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Il panettone

di Alessandro Bergonzoni su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

Pan deriva dal Dio Pan, che incarna la felicità, la felicità dei fornai, i fornai dèi. Ettone invece pare derivi da una anomala unità di misura, un bel po' piùgrande di un etto. Nei secoli dei secoli amen, il panettone ha sempre significato mito, desco natalizio, tavola imbandita, festa, Natale e quale agli altri. Festa del palato, uvetta, canditi, pan di Spagna, lievito, birra, incenso, un presepe di sapori, un alito di bue, un gusto fuori dal comune, vicino al mezzo gaudio, tra l'incudine e Marcello, pane e vinello, una full immersion di odori colori da indurci in tentazioni senza liberarci dal male. Oh panettone panettone, ascolta questa ode, mangiati, assaggiati e scopri che per essere veramente buoni bisogna almeno provare a mangiarsi... Lascia il pandoro alla sua solitudine velata (o di zucchero a velo), lascia il cappone a rimpinzarsi di se stesso, lascia che chi vuol esser lieto scia, e tu scendi con la seggiovia del pensiero come dal monte Atos, Portos e Aramis, e aspetta dietro ogni Natale tutti i Moschettieri del mondo che ti faranno a fette perché tu sei buono solo così, e quando dico buono non parlo di carattere ma di ben altro, parlo di quel non so che, che ha solo una ricetta ma appunto non so che ricetta... E non sono il solo ad amarti, tutti t'amano, oh panettone... E ogni paese ha il suo: quello a forma di isola nell'isola di Pasqua, quello a forma di pioggia nei paesi torrenziali, il panettone con le vongole e le cozze delle isole tropicali, quello col nocciolo per i lama, quello flambé per i francesi, il panettone all'aglio per far durare di piùl'atmosfera, con la rana dentro per saltare il cenone, il panettone di riserva e cioè appoggiato su di una panchina, quello con le gocce di zabaione, quello che vive dentro a una borsa perché è farcito con lacrime di coccodrillo, il panettone basso da mangiare sdraiati, quello detto “Dispetto” e cioè senza cellophan, senza scatola, senza canditi, senza uvetta, senza farina... Una tavola senza panettone sarebbe come una tavola senza panettone, sarebbe come un Natale senza panettone, sarebbe come un emiro senza la sua Emy, sarebbe come un cappello senza tesa e invece si sa che il piùbel momento è quello della tesa... Sarebbe un po' come scendere a compromessi al capolinea della vita quando cioè ormai una mano leva l'altra e tu, come monco, accarezzi l'idea della solitudine in mezzo a un milione di persone senza conoscerne nessuna, anzi no ne conosci una e quell'una si sta mangiando l'unico e ultimo panettone al mondo, un mondo ripieno di cioccolato al latte, ripieno di crema e cioè di bella gente; la crema, gente che sa il fatto proprio e non lo dice a nessuno perché è gelosa della verità o, meglio ancora, golosa della vita, ma anche del busto, delle braccia, della testa e dei fianchi, soprattutto i fianchi sinistr sinistr e fianchi destr destr unò dué unò dué avanti marsh... panettoni di tutto il mondo unitevi! Ecco come nacque e di cosa è fatta la mia mitica montagna sacra, il mio segno dei tempi altrui, coacervo, tra gli altri leggendari animali inanimati, del piacere e del gusto tattile e papillativo, conosciuto a tutte le lingue in saliva del mondo, fuori dal tempo, dentro al vero fermento. P.S. Per un altro mito che mi balzi alla mente quando avrò già scritto tale brano, posso negare tutto quello che ho fin qui detto, perché uno degli altri miei miti è l'incoerenza.

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