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I feticci del rock

di Ivano G. Casamonti su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

Tutti odiano un (uomo) noioso / tutti odiano un professore triste (R.E.M. Sad Professor 1998 dall'album up) Ho visto bruciare in una enorme fiammata tutti i miei miti. Non nel senso di Neil Young quando canta: "it's better to burn out than fade away, my my, hey hey". No, i pompieri hanno parlato di corto circuito, il giornale di questa inquietante cittadina emiliana dove stavo vivendo per caso e di passaggio di "enorme quantitˆ di cavi elettrici". Ci credo, metˆ della casa era uno studio di registrazione digitale. Ma non erano cavi elettrici, erano cavi ottici, che, ahim, costano molto di pi. Non ho intenzione di ammorbarvi con le mie disgrazie, tranquilli, per˜ il mio rapporto con i miei personali "sporchi ultimi miti"  un po' mutato. Eppure gli Ultimi Sporchi Miti resistono. Io ne ho avuti tanti, e li ho amati tutti. Di qualcuno mi sono occupato anche professionalmente, di altri sono stato anonimo e fiero adepto, alcuni li ho conosciuti di persona (molti si teificano in persone viventi, anche se spesso un po' deludenti). I need a crowd of people, but I can't face them day to day. PoichŽ nella mia vita sono stato anche un intervistatore ho sempre cercato di approfittarne per conoscere di persona, di toccare i miei miti. Impossibilitato anagraficamente a conoscere Marx, Freud, Kafka, Musil, Godel, Heisenberg e mancato per un pelo, nel '78 a Santa Ana, Philip Dick, mi sono rifatto con il Rock. Ma i ricordi non bastano: inutile vivere nella patetica rivisitazione mnesica di quel mese a Parigi con gli Stones negli Studi PathŽ Marconi, o nei tre giorni in giro con Neil Young per quell'allucinante Topanga Canyon, o della vacanza sulla Galway Bay a casa di Ron Wood, o del "guembrie" comprato nel souk di Casablanca e gentilmente taratomi e accordatomi da Jimmy Page in un hotel di piazza Repubblica a Milano. O della notte passata con Jack Nicholson (per me un mito rock) che tentava di farmi "un true spaghetto non scotto per te che sei italiano" (lo "spaghetto" era Attack puro e lui non si ricordava di aver mai girato Qualcuno vol˜ sul nido del cuculo...). Quello che occorre, nella societˆ oggettuale del Capitale oggettivato,  la Cosa, la foto, il supporto audio/video, la prova. Le mie cose sono bruciate: il nastro di barzellette sporche inciso con Frank Zappa sulla riva del Laghetto Redecesio, le foto con gli Stones e Young, le dediche scritte sulle chitarre (Telecaster per Richards, Gibson Les Paul per il Canadese), la copia rara del film Cocksucker blues in NTSC, i tremila bootlegs degli ex "di Dartford" e le altre migliaia di Dylan e tutto il resto... Nessuna tristezza! Quando mi dimisero dal Pronto Soccorso, dopo aver accertato che il monossido di carbonio non mi aveva intossicato, tornai tra le rovine fumanti. Vidi incollati insieme in perverse configurazioni il disco di Jagger con i Red Devils, che non uscirˆ mai, con un cd-single dei Daft Punk dal simpatico titolo di Burnin': in cortile un mucchio di plastica alieno comprendeva una Stratocaster, una Ovation acustica 12 corde e la mia formidabile Dance Machine-sequencer-sintetizzatore-tastiera-macchina "drum'n bass" e forse anche bidet. I due computer si erano fusi insieme. Quella che si dice "un'interfaccia avanzata". La prima cosa che pensai fu di filmare tutto e spedirlo a Enrico Ghezzi e Jean Baudrillard. Non trovai la telecamera. Trovai una vecchia cassetta di segreteria telefonica totalmente incisa, per 30 minuti, da Renzo Arbore che mi ammoniva sulla mia tendenza alla prolissitˆ, ridacchiando vendicativo. La misi in tasca -  un bel ricordo - insieme a un lungo biglietto di Vasco, tutto bruciacchiato ma con dolcissime parole su un nostro amico che se n'era andato troppo presto. E poi urlai al crepuscolo: "D'ora in poi si viaggia leggeri! Finalmente!" Invece no. Con grande imbarazzo della reception di Villa Speranza (?!) dove il mio psichiatra mi ricover˜ subito, perchŽ c'era uno choc grave da superare, e un Lutto da elaborare (il che poi si riduceva a ingurgitare pillole strane che infermieri gentilissimi mi somministravano a ogni ora), subito "amici incogniti", gratuitamente, cominciarono da Amsterdam come da Santa Monica a spedirmi nuovi bootlegs degli Stones e degli altri. Ho persino il concerto al Maracanˆ di Rio del '98, dove i Rolling Stones suonano, con Bob Dylan, Like a Rolling Stone. Mitico. Un disastro musicale, un'epopea esistenziale. Non finirˆ mai? Sto per espatriare (Los Angeles o Santo Domingo?) e mi preoccupo per il peso dei bagagli. Per˜, quando, nel crepuscolo di quella sera, ho baciato per l'ultima volta mia moglie Elena e il mio lupo Blade Runner, che non capiva e soffriva, ho pensato che avrei fatto meglio a occuparmi, nella mia ormai lunga vita, di loro, e di altri esseri umani, piuttosto che di tutte queste cazzate dei Miti e dello Spettacolo e dei rapporti "super-umani". Credetemi, l'unico mito che, malgrado i bastardi del potere e i cretini come me, loro inconsci complici, non morirˆ mai  l'amore, la gentilezza, la comprensione, la disponibilitˆ, la semplicitˆ... Dick (un anti-mito) direbbe l'umanitˆ. Addio. And in the end / the love you take / is equal to the love you make (Beatles, in effetti Paul McCartney, finale di Abbey Road 1969).

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