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La radio

di Massimo Cirri su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

Sarà perché nella radio c'è poco da vedere. E quando lo sguardo manca cresce la zona d'ombra dell'immaginazione. E questa zona d'ombra, a differenza del gioco di Sacchi, genera il mito. Così sono molti i miti della radio, e alcuni meritano di essere un po' ridimensionati. C'è il mito della nascita. La radio non viene inventata in laboratori d'università con lunghi esperimenti condotti da professori che poi litigano su chi c'è arrivato per primo. La radio nasce sulle colline bolognesi, all'aperto e di colpo. Due colpi, per la precisione. Le due fucilate con le quali il contadino avvisa il giovane Marconi che il segnale radio è arrivato a destinazione. Marconi manda subito in onda un jingle personalizzato e nessuno si azzarderà a dire che la radio l'aveva inventata prima lui, come per il telefono. Anche perché Marconi aveva sempre a portata di mano il fucile del contadino. Ottant'anni dopo, un altro mito, quello delle radio libere. Stufa di ascoltare la Rai un'intera generazione decide di farsi la radio da sola: libera, di movimento, di quartiere o commerciale. Perché per metterne su una ci vuole poco: un microfono collegato al giradischi collegato al trasmettitore collegato all'antenna. Se manca un pezzo si può sostituirlo con il calorifero e qualcosa andrà in onda lo stesso. In una ventina di minuti, a metà degli anni '70, nascono piùradio che nei diecimila anni precedenti. é una rivoluzione. Nel cielo c'è un tale pulsare di onde che i passerotti stanno in aria senza volare. Fanno il morto e galleggiano su tutta la musica del mondo trasmessa dalle radio libere. Poi i caloriferi ritornano alla loro funzione storica e molte radio si spengono. Ma qualcosa dell'originario calorifero è rimasto, perché vive ancora il mito della radio come mezzo caldo. Lo ha detto Mac Luhan, il Gianni Brera dei mezzi di comunicazione, e quindi deve essere vero. La tivù sarebbe piùfreddina e il frigorifero condannato. La radio invece trasmette empatia, partecipazione, vicinanza. Una magia perché c'è solo una voce seducente su cui si riversa l'immaginazione di chi ascolta. Ma cosa c'è dietro quella voce? Entrate in uno studio radiofonico e il mito crolla. Nella voce calda e sensuale si cela un tizio sudaticcio in pantofole, che parla mettendosi le dita nel naso e beve la minerale a canna. Ascolta le confidenze amorose degli ascoltatori, dispensa consigli e intanto legge la Gazza. Il fonico sbadiglia. Perché la radio è in realtà un mezzo tiepido, a volte un semifreddo. Una volta vista non l'ascolterete piùnello stesso modo. Perché c'è anche il mito che la radio si fa ascoltare senza monopolizzare l'attenzione, senza inchiodarci davanti al teleschermo. Non impedisce di pensare o di lavorare. E' il mito della radio compagna non invadente. Non sempre è vero. Tanti passano la domenica pomeriggio a letto, in affettuosa intimità con la fidanzata e la radio sintonizzata su Tutto il calcio minuto per minuto. Il ménage a tre ha le sue complicazioni. Alcuni tentano di unificare il crescendo erotico con gli sviluppi dell'azione di gioco, sincronizzando orgasmo e gol di Ronaldo. Altri calzano imbarazzanti preservativi a strisce nerazzurre con il numero 9. Tutti, finita la partita, spengono la fidanzata ed escono a mangiare un gelato con la radio.

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