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La pizza

di Teo Teocoli su Smemoranda 2000 - Quello sporco ultimo mito

La mia sfortuna in campo lavorativo mi aveva convinto di essere vittima di un malocchio. C'era una femmina ai Quartieri Spagnoli, che ti toglieva il malocchio e le fatture in una sola seduta attraverso la lettura della pizza. Era una maga, ma lei non voleva essere chiamata maga, preferiva essere chiamata Margherita, soprannominata “Quattro Stagioni” perché lavorava tutto l'anno. Lei, sui problemi di appetenza, di salute, ma soprattutto di cuore, cioè di corna, non sbagliava mai. Lavorava in una stanza quattro metri per quattro, alle spalle c'era un forno a legna, un tavolo di lavoro, due sedie, molti barattoli di sugo da una parte e un secchio d'acqua con dentro mozzarelle grosse come meloni, un'oliera enorme e nient'altro. Margherita diceva: “Hai una fotografia della persona che ti cornifica?”. Se la risposta era no, lei diceva: “Allora dammi centomila lire”. E lavorava senza fotografia. A dir la verità anche quando la fotografia c'era voleva la centomila, se il cliente ne aveva solo cinquanta faceva la profezia “economica”, cioè ti obbligava a portare gli ingredienti da casa. Margherita arrivava alla profezia attraverso un rito che coinvolgeva il cornuto in questione. Ti faceva tirare su le maniche, ti dava un blocco di farina durissima e diceva: “Lavora, lavora e suda, lavora suda e non pensare, che io nel sudore vedo chello che te passa pa a' capa”. E tu impastavi, impastavi e quando la farina era molle te la strappava dalle mani, la faceva rotonda, ci metteva uno spruzzo di conserva, 'nu poco di mozzarella, la metteva nel forno e faceva 'na pizza, anzi decine di pizze. Quando tirava fuori la prima pizza era ancora bollente che sembrava o' magma della lava, prendeva il tuo dito e lo infilava tra i meandri della pizza e segnava “Vedi qua, questa è la riga del cuore, questa della vita”. E tu intanto urlavi dal dolore e quella diceva: “Nella tua vita vedo dolore, tanto dolore!”. E il bello che tu il dolore lo vedevi proprio, come se fosse lì. Margherita non sbagliava mai. Quando eri al culmine di questo esorcismo, lei prendeva la pala, la faceva roteare per aria come una falce della morte, prendeva tutte le pizze dal forno e se le magnava. Alla fine faceva un rumorino tra i denti, come di pulizia. Quando, alla fine di questo rito, le chiesi: “Allora, tengo il malocchio, o no?”, lei mi rispose: “E che me ne fotte a me?! Anzi, sei pure un cornuto, perché ti sei dimenticato di mettere il cappero. La prossima volta porta 'nu cappero e forse ti darò la pozione della salvezza”. Finita la profezia mi buttò fuori di casa, senza farmi assaggiare neanche un tassello di pizza. Uscii contento, perché nonostante non mi avesse esorcizzato il malocchio, avevo scoperto di essere cornuto. Non so di chi, perché in quel periodo non tenevo una straccio di donna. Comunque da Margherita non ci andai più, non tanto perché non aveva risolto il mio problema, ma perché a me le vecchie che non offrono la pizza non mi piacciono.

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