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Int'o Vicolo

di Teo Teocoli - Marco Posani su Smemoranda 2001 - La seconda volta

Io mi sposai a quarantadue anni. Sono arrivato al matrimonio illibato, ma devo dire che anche prima del matrimonio mi sono divertito molto, anche se sempre in una assoluta, totale solitudine.
Comunque a me il sesso non interessava più di tanto, perché la mia passione, già allora, era il calcio.
Il popolino giocava int'o' Vicolo, il campo di calcio era la strada, o'Vicolo appunto, che aveva una pendenza del 18% e quindi la cosa più importante era la scelta del campo.
I risultati subivano variazioni improvvise fra primo e secondo tempo: da 42 a 0 per una squadra a 56 a 42 per l'altra.
Nel Vicolo le partite duravano da dopo pranzo all'ora di cena, solo che non tutti mangiavano alla stessa ora, per cui capitava di finire da cinquanta contro cinquanta a quelli che erano rimasti tre contro due, quattro contro tre, i più fessi, quelli che aspettavano il fischio finale dell'arbitro. Solo che anche l'arbitro era andato a mangiare, per cui questi andavano avanti a giocare fino al fischio iniziale della partita successiva.
Il calcio era ai primordi, le tattiche non erano ancora sviluppate, si andava in cinquanta, sessanta guaglioni tutti raggruppati dietro al pallone, una palla umana che si aggirava per il Vicolo. L'unico consiglio che sapeva dare l'allenatore era “Lievate' a miezzo!”
Mi ricordo che per fare il campo chiudevamo o' Vicolo e mettevamo il cartello“Lavaggio strade”.
Voi sapete che quando si è piccirilli il ruolo di portiere è quasi un'offesa, ma per me no, io ci tenevo a giocare in porta. Io ero uno bravo, ma non tanto a giocare in porta, quanto a fare i pali con i cappotti.
Io andavo sempre in giro con addosso due cappotti, uno per il palo di destra e uno per quello di sinistra. Per evitare di sciuparli portavo anche un paio di attaccapanni.
Il problema è che a Napoli c'è sempre o' sole e io con questi due cappotti mi facevo delle gran sudate, per questo sotto, invece della divisa da calciatore, stavo direttamente in tanga.
Questo passaggio repentino dal caldo al fresco mi ha procurato decine e decine di polmoniti e raffreddori, tanto che su centotrenta partite di campionato d'o' Vicolo, ne giocavo sì e no due.
E in queste due venivo sostituito nel primo minuto, perché regolarmente mi facevo autogol su rinvio, data la scarsa confidenza con l'uso delle mie gambe, che il lettore ben conosce. Purtroppo però i supporter della mia squadra non accettavano le scuse e prendevano a rincorrermi con deiforconi.
Mi ricordo come se fosse oggi che dopo un'autorete dovetti correre per tregiorni e tre notti, fino a quando non entrai da Peppino o' pizzaiolo.
Lì mi nascosi in una vasca di mozzarella per trentasei ore ininterrotte,mi tirarono fuori che ero cagliato, ma ormai sano e salvo.
Da quel giorno mi venne proibito di giocare al calcio int'o' Vicolo e ionon venni mai a sapere il perché. 
Comunque non mi sposai una seconda volta.

Scritto in collaborazione con MarcoPosani e Massimo Venier

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