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Alberto Tomba

di Gioele Dix su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

Visto che quest'anno si parla di miti, mi è venuto naturale pensare al grande, unico, indiscutibilmente “mitico” Alberto Tomba, con il quale, da qualche tempo, ho instaurato una sorta di contatto telepatico permanente. Ecco perché sono in grado di trascrivere, parola per parola, quello che lui avrebbe da dire sull'argomento. Intanto vi voglio dire che per me questa agenda qui, la Smemoranda no? ecco, a me questa agenda non mi sembra mica tanto un'agenda, perché secondo me se uno compra l'agenda è perché ci deve scrivere sopra le cose, gli appuntamenti, i compleanni, magari anche i compiti, non lo so cosa ci scrivete sopra, io non l'ho mai avuta l'agenda, io le cose o me le ricordo oppure vuol dire che non erano importanti, capito? Comunque, secondo me, l'agenda deve essere vuota, mica come questa qui, che è già tutta scritta, che c'è su e gli articoli e le barzellette e le battute e i disegnini, dai, io se la comprassi mi girerebbero i maroni che mi dicono è nuova e invece sembra che l'hanno già usata in cinquanta, io sono sincero, chi mi conosce lo sa. A parte questo, c'è da parlare della storia qui, la roba del mito, no? Che praticamente mi hanno detto: “Dài Alberto, te che sei stato un campione, come la vedi?”. Il segreto? Se c'è? Che secondo me non c'è. Sai cosa c'è? C'è il talento, ecco quello sì, più la fatica che sarebbe troppo lungo raccontarla. Comunque, io vi dico: intanto fare quello che ho fatto io, che la gente lo sa e pensa all'Alberto atleta campione, non dovete pensare che lo potete fare così, senza soffrire e senza magari anche mandar giù, tipo, vi faccio un esempio, la coppa del mondo. Che secondo me va cancellata, perché o io mandavo giù i ragazzini a fare la pista, oppure cosa, scendevo coi sassi? Io diobono potrei raccontare di tante volte che posso giurare che non sapevo nemmeno io se ero io, o se tu eri tu o un altro, faccio per dire, capito? E lì avevi solo due possibilità, è chiaro: prima possibilità, via il nervoso e stai concentrato, perché quando sei al cancelletto di partenza non conta il resto, anche la ragazza, io ho sempre cercato, che questo è un altro discorso, anche delicato, le donne a me, insomma, un po' il nome per loro, un po' io trovare quella giusta, anche mia madre lo dice e ha ragione, ma non ne parlo volentieri anche se molti pensano “eh già! viva la gnocca!” e cose del genere. No, no, no, niente da fare. Oppure, la seconda possibilità, che adesso però non me la ricordo neanche e allora vuol dire che non era importante. E le persone che mi dicevano continuamente Alberto qui e Alberto là e magari neanche a me lo dicevano, perché non avevano il coraggio? E la stampa che fa notizia, non fa notizia, io quante volte mi sarei, avrei anche, se era per me non ci arrivavo a quel punto, sei sempre sotto pressione, ma se ti convinci e poi lo sai che c'è sempre chi ti ama e chi ti odia, allora come la metti? Niente dài, spiegarlo sembra facile, ma non è difficile, capito? Detto questo, io penso che voi che siete studenti, perché mi hanno detto che qui siete tutti studenti o quasi, secondo me è meglio che siete studenti, lo dico per voi, mica per me, a me non mi frega niente che siete studenti, ma nel senso buono, capito? Insomma, io dico che la cultura di sicuro male non fa, anche se bene non si sa. Certo, si deve sapere che le cose non durano, cioè è logico che se tu prima eri una cosa, poi magari ti capita, ma mica parlo solo per me, parlo per tutti. A me adesso per esempio mi è capitato il cinema. Lo sanno tutti, ho fatto un film, ma per la televisione, che non è cinema, insomma, io la differenza non l'ho mica capita bene, so che la chiamano “fiction”, perché c'è la mania dell'inglese adesso, dappertutto, nello sci per esempio lo chiamano slalom, be' meno male, perché se mi dicessero “tu sei stato campione del mondo di scodinzolo” io gli tirerei una roba in faccia. Comunque, “fiction” vuol dire “per finta”, ma la gente mica è scema, lo sa già che facciamo per finta, però vi devo dire che abbiamo fatto anche sul serio, diobono una fatica quel lavoro lì, mi facevano svegliare presto e mi facevano ripetere certe scene anche venti volte, dicevano “bene così Alberto, facciamone subito un'altra, grazie!”. Che secondo me voleva dire: o che gli era piaciuta da matti la scena e volevano vedermela rifare, o che mi stavano prendendo tutti per il culo, o che avevano sbagliato qualcosa loro e io penso che era proprio questa ultima qui, perché non sono mica scemo e loro neanche. Eh sì ragazzi, è bella la vita degli artisti, quelli ripetono finché non gli viene bene, è facile così! Mica come noi sciatori! Perché invece io, se metti saltavo una porta, ero fuori gara e basta! Non potevo mica dire “bene così, ne faccio subito un'altra, grazie!”.

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