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La Crisi

di Valerio Peretti Cucchi su Smemoranda 2001 - La seconda volta

Lui entrò nel locale e si avvicinò subito al bancone. Nel bar c'era parecchia gente, ma i clienti sarebbero potuti essere il doppio, se non si fosse trattato di un locale per singles...e i singles, si sa, finché sono tali, non escono in coppia. Anchelui era solo. Il barman, dall'alto dei suoi vent'anni di esperienza, comelo vide capì subito con chi aveva a che fare: maschio, adulto, sposatoda una decina di anni, con all'attivo una decina di giorni di crisi coniugaleda imminente separazione e cosa peggiore, con una gran voglia di parlarne.Lo osservò avvicinarsi sperando volesse solo ordinare qualcosa dabere. Sciocca illusione; un barman professionista, soprattutto in un localeper singles, sa perfettamente che quando al bancone si avvicina un clientecome quello, non è per bere, ma per chiacchierare. Per questo, ibaristi shakerano cocktail con tanto vigore: per far sì che il tintinniodel ghiaccio copra i discorsi noiosi degli avventori depressi. Il barmansi preparò al peggio controllando che nella cubettatrice ci fosseabbastanza ghiaccio per affrontare la serata.
L'uomo, sguardo perso, occhio lucido, chiese un consiglio, su cosa bere.“Ci vuole qualcosa di forte” disse il barman che si versòsubito due bicchieri colmi di bourbon e se li tracannò, cercandonell'alcool una via di fuga all'imminente, quanto inevitabile sfogo delcliente.
“Lei è sposato?” Il barista sapeva perfettamente che sarebbestata quella domanda a dare il via allo sproloquio. E' un classico. Fu tentatoda un perfido quanto definitivo “felicemente!” Ma l'etica professionalegli consigliò di limitarsi ad un silenzioso assenso con il capo.Seguirono secondo copione “mia moglie non mi capisce più”...“ormai siamo come due estranei... “non c'è piùdialogotra noi”... quindi l'inevitabile passaggio al piùconfidenziale'tu' e ad uno speranzoso “dammi un consiglio, sono disperato”.Nonostante il buonismo dilagante, inutile negare che la prima cosa che vennein mente al barman fu “si vada a buttare sotto un treno carico di pendolariche così pesa di piùe fa piùmale” poi, peròpensò che in fondo, i pendolari, non gli avevano fatto nulla permeritarsi ore di ritardo, causa suicidio sulla linea ferroviaria, e optòper una risposta decisamente piùsoft: “cerchi di vedere illato positivo. Certe cose fanno male... ma quando un rapporto non funzionapiùè meglio troncarlo, ricominciare da capo, cambiare vita...(e possibilmente anche bar!)”. Quest'ultima frase, però il barmansi limitò a pensarla.
“Certo ricominciare da capo, ripartire da zero, rifarsi una vita conun'altra donna. darsi una seconda possibilità”. Fu allora chel'uomo la notò. Era seduta a un tavolino, tutta sola. Le piacquesubito. Che fare? Erano anni che non abbordava una donna. Doveva trovarequalche cosa di originale da dirle, sì, però prima ci volevaun pretesto buono per rivolgerle la parola. Non gli veniva in mente nienteche andasse oltre il “non ci siamo già visti da qualche parte?”Che peraltro, per quanto banale, era esattamente ciò che si stavachiedendo. Forse era semplicemente la donna che aveva sempre desiderato,la donna dei suoi sogni. L'aveva immaginata così da tanto di queltempo che ormai gli sembrava un viso famigliare.
Fece un respiro profondo e si avvicinò al tavolino. Il barman, pienodi gioia per lo scampato pericolo iniziò a fare la òla dasolo dietro il bancone. “Libero? Posso sedermi?” “Prego...”Filava tutto liscio. “Il simpatico... devo trovare qualcosa di spiritosoda dirle per fare il simpatico... Le donne vogliono uomini che sappianofarle ridere...” pensò. Gli venne in mente una barzelletta chegli avevano raccontato in ufficio: “Sai come i pastori sardi trovanole pecore nascoste dietro un cespuglio? Eroticamente irresistibili!”.Si morse la lingua subito dopo averla raccontata “Ma si puòdire una cosa simile? E se è sarda? E se la trova troppo volgare?E soprattutto: se la sa gia?” Lei rise e rise anche per le altre chele raccontò e andò avanti a ridere con lui per tutta la sera.Gli piaceva sentirla ridere come sua moglie non rideva piùda annie gli piaceva vedere i suoi occhi guardarlo come sua moglie non lo guardavapiùda anni e gli piaceva quella sensazione di vuoto allo stomacomista a gioia che con sua moglie non provava piùda anni. Scoprironodi avere un sacco di cose in comune. Anche lei non andava d'accordo conil marito, anche lei non si sentiva capita, anche lei era alla ricerca diuna seconda possibilità. “Non ti ho neppure chiesto come tichiami” disse lui “Marta” rispose lei. “Buffo! Anchemia moglie si chiama Marta. Io mi chiamo Bruno”. “Ma dai! Anchemio marito si chiama Bruno!”. E scoprirono di abitare nello stessoquartiere, nello stesso palazzo, nello stesso appartamento. Allora tornaronoa casa felici e a letto, prima di darsi il bacino della buonanotte, si ripromiserodi riconquistarsi ogni tanto, perché dopo una seconda volta puòessercene anche una terza... e una quarta...

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