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Ho sbagliato solo una volta

di Raul Cremona su Smemoranda 2001 - La seconda volta

Mia moglie Cessica ha incarnato,oltre alle unghie dei piedi, anche il mio ideale di donna: larga, chiatta,con il culo basso e le mutande con le rotelle, gli occhi neri, i capelli neri, le unghie dello stesso colore e due trecce nerissime, anche se sotto le ascelle. L'ho conosciuta tanti anni fa a Caianello, al ristorante La vongola verace, dove si teneva il 3° Festival dei maghi del Salento e dintorni. Lei era l'attrazione del locale, andava in scena nuda, indossando solo un paio di guanti e di stivaletti neri: faceva la parte del cinque di picche. Ricordo ancora il giorno della finale. Eravamo rimasti in gara io e un mago americano, un certo Davis Copperflic o giù di lì,un tipo che si dava troppe arie. Il primo gioco della finale era quello della sparizione del coniglio nel cilindro. Cominciò Copperfish.Il trucco gli riuscì alla grande. Toccò a me. Non solo morì il coniglio infilandogli la testa nel cilindro ma fusi anche la moto. Uno a zero per Copperfix. La seconda prova era una sparizione a scelta. Copperfib fece sparire una banconota da centomila di uno spettatore, io dieci stereo dalle auto parcheggiate fuori dal locale. Vinsi io perché gli stereo valevano più di centomila lire. Uno a uno. Cessica mi sorrise. Fu lì che mi innamorai di lei “Forse è per quel suo viso acqua e sciacquone che la chiamano Cessa” pensai. La terza gara era quella della pippinosi. Se a Copperflip c'erano voluti tre minuti per pinotizzare uno spettatore, io in quattro secondi feci svenire tutta la prima fila.Mi bastò sfilare un calzino. Due a uno per me. Il quarto gioco era la cassa di Houdini. “Conosci Houdini?” mi domandò Copperfizz con aria di sfida “Chi, il terzino dell'Udinese?” gli risposi fingendo di essere ignorante anche se sapevo benissimo che Houdini giocava in porta. Copperfit si fece incatenare da un paio di spettatori ed entrò in un baule. Si fece calare in una vasca piena d'acqua e, in paio di minuti,si liberò. “Vediamo tu cosa sai fare” mi disse con insolenza.“Bbbello, sappi che a me per fare questo gioco mi basta l'aiuto diuno spettatore solo. Aouei!” gli risposi. Chiamai uno spettatore, lo legai per bene e con un paio di colpi di cric lo convinsi ad entrare nella cassa che poi calai nella vasca. Purtroppo lo spettatore doveva essere un complice di Copperfil perché non volle uscire dalla cassa e dopo dieci minuti mi toccò rompere la vasca a mazzate per tirarlo fuori.“Quando esci dalla rianimazione facciamo i conti!” gli dissi mentre lo caricavano sull'ambulanza. Due a due. Cessa mi incoraggiò con un sorriso. Eravamo arrivati alla quinta e ultima gara, la prova delle grandi illusioni, quella decisiva. “Cosa sai delle grandi illusioni?” mi chiese Copperfink con alterigia. “Che tu è meglio che non te ne fai perché questo festivals l'ho già vinto io!”.Copperflint fece entrare Cessa in un'enorme cassa, la segò in due e la fece uscire tutta intera. “Non sperare di battermi” mi gridò il mio avversario “La speranza è l'ultima a morire ma tu sei il prossimo!” gli risposi facendolo entrare nella cassa a suon di schiaffi.Invocai mentalmente il sacro trittico, i miei tre protettori: Mino Reitano,Gianni Nazzaro e Peppino Gagliardi e giocai i miei assi nella manica. Assi che, essendo in canottiera, avevo nascosto dietro le quinte. Quattro begli assi in legno massiccio che inchiodai sulle aperture della cassa. Copperfif,caduto in trappola, cominciò a gridare come un matto. Misi un calzino in una piccola fessura della cassa e, come per magia, non gridò più.“Vince la gara il Venerabile mago Oronzo” disse il presidente della giuria. Scesi dal palco e Cessa cadde ai miei piedi, forse anche per il gas che si era sprigionato dalle mie ascelle quando avevo alzato le braccia in segno di vittoria. “Ma sei sicuro che si fa così il gioco della donna tagliata?” mi chiese quando rinvenne “Certo,”le dissi “l'ho sbagliato una volta sola, questa è la seconda volta che lo faccio”. Parola di Oronzo Aouei!

Scritto in collaborazione con Marco Del Conte

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