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Osvaldo

di Dario Vergassola su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

Un giorno sul muro di fronte a casa mia c'era scritto: “Osvaldo sei mitico”. Ho subito pensato al figlio della mia vicina di casa, grande rompicoglioni, la madre naturalmente, e mi sono interrogato sul significato che le nuove generazioni danno alla parola mito. Senza scomodare tutte le religioni, i vichinghi con il “mitico Thor”, i filosofi greci con le loro discussioni su Zeus, Apollo ecc... non ci vuole una grande cultura per capire che il figlio della mia vicina, Osvaldo per l'appunto, non ha nulla a che vedere con Odino, Che Guevara, Vialli e Mancini, anzi, il suo andamento così dinoccolato e la sua capacità di pestar merde nel raggio di 10 metri attorno alle sue scarpe, neanche avesse un radar, lo fanno certamente un pericolo per tutti i i tipi di pavimenti. Il mitico Osvaldo si veste con pantaloni larghi e molto piùlunghi del previsto che strusciano lungo tutto il vialetto che porta a casa, riuscendo così a pulire buona parte del nostro quartiere. Quello che c'è scritto sulle sue magliette credo sia un linguaggio incomprensibile agli umani, ma quello che piùmi sgomenta è il suono che esce fortissimo dagli auricolari della cuffia attaccata al suo walkman, pare si tratti di un tipo di musica chiamata Hip Hop. Mi domando cosa ci possa trovare una ragazza in un pelandrone così, da chiamarlo addirittura “mitico”. Da un po' di tempo sentivo provenire dalla finestra dei vicini di casa, quella dell'Osvaldo appunto, un lamento infernale, una strana litania ritmata da feroci stridori, come se qualcosa o qualcuno venisse trascinato sulle scale. Ho subito pensato a qualche messa satanica o roba simile e volevo chiamare la Polizia, ma mi hanno poi spiegato che si può ascoltare quel tipo di musica “scratchiando”, cioè strusciando la puntina del giradischi sul disco. Follia. Non voglio pensare a quello che potrebbe fare quello psicopatico se riuscisse a mettere le mani sulla mia collezione in vinile dei veramente mitici Inti Illimani. Mi domando che cosa insegnano i suoi genitori a quella ragazza che ha fatto la scritta sul muro. Meno male che mia figlia, un capolavoro genetico di 13 anni, non ha niente a che vedere con certa gente. Peccato che l'altro giorno leggendo insieme a lei la scritta sul muro di fronte a casa mia, dopo che le ho detto “Quella frase è incomprensibile”, lei mi abbia risposto “Hai ragione papà, se mi dai i soldi compro delle bombolette spray che le ho finite, così la ripasso.”

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