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Come prima, più di prima

di Sergio Sacchi su Smemoranda 2001 - La seconda volta

Eccola di nuovo 
con i piedini provati dal rovo
che mi fa ciao:
“ciao amore ciao, 
rimembri ancora quel tempo della tua vita
che la diritta via era smarrita
ma quello che conta è sentire che vai?
Ritornerai, lo so ritornerai.
Non ti sovvien l'eterno e le morte stagioni?
Tu chiamale se vuoi emozioni...”
Ancora tu?
Ma non dovevamo vederci più?
A vederti così da vicino vicino
nel mezzo del cammino
mi ritorni in mente
e le morte stagioni e la presente.
Un panino una birra e poi
chi siamo noi e dove andiamo noi? 
“E' difficile spiegare se non l'hai capito già:
oggi qui, domani là
non ti ricordi quel mese d'aprile
(di tutti il piùcrudele)
e la casa nel parco?
leone di Venezia, leone di San Marco,
stoviglie color nostalgia
che sensazione di leggera follia,
sembra quasi cosa viva
che 'ntender no la può chi no la prova”.
E qualcosa rimane
vacca d'un cane: 
sempre caro mi fu quell'ermo
le tue pietre, l'oro e il marmo 
ancora, ancora, ancora
perché io da quella sera
capii i quadri i soprammobili ed i suoi
(e lui tra di noi
pensava a quei velluti e agli ori
mentre da fuori
faceva il palo....)
Dentro casa è tutto un velo:
ancora, ancora, ancora
stessa strada stessa porta
(la macchina deviata lungo una linea morta)
la pioggia cade sulla solitaria verdura
ove per poco il cor non si spaura.
Ancora, ancora, ancora:
lontano lontano
la cantina buia dove noi
respiravamo piano
(anche un sorriso può fare rumore):
fammi entrare per favore
ancora ancora ancora.
E poi e poi e poi
il sole che trafigge i solai...

Il primo furto non si scorda mai!

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