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Il cinema all'aperto

di Diego Abatantuono su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

Al mare le sere dedicate ai film erano un po' degli avvenimenti.
Il cinema naturalmente era all'aperto. Tutto mi sembrava bellissimo, solo i sedili erano micidiali. Era come avere tante piccole sedie elettriche messe in fila, di ferro, tremende. E dopo una giornata di mare la sera ti veniva un sonno pazzesco. Compravo tre gazzose con le cannucce di liquirizia, poi c'erano i lupini.
Il cinema era sul mare, si vedeva il faro. Che quando girava dalla nostra parte ogni tot secondi ti buttava la luce in faccia. Ma presto ci adeguammo, faceva parte del panorama. La cosa a cui non ci siamo mai abituati era la scomodità. A un certo punto uno si è fatto venire un'idea geniale: il materassino un po' sgonfio da incastrare nella sedia. Ma non funzionava perché cadeva o si sgonfiava del tutto o si bucava così che non poteva essere piùusato in spiaggia. Le grandi invenzioni devono seguire il loro iter. Così la volta dopo “il genio” porta una sedia a sdraio. E quella dopo ancora c'è chi arriva con la branda e coi cuscini. Un po' si dormiva, un po' si guardava il film. Ci si svegliava all'intervallo, si facevano fuori le tre gazzose e tutto il resto, poi ricominciava il secondo tempo e così via. La serata dedicata al cinema aveva questi sviluppi. Individuato il giorno adatto arrivavamo verso l'imbrunire in paese. Si lasciavano le macchine vicino al cinema caricate con le sdraio e gli armamenti vari per stare comodi. Poi si andava a mangiare i famosi panzerotti che ci friggevano lì, al minuto.
I panzerotti, come i pomodori ripieni di Fantozzi, erano delle palle di fuoco, si raffreddavano appena appena esternamente ma dentro erano roventi. I grandi riuscivano ad aspettare che fossero commestibili ma noi bambini non ce la facevamo. Mordendolo, il panzerotto si rompeva e colavano sulla lingua la mozzarella e il pomodoro roventi. Inevitabilmente eri costretto ad aprire la bocca lasciando cadere il ripieno. Alla fine si mangiava solo l'esterno, e col palato anestetizzato si entrava al cinema. Era un cinema di quelli di un tempo, di paese. Sbagliavano a montare le pellicole e partivano dei pezzi di Ciccio Ingrassia durante i film di Pasolini. Pasolini o Ciccio e Franco, si andava al cinema comunque. Nessuno sceglieva cosa vedere, si sceglieva di andare al cinema e basta. Era bello perché se anche il film era una cagata avevi sempre la sorpresa: succedeva tutte le volte qualcosa di strano. Ogni trenta secondi si bruciava il rosone della pellicola. Nelle case intorno si sentiva urlare, la gente si chiamava, commentava. Tutti gli abitanti guardavano il film dal balcone. Per terra non c'era pavimentazione, c'era la sabbia.
Forse, se oggi faccio questo mestiere, un po' devo ringraziare quel cinema, quella sabbia.

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