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Las Vegas

di Raul Cremona su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

“Devi andare al 'Las Vegas'!” mi ripeteva in lacrime il mio amico Rocco Trepuzze, seduto in un angolo della cucina del “Calamaro fritto, specialità carne di maiale, pizza neanche alla sera”, il ristorante che gestisco a Lamezia Scalo con mia moglie Cessica per gli amici Cessa, mentre io asciugavo quel fetente di Ciro, il mio gatto, che era caduto nella padella della zuppa di pesce. “Oronzo, in quella sala giochi non si vince manco pa 'a cozza! Al 'Las Vegas' c'è qualcosa sotto! Stasera Mimmo, il padrone, ha organizzato una sfida a carte contro tutti! Ma è imbattibile. Gli sfidanti cadono come le mosche quando tu ti levi i calzini!”. Vedendo piangere Rocco ho sentito qualcosa esplodermi dentro e mi son chiesto: “Sarà la rabbia o la fagiolata piccante che ho mangiato a colazione?”. Mi sono alzato di scatto. Rocco sembrava piùsollevato. Dalla furia l'avevo scagliato sul soffitto e se ne stava aggrappato al lampadario: “Non muoverti da lì finché non torno!” gli ho urlato uscendo. Ho preso il motocarro e sono andato al 'Las Vegas'. All'ingresso mi son trovato davanti Mimmo Socaposcia, il padrone del locale. “Aouei! Vedo che anche qui ci hai messo lo zampino!” gli ho detto. “E tu il piede di porco!” m'ha risposto lui notando l'arnese con cui avevo aperto la porta. “A cosa vuoi perdere?” m'ha chiesto con arroganza. “Aouei bbello! Sappi che finora ho perso solo la pazienza con i cotobrozzi come te e che sono campione di corsa coi sacchi di refurtiva” gli ho risposto seguendolo in cantina. “Rocco aveva ragione a dire che al 'Las Vegas' c'era qualcosa sotto!” ho pensato scendendo le scale. C'era una bisca piena di brutti ceffi! L'unica volta che ne avevo visti così tanti in un sol colpo era stato quando ero andato nel labirinto degli specchi al Luna Park. “Ti va bene il baccarat?” m'ha domandato Mimmo appena scesi. “No, grazie, il pesce alla sera non lo digerisco...” gli ho risposto io con fare da sprovveduto. “E del bridge che mi dici?”. “Eeehh... Che dovrei chiedere a Cessica... Io Beautiful non lo guardo mai...” “Un bel pokerino?” “Pecorino? Giusto un assaggio, però...” “Come te la cavi con i mazzi di carte?” m'ha chiesto tirandone fuori uno di tasca. “Se devo essere sincero ho piùdimestichezza coi rotoli”. Ci siam seduti a un tavolo. Mimmo voleva darmi delle fiches colorate. “Grazie ma ho già le mie...” gli ho detto rovesciando sul tavolo il sacchetto di cozze ammaestrate che tengo sempre con me. Subito dopo è cominciata la sfida. Ogni volta che Mimmo vinceva si tirava le mie cozze dalla sua parte ma queste lentamente tornavano dalla mia portandomi anche qualche fiche vera. Intanto, attorno al tavolo, i giocatori spennati da Mimmo durante la serata tifavano per me. Faceva un caldo che a momenti mi tolgo anche la canottiera. Mimmo invece aveva ancora indosso la giacca. è stato nel vederlo sudare a catinelle che ho capito che barava. A un tratto lui m'ha guardato beffardo e ha calato lentamente le carte sul tavolo. “Scala reale” m'ha detto. “Non mi basta...” gli ho risposto. “Cos'hai, un ascensore?” m'ha chiesto con spiritismo. “No, un poker”. “Ma il poker non batte la scala reale!” ha esclamato ridendo. “Un poker di rutti sì” gli ho replicato io sputando lo stecchino. Nella bisca s'è scatenato l'inferno. Quattro rutti temporaleschi hanno squassato il quartiere. A Mimmo Socaposcia son volati via i vestiti ed è rimasto in mutande. Aveva mazzi di carte legati su tutto il corpo. Se n'è scappato dalla vergogna. Io ho rimesso in tasca le mie amiche cozze e sono uscito tra gli abbracci della gente. Rocco m'è corso incontro tutto contento: “Ma non t'avevo detto di non muoverti dal ristorante?” l'ho rimproverato. “Sì, ma il lampadario ha ceduto...” s'è scusato lui. Fuori, sulla porta del locale, l'insegna luminosa 'Las Vegas' era andata in pezzi. Lampeggiavano solo le ultime tre lettere: G, A e S “GAS”! E di gas, là dentro, ce n'era davvero parecchio. Parola di Oronzo. Aeoui!

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