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Quel paese

di Daniele Silvestri su Smemoranda 1999 - Va' a quel paese

Alcuni Brani Criptici Dall'Epistolario Firmato Gunther Haupfner.
Interessante La Maniera Narrativa.
Offriremo Precisazioni Quando Rintracceremo, Speriamo, Tale “Ubner”, Verosimilmente “Zio Alfred”, (Basterà Chiamarlo “Destinatario”).
E' Fatalmente Genuino Haupfner? Ingenuo, Leale Manovratore Nazista?
O Piuttosto Queste Righe Sottintendono Tuttaltro?
Un Vero Zibaldone.

Avanzavamo bassissimi,coperti dall'esile foschia. Gli hangar illuminati, laggiù, modellavanonerissime ombre. “Parevano quasi respirare”, secondo Trischer,uno zelante aviatore bavarese, compagno di eroiche fatiche. Generoso Hans!Insieme liquidammo molti nemici, occupammo paesi, quindi rovistammo segretamenteTrieste, Udine, Varsavia, Zagabria, anche Budapest, consegnando duemilaottocentoventitréebrei fuggiaschi. Giacché Hitler intendeva liberarsene mettevamonaturalmente ogni passione. Quella rigida sera tirava un vento zuppo, ariabagnata che dava enorme fastidio (Gorizia ha inverni lunghi, mitteleuropei,normalmente, oppure, per qualche rara settimana, terribilmente umidi). VolevamoZeprinsky, alias Balanov, Chanteuil, Druchner estremi falsi: giudeo. Hansindividuò la meta nonostante passassimo quantomai rapidi sui tetti.Un vecchio zoppo andava barcollando. Cantava, direi. Finalmente giungemmo.
“Hey!” - intimai lesto - “Mascherarsi non ottiene piùquei risultati sperati, temo, ultimamente, vero Zeprinsky?”. Avevabaffi curatissimi. Doveva esserne fiero, Gesù! “Hai intenzionilosche, mio nobiluomo? O per qualche ragione sembrava tanto urgente vagarezampettando, abbondantemente brillo?” Chiesi, dolce. Egli frignògrottescamente:
“Haupfner. Io leale. Mio nome Osvald Printz. Questa ricerca sbagliata.
Tuo uh vediamo Zeprinsky avere barba, credo. Danaroso. Elegante. Forzuto.Guarda, Haupfner: io lurido, magrolino. Notoriamente omosessuale. Poverissimo,quasi rovinato. Sempre tanto ubriaco.”
“Vaffanculo, Zeprinsky. Adesso basta cazzate!” - dissi - “E'finita, geniaccio. Ho indagato: lasci molti nomi ovunque passi. Quattordici,rammenti?” “Sbagliate!” tartagliò. Un vigliacco, zioAlfred. “Battiti coraggiosamente, dannato ebreo!” Feci. GuardaiHans. Ispezionava le maniche. Non occorreva. Però quel ricamo sopratombola: una visibilissima zeta!
Allora, balbettando, capitolò. Disperato “Eccomi! Fucilatemi!Già hanno invaso la mia nazione. Ora può quasi restituirmisollievo terminare una vita zozza, asfissiante. Braccato costantemente,dappertutto. Evitato. ferocemente giudicato. Haupfner: imploro la morte!”Negai. Ovviamente. Però quello ritentò subito: “Trischer,uccidimi. Volevate Zeprinsky? Avanti bastardi. Chiedo di essere finito!”Giacché Hans indugiava, lui, mostrando natura opposta, pianse. Questiridicoli semiti tornano ubbidienti velocemente, zio, appena bastonati. Chiedevadove era finito Ginzburg, Hertz, i Levi, Misha nonsocchì (Omadia,probabilmente), qualche Reder, sicuramente Taradash, Ullner, Vogel, Zelig.Ascoltammo ben cinquantatré denunce: ebrei. Forse giustiziati.
“Hitler” - insinuò - “li massacrerà, naturalmente.Ogni persona. Quel ridicolo schizofrenico trionfa uccidendo. Voi zoticoniariani brancolate ciechi davanti enormi fandonie. Gunther! Hans! Interrompetela marcia nazista. Opponetevi. Perché questo razzismo significa terrore,umiliazione, violenza.” Zeprinsky ansimava, boccheggiando comicamente.“Dove?” esclamò finalmente, gemendo.
[Heydrich, il letale mastino nero, ordinava per questi reietti sistematichetrasmigrazioni umane verso zone adatte, ben corazzate, dove era facile gestirli].“Hai indovinato: lager. Modernissimo, naturalmente.” Osservaipoi, quasi ridendo.
“Saremo torturati!” - uggiolò vilmente Zeprinsky - “Auschwitz?Buchenwald? coso Dachau?” Era fastidioso, gracchiava. Hans imprecò,la minaccia negli occhi. Poi, quando rispose sembrò trascorsa unavita.
“Zitto. Andrà bene comunque. Dovresti essere felice, giudeo.Hai invocato la morte non ottenendola. Preferiresti quella? Rifletti. Subitoti ucciderei. Viceversa zapperai, arerai, ben coccolato, difeso. E forsegriderai 'Hitler' inneggiandolo”.
“Là morirò negli orrori” - proferì quello.Rimasi stupefatto. Trapelava una visione, zio, assolutamente blasfema, cosìdistorta.
“E' falso!” - gridai. Hans, imbestialito, lo malmenò. Nonosava quasi piùrespirare.
“Siete tutti usati!” - vaneggiò Zeprinsky. Ancora barcollò.Cadde, duramente. E finì.
Gli hanno istillato la menzogna, notai, odiano profondamente quelpaese (ricordosi trovò un vezzeggiativo). Zeprinsky andava biasimato. Credeva davveroesistessero feroci genocidi hitleriani. Insomma: lui mentiva, no? Ospitavaprigionieri quelpaese, rieducandoli, sorvegliandoli. Trattandoli umanamente.Vero, zio?

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