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Uomini veri

di Marco Della Noce su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

Larsen 1999 era il titolo di una serie televisiva di fantascienza, dove alcune persone situate sulla base lunare si trovano a vagare nello spazio, dopo che un'esplosione atomica aveva spostato dalla sua orbita la luna proiettandola nello spazio senza meta. Questo telefilm mi aveva sempre affascinato perché parlava d'avventura in posti inesplorati, e di sopravvivenza in condizioni estreme. La grande sfida era aperta: anche io volevo vivere in prima persona quelle emozioniÉ Ma come? Se mi guardavo in giro non c'erano posti così inesplorati, anche se la periferia di Milano può offrire qualche brivido, che il piùdelle volte si traduce in qualche livido. Per quanto riguarda la sopravvivenza in condizioni estreme ormai c'eravamo abituati al peggio: riuscivamo a campare in quattro con il solo stipendio di mio padre. Allora come fare? Per prima cosa dovevo assolutamente trovare un luogo dove sperimentare le mie capacità. Sarebbe stato troppo facile consultare un atlante o una semplice cartina geografica, ciononostante consultai la cartina, anzi, per essere piùprecisi, la rollai. Devo affermare che un luogo preciso non sono proprio riuscito a trovarlo, ma almeno per quelle ore successive un viaggio sono riuscito a farlo. All'improvviso un giorno ecco arrivare la mia grande occasione, per puro caso incontrai un amico che era a conoscenza di una scuola di sopravvivenza che era in grado di poter trasformare anche il piùsemplice e imbranato essere umano in una perfetta macchina da sopravvivenza. Dopo qualche settimana di profonde riflessioni, prendendo il coraggio tra le dita delle mani partii solo con le mie scarpe, il fedele zaino e tanta voglia d'avventura. Eccomi al mio primo giorno alla “University of sopravvivence and survaival”! Che storia! L'esame di ammissione consisteva in questo: rimanere chiusi il piùa lungo possibile in una stanza vuota con un impianto stereo da duemila Watt ascoltando ininterrottamente tutti i CD di Gianluca Grignani. Superai brillantemente la prova grazie a due filtrini che mi ero ritrovato in tasca e che utilizzai come tappi per le orecchie. Una volta ammesso entrai di diritto al primo livello col grado di homo urbanus simplex e affrontai la prova dal titolo “senso dell'orientamento”. Eravamo rimasti in diciassette. Venimmo portati bendati nel centro dell'Appennino Tosco-Emiliano a bordo di un Ford Transit, guidato da Gennaro detto O' Caporale, in località La Vecchia. Dopo aver raccolto pomodori dalla mattina alla sera dovevamo tornare alla postazione base con poche cose a disposizione: orientandosi col sole, le stelle, la luna e l'arcobaleno. Aspettammo due mesi e mezzo prima di partire (quell'anno venne chiamato l'anno della grande siccità). Dopo l'unico temporale della stagione riuscimmo a trovare la via del ritorno. Intanto Gennaro vendendo i pomodori che avevamo raccolto si era comprato l'Alfa 144 Hot Line. I sopravvissuti poterono così accedere al secondo livello che prevedeva lezioni di guado. Venimmo portati a 1400 metri d'altezza su una terrazza che s'affacciava sul vuoto. L'istruttore ci disse: “Bene, ragazzi! Guadate attentamente e descrivete ciò che avete visto”. Purtroppo la prova si dimostrò molto piùdifficile del solito, perché venimmo avvolti dalla nebbia e scoprimmo solo più tardi che la causa di tale evento era dovuto all'uso di erba troppo fresca nelle mie sigarette, subii una penalizzazione. I giorni passavano e gli esami non finivano mai, c'era da fare il ponte tibetano, poi c'era un tibetano che si faceva sul ponte, partecipare a un matrimonio leghista vestito da Rom, ridere a crepapelle con uno sketch della Premiata Ditta etcÉ Visto che riuscivo a superare brillantemente tutte le prove, ne rimasi esterrefatto (togli pure esterre). Arrivai così alla prova finale, che consisteva in questo: bisognava percorrere da nord a sud tutta San Patrignano avendo a disposizione solo una borraccia di metadone, che storia! In effetti, non ne uscii molto bene da quell'esperienza, non rividi più nessuno degli amici del corso, non imparai tecniche utili a superare le avversità, quindi me ne tornai là dove la vera sopravvivenza si misura sul campo giorno dopo giorno: con la mia famiglia, i miei amici, la mia ragazza. Spero tanto che il nuovo secolo sia piùilluminato. Per poterlo affrontare porto con me un pensiero: Come uno scoglio isolato, che indomito affiora dal mare Affronta i vortici del mondo e sconfiggili, Vivendo come credi. Per diventare come sei veramente. (D. Ikeda)

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