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Il condannato troppo intelligente

di Raul Montanari su Smemoranda 2007 - Be free to...

"I tuoi delitti sono stati orribili" disse il giudice, guardando l’imputato. "Per questo ti condanno a morte. Oggi è lunedì: la sentenza verrà eseguita in un giorno qualsiasi di questa settimana, da oggi stesso a venerdì. Ma i tuoi crimini sono anche stati ingegnosi, degni di una mente brillante come la tua. Quindi non ti condanno solo a morire: ti condanno a una morte a sorpresa. Quando il boia verrà a prenderti per portarti al patibolo, tu rimarrai stupefatto,perché in nessun modo avrai potuto prevedere il giorno della tua esecuzione."

"E se invece potrò prevederlo?" disse lui. "Se potrò dirtelo in anticipo?"

"Allora ti libererò" rispose il giudice.

Riportato in cella, il condannato cominciò a riflettere. Era davvero intelligente, come il giudice sapeva: era un uomo di genio che il male, purtroppo, aveva rapito al bene.

"Vediamo" pensò. "La mia esecuzione avverrà in un giorno qualsiasi da oggi a venerdì. Be’, se è così, è impossibile che io venga giustiziato venerdì senza poterlo prevedere: se arrivo vivo alla mezzanotte di giovedì, vorrà dire che il giorno dell’esecuzione sarà l’ultimo disponibile: l’indomani. Non sarebbe più una sorpresa. Chiamerei il giudice e gli direi: è venerdì il giorno che hai fissato per la mia morte! Il giudice sarebbe sconfitto e dovrebbe liberarmi. Quindi non è possibile che io muoia venerdì.

Ma, se le cose stanno così, io non potrò essere giustiziato a sorpresa nemmeno giovedì. Se infatti io arrivo vivo alla mezzanotte di mercoledì, è sicuro che dovranno uccidermi l’indomani, giovedì, perché se mi lasciassero vivo altre ventiquattr’ore sarei certo che la condanna verrà eseguita venerdì. Se dunque io alla mezzanotte di mercoledì sarò vivo, chiamerò il giudice e gli dirò: ho scoperto il tuo piano, tu vuoi farmi uccidere domani, giovedì! No, è impossibile che mi uccidano a sorpresa giovedì.
Ma se le cose stanno così, non potranno uccidermi a sorpresa nemmeno mercoledì. Se io arriverò ancora vivo alla mezzanotte di martedì, griderò finché le guardie non verranno, chiamerò il giudice e gli dirò: tu vuoi farmi uccidere domani. Vuoi farmi uccidere mercoledì, perché se mi lasciassi vivo fino a mercoledì sera vorrebbe dire per certo che la mia esecuzione è fissata a giovedì; e se mi lascerai vivo fino a giovedì, sarò certamente ucciso nell’ultimo giorno disponibile, venerdì. Quindi vuoi farmi giustiziare domani, mercoledì. Non c’è più sorpresa: liberami!

Oh, ma se le cose stanno così, non potranno uccidermi a sorpresa neppure martedì. Oggi è lunedì: se io arriverò vivo a mezzanotte, sarà sicuro che la mia esecuzione dovrà essere domani, non oltre, perché tutti gli altri giorni della settimana sono esclusi: non mercoledì, non giovedì, non venerdì. In nessuno di questi giorni il giudice potrebbe sorprendermi.

Dunque il giudice vuole farmi morire oggi! Guardie! Guardie, venite!"

"Cosa vuoi?" domandò il secondino, abituato alle smanie dei condannati.

"Fai sapere al giudice che ho risolto l’enigma nascosto nella sua sentenza. Io sono destinato a morire oggi. Vai a dirglielo, e chiedi che mi faccia liberare subito!"

Il secondino si allontanò, ma non tornò con la risposta del giudice. Le ore passarono e il condannato si addormentò, perplesso. Il giudice non mandò la sua risposta nemmeno l’indomani. E nemmeno mercoledì. Il condannato rideva: ormai era chiaro che aveva superato il giudice in ingegno.

Giovedì mattina sentì i passi del secondino fuori dalla cella e si alzò, certo che finalmente il giudice si fosse deciso a liberarlo. La porta della cella si aprì.

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