I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Lo stronzo

di Gino&Michele su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

C'è, c'è sempre stato e sempre ci sarà, lo Stronzo. Non esiste tribunale, non c'è crociata che tenga, non vale guerra né rivoluzione, lo Stronzo sfugge a ogni annientamento, si riproduce come le code delle lucertole. Lo afferri e lui è già lontano, irraggiungibile, inattaccabile al pari dell'acciaio. Eppure è soltanto uno Stronzo, sarebbe così semplice, una volta identificato. E La verità è che c'è una parte di Stronzo in ognuno di noi - magari piccolissima, ma c'è - e si sa, le guerre civili sono sempre le più difficili. Lo Stronzo è l'Anti-mito per eccellenza. Così Antimito che nemmeno per gli Stronzi è un mito. Si camuffa abbastanza, lo Stronzo, tanto che a volte non sa più riconoscersi nemmeno lui. Incominci ad apprezzarlo da piccolo, in vacanza. E' quello con la canoa gonfiabile. Bella, colorata, enorme, il sogno della tua infanzia. Fosse un Fetente (ma lo Stronzo Fetente non lo è mai: c'è una qualche differenza) non ti inviterebbe a salire con lui. Lo Stronzo no, ti viene a prendere sotto l'ombrellone. Se non ti conosce ti chiama “bambino”, ti dice “ciao bambino, vuoi venire a giocare con me?”. Lo Stronzo fa sempre molte vittime, ma tu non lo sai ancora e naturalmente ci vai. Altri ci vanno: servono molti bambini a trasportare la canoa nell'acqua. E' bellissimo, è una gita fantastica, basterebbe un niente per mettersi d'accordo tutti. Si fa una bella spedizione, si sincronizzano le pagaiate, si va a trovare ai bagni vicini quelle bambine di ieri dal gelataio, si sbarca come dei pirati veri, c'è da fare tutti un figurone. Lo Stronzo, ai comandi, ha preso leggermente il largo: “facciamo che adesso io ero il capitano e voi siete la ciurma e che vi eravate ammutinati”. Ci vuole quell'attimo per ricordarsi cosa vuol dire “ammutinati”. Ci vuole un attimo per volar fuori dalla canoa, in acqua. Lo Stronzo sa sempre quando è il momento di agire. Basta una spintarella, se non c'è stato il tempo di puntare bene i piedi. Per fortuna si tocca ancora: lo Stronzo non è un Delinquente, è semplicemente uno Stronzo e già è lontano e solo e trionfatore, tre pagaiate verso la spiaggia delle bambine. A scuola lo Stronzo non è quello che non suggerisce o che copre con la mano il compito in classe. Quello è un Infamone e a sedersi in riva al fiume prima o poi il suo cadavere passa. Perché per gli Infamoni può esserci un dio vendicatore. Per lo Stronzo no. Per intenderci, Lui è quello che se hai bisogno ti aiuta, ma poi te lo fa pesare. Quello che ti dice un po' seccato: “guarda che però è l'ultima volta”, il che è anche peggio. Quando lo stronzo è Stronzo Forte può anche arrivare a suggerire facendosi chiaramente vedere. Ma lì siamo al sublime e il rischio è alto anche per Lui. Perché non tutte le prof sono stronze. Può capitare che si ricordino che anche loro hanno patito uno Stronzo in una delle loro vite precedenti. Ma è raro e comunque sarebbe un'eccezione che conferma la regola dello Stronzo. Il Quale - e siamo ormai avanti di qualche anno - è il primo a aver la moto (sarà il primo a aver la macchina, quella del padre e poi a cambiarla con una propria mentre tu sei ancora alle domandine della patente che hai sbagliato per tre volte di seguito) e si porta in giro sul sellino manciate di gnocca, perfino delle classi superiori. E dire che a ben guardarlo fa schifo, ha la Faccia da Stronzo. Loro, le centaure a rimorchio, sono quasi tutte Stronze e ciò è buona cosa perché gli Stronzi si elidono a vicenda, se capita. Certo che pur di uscire una volta con il solo mignolo di una di quelle Stronze ti taglieresti un braccio. Ma le Stronze, si sa benissimo, non amano andare sulla canna della bici, o in tram - orrore - neppure se è pagato. A meno che sia lo Stronzo a proporglielo: “dai che facciamo una cosa diversa, ti faccio vedere che scendo e risalgo da un'altra porta nella stessa fermata”. Rischio minimo: chissà perché, ma i tranvieri temono gli Stronzi, nessuno che faccia il suo dovere, chiuda subito e li lasci giù come uno qualunque di noi. Occhio che se uno Stronzo catta una normale - succede, oh, se succede! - lei è matematico che si innamori perdutamente e poi ti tocca di smenazzartela a te. Che non sei stronzo e la capisci. Ma in quanto non-stronzo sei anche abbastanza insignificante. Almeno quanto basta per arrivare al massimo a sfiorarle la tetta sinistra col gomito facendo finta di metterti a posto il ciuffo. Che per te è una conquista esagerata, per lei la scontatissima riprova che sei un bravo ragazzo, forse un giorno ti sposerà ma adesso col cavolo che ci sta. Per intanto c'è giusto lo Stronzo che in un eccesso di stronzaggine fa un'impennata quasi a 360 gradi. Ma perché non cade mai... Tutti sono caduti almeno una volta, “a fare i siiièmi coi muturett”, come dice la bidella, che però vuole farsi chiamare commessa. E infatti lo Stronzo è l'unico che la chiama così. Però la disprezza. Solo a nominarla gli sale lungo la schiena un brivido. Ma quando parla con lei sfodera per intero trecentosessantadue denti, a rispecchiarsi nella sua dentiera. Sa fingere, lo Stronzo. E lei, brava donna, martire e santa, a crederlo uno dei meno peggio... E' lì che capisci che lo Stronzo sta ormai ragionando in grande, è già proiettato nel mondo adulto. Forse ha perfino un lavoro. Non necessariamente importante. Ma certamente da Stronzo. Gli Stronzi, lui lo sa bene, non hanno classe né età, non hanno credo né nazione. Gli Stronzi sono trasversali già quando viaggiano nella pancia. Figurarsi dopo.

Advertisement