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Hollywood a Venezia

di Sabrina Paravicini su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

Sono emozionatissima. Non sono mai stata al festival e adesso vado addirittura a intervistare i divi di Hollywood per un programma per i giovani che va in onda su una rete nazionale: Planet. Sono arrivata a Venezia dopo tre ore di treno in seconda classe, ho barattato il viaggio in aereo con una camera d'albergo, la produzione è povera e dobbiamo accontentarci. Siamo: io che vado in video, Titti che piùche una collega è un'amica e Cris, la regista del gruppo. Sul traghetto incontriamo Vittorio Sgarbi che tiene per mano una giovane ragazza bionda ancora sconosciuta che poi farà una copertina per Max e diventerà famosa. Ma dove sono i divi di Hollywood? Arriviamo al Lido dove c'è un sacco di gente, fa molto caldo e un giovane vestito di bianco con i capelli fonati ci viene incontro con un microfono in mano. Ma chi è? Sembra uscito da Miami Vice, perciò gli diamo subito il soprannome di Don Johnson dei poveri. E' il conduttore di una rete locale tipo Tele Venezia, praticamente uno sfigato, nessuno vuole farsi intervistare da lui. Poverino, chissà quanto avrà pagato il suo completo bianco. Secondo me comunque noi siamo piùsfigate perché non sappiamo neanche da dove cominciare ed è proprio lui a dirci che sulla terrazza dell'hotel Excelsior ci sono un sacco di divi. Andiamo. Chissà se ci fanno entrare. Entriamo. Il primo che riusciamo a intervistare è Raoul Bova che dice che sta facendo un film tratto dal racconto La Lupa. “Di Verga” rispondo io. “Brava... Come fai a saperlo? Non lo sapeva nessuno...” Come non lo sapeva nessuno? E' nel programma delle elementari! Ma dove sono i divi di Hollywood? Nella sala da tè c'è Vittorio Gassman che ha fatto un film con Robert De Niro, ci precipitiamo. “Dovrai passare sul mio cadavere” mi dice una del suo ufficio stampa, ma lui mi guarda con aria bonaria e dice una cosa tipo lasciate che quella ragazza venga a me, mistico, mi inginocchio e penso che potrei anche baciargli le mani, ma poi ci ripenso. Lui è grande e magnanimo. Ma dove sono i divi di Hollywood? La cosa bella di Venezia è che tutti ti fanno il filo e tutti ti chiedono l'autografo anche se non sanno chi sei, basta avere una videocamera professionale accanto. Ma dove sono i divi di Hollywood? Mentre cerco di rifugiarmi in bagno Don Johnson mi fa sapere che Dustin Hoffman sta per lasciare l'Excelsior per tornare in America, mi precipito e nei sotterranei del Grand Hotel vedo un gruppo di giornalisti che corrono. E' proprio lui: Dustin, scortato da due guardie del corpo e una giovane donna. Sono paralizzata, non ci posso credere, davanti a me c'è Dustin il maratoneta, Dustin il laureato, Dustin Kramer contro Kramer, Dustin Tootsie. Ce la posso fare, ce la posso fare, faccio un bel respiro e cerco di rincorrerlo mentre tutti lo chiamano forte. Lo chiamano Destin, in americano, io non so che fare, sono sola, la mia troupe non arriva. Allora lo chiamo forte anch'io: Daaaastin!!! Lui mi guarda e si avvicina. Si avvicina proprio a me che tra tutti i presenti sono la meno degna di fargli un'intervista. Primo, perché non ho la troupe, ma solo un microfono spento in mano. Secondo, perché ho appena realizzato che conosco al massimo venti parole di inglese e sicuramente non sono quelle che mi servono in questo momento. Gli porgo comunque il microfono spento balbettando un mix di what speak e tank you, lui non mi capisce ma mi risponde lo stesso, mi dice qualcosa che non capisco, intuisco solo un nome: Gwyneth Paltrow, “You Know Seven? Brad Pitt?”. Un giornalista a cui sicuramente sto facendo molta pena mi dice che ha detto che assomiglio alla fidanzata di Brad Pitt quello che ha fatto Seven!!! Wow, “Tank You”, cerco di spiegargli che vorrei fargli qualche domanda, ma lui mi dice che deve andare e che posso andarlo a trovare a Hollywood e mi saluta chiamandomi Gwyneth. Sì! Domani!!! A Hollywood!!! E quando ci andrò mai a Hollywood!!??? In quel momento arriva la mia troupe e riusciamo a filmare solo il suo faccione mentre dice in italiano “Ciao amici del pianeta”, io gli dico che il programma si chiama Planet, ma lui continua a dire la stessa frase “Ciao amici del pianeta”. Non porteremo a casa niente. Niente intervista, niente saluti a Planet. Il produttore ci sgriderà e a Natale ci daranno il solito Oscar di plastica per il peggior servizio realizzato, come quella volta che siamo andate in Tunisia per quel servizio sul parco naturale dove non c'era neanche un animale. Uscendo incontriamo un noto conduttore televisivo che mi mette in mano un biglietto con il suo numero di telefono. Titti mi mette in guardia. “Attenta che sono tutti stronzi...”. Un vecchietto che ha seguito tutta la scena annuisce. Fuori c'è Gillo Pontecorvo, il direttore, che in accappatoio bianco e ciabatte va verso la piscina dell'Excelsior. Il festival di Venezia, altro che mito. Un grande circo. Come diceva Bergman. Mi faccio intervistare da Don Johnson, poverino, sempre meglio che niente, lo salutiamo e riprendiamo il traghetto per andare alla stazione. Torniamo a Milano, in seconda classe naturalmente.

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