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Il chirurgo di guerra

di Lella Costa su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

La prima volta che ho sentito parlare di Gino Strada, chirurgo di guerra, mi è venuta in mente quella bellissima canzone di De Gregori che si chiama Pilota di guerra, e che ha un incipit da storia della letteratura contemporanea: “Non per entrare nel merito del motore, ma ogni motore ha una musica e io la so”. E ho pensato: chissà se gli somiglia. Non sapevo nemmeno io a cosa, o a chi, dovesse assomigliare, se a De Gregori o a un pilota o vai a sapere. Mi è venuta così. E poi è andata che l'ho incontrato davvero, Gino Strada, e mi ha cambiato la vita in modo così rapido e definitivo che non ho piùpensato al pezzo di De Gregori, anche perché semmai lui assomiglia più a Guccini, o magari a Fossati, vagamente. Però, per saperla, la sa. La sa proprio tutta. La guerra, innanzitutto. Ma anche la vita in generale, e un po' perfino la morte, che non è un argomento in cui si specializzano in tanti. L'ultimo tabù, quelle robe lì. La sa e te la racconta, preferibilmente a tavola, tassativamente con delle bevande alcoliche davanti. Te la racconta con passione ma senza un filo di retorica, e tu lo ascolti e intanto ti domandi dove l'hai già visto, uno così. A Barbiana di sicuro, ma non solo. L'hai già visto in qualche film di Kubrick, e probabilmente anche insieme a Von Stroheim nella Grande illusione. E però l'hai visto anche all'Università Statale di Milano, aula 101 per capirci. Magari c'è chi l'ha anche incontrato nei corridoi della facoltà di Medicina, circondato da un'aura di enfant prodige della cardiochirurgia, ma è una fase che è durata proprio poco. Qualcuno sostiene di averlo addirittura visto su un palco insieme ai Nomadi a cantare Io vagabondo, o insieme a una rossa strepitosa praticamente dovunque. Altri - molti, moltissimi altri - parlano di lui come del mago straniero che gli ha salvato la vita, ricucito un braccio, ridato un figlio, ma si fa fatica a capirli perché parlano lingue misteriose. C'è addirittura chi sostiene di seguire le sue gesta sulla Gazzetta dello sport. Chi l'ha visto spesso in televisione. Chi l'ha sentito alla Radio Vaticana parlare di pace e di etica, subito prima (o subito dopo, le versioni sono discordanti) di un tale piuttosto anziano e con un vistoso accento polacco. E, naturalmente, tutti dicono la verità. Il fatto è che miti si nasce, mica si diventa. Se uno cerca di costruirsi un'immagine da eroe, non so, metti, da salvatore della patria, ma così, a tavolino, con gli esperti, in genere ottiene risultati patetici. No, è che lui è così di suo. Al naturale. Per lui è normale volare dal Kurdistan alla Cambogia all'Afghanistan, rimettere insieme pezzi di bambini in ospedali improvvisati dove non c'è neanche l'acqua, figurarsi l'elettricità, e i cecchini hanno il vizio imperdonabile di mettersi a sparare mentre operi, altro che E.R. Ovvio che sa guidare una jeep. Anche qualche aereo, se proprio è indispensabile, ma di quelli piccoli. Non mi risulta che si sia mai cimentato con l'Aeroporto di Genova, ma vai a saperlo. Siccome vede atrocità inumane tutti i giorni, decide che non basta tentare di rimediare col bisturi, no: bisogna farli smettere. Il Nobel per la lotta contro le mine anti-uomo è molto piùsuo che di Lady Diana. Suo e di Emergency, naturalmente. Ma la cosa più straordinaria di tutte è che quando qualcuno, cedendo a un attacco di masinite (sindrome che prende il nome da Marco Masini, desaparecido della canzone contemporanea), non riesce a trattenersi e gli chiede con la massima reverenza “perché lo fai”, lui risponde: perché mi piace. E porca paletta, dice la verità. Ora, se non è un mito uno così, ditemi voi. Il guaio è che dopo che l'hai conosciuto vorresti che avesse di più. Molto di più. Più soldi per i suoi ospedali, certo, ma anche piùincarichi. Più potere. Non so, si potrebbe trasferire direttamente a Emergency il Ministero della Difesa. Dare a Teresa la rossa, la sua leggendaria consorte, la Farnesina, il Tesoro e magari anche la Pubblica Istruzione. A lui, Gino Strada, la Presidenza del Consiglio e anche della Repubblica, a vita. E al Viminale, Giovanni Soldini.

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