e la E Street Band inconcerto. San Siro, Milano, giugno 1985. Marassi, Genova, giugno 1999. 
Tutto uguale eppure tutto diverso. La prima volta è fatta di stupore.Un omino piccolo sul palco, un puntino saltellante, il cursore di un unicoelettrocardiogramma che pulsa all'impazzata, nessuno lo può fermare.
La seconda vive del ricordo della prima. Confronti. Passano gli anni pernoi, ma passano anche per lui. Ha compiuto 50 anni. Vabbè, avercene...
Ma non ce li ha nessuno. Nessuno ha quella grinta lì. La grinta deiricordi, dei fiumi di sudore. Il Boss è storia. Si autocita con allegria.Va in giro per il mondo con i suoi amici di ieri, la sua ex girlfriend,la sua ispiratrice. Lei è una figurina esile, i capelli rossi schiacciatidall'umidità svolazzano a quota bassa, come esausti. Anche l'amorerende esausti, chissà quante volte l'avranno pensato quelli comeBruce. 
è della razza di chi non si risparmia, di chi non tiene nulla persé. E allora, brucia. Brucia insieme a noi le energie del tuo HungryHeart. Un cuore affamato che non smette di avere fame. 
La seconda volta, appena una fila sotto di me c'è un ragazzo, nonavrà 23 anni. è vestito alla Springsteen: jeans e camiciaa scacchi. Ripete i movimenti del boss alla perfezione. Deve averli provatiore davanti allo specchio. Sa i testi delle canzoni a memoria. Forse suonain una cover band e venerdì prossimo rifarà l'intero concertoin un localino fumoso. Lo vedi, con tanta applicazione e appena una gocciadi talento, l'American Dream è a portata di mano, per chiunque. Nonper me, che non sono piùa portata dei sogni. Nemmeno dei miei. 
La prima volta, quanto mi piaceva immaginare d'essere la ragazza del videodi Dancin' in the dark. Quella a cui Springsteen dice “ehi baby”.Quel gesto tutto complicità e seduzione, la invita a salire sul palco.Era la scheggia piùbella di un concerto rock, il climax ideale.Peccato, oggi so che quella ragazza era un'attrice, non una fan in carnee ossa. O meglio, una ragazza in carne e ossa che risponde al nome di CourtneyCox. è quella che adesso fa Monica in Friends, telefilm generazionale.Mica male: da comparsa in un clip a una delle interpreti televisive piùpagate del mondo. Mettiamola così: il Boss le ha portato fortuna.E a me? Tutta quell'energia che mi ha dato nel primo concerto dove èfinita? A che cosa serviva tutto quel sudore? Forse, semplicemente, a tornarequi, a sudare di nuovo. A vivere. Forse.

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