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"Matto" sì... ma "scemo" no!

di Simone Cristicchi su Smemoranda 2007 - Be free to...

Un giorno mi sono dato fuoco davanti al Parlamento. Ma ha cominciato a piovere mi sono spento! Così mi hanno preso e mi hanno portato in questo posto: si chiama "Centro di Igiene Mentale". Devo dire che, a parte il mangiare, mi trovo abbastanza bene.
I muri sono bianchi, il pavimento dei corridoi puzza di varechina e le luci al neon ronzano dal soffitto. Nelle giornate di sole me ne vado in giardino a fumare, con gli altri pazienti.
Se costeggi a piedi il fabbricato, ci puoi vedere tutti attraverso le fessure della ringhiera verde scuro. Quella ringhiera, in realtà, ci protegge dal Mondo!
O forse è il Mondo che si protegge da Noi.
Tutte le mattine passa Donatella, l'infermiera secca e va strillando per il corridoio come una cornacchia: "Simò! Devi prendere la terapia!... La terapiaaa!"
Io allora, zitto come una spia, mi prendo questa pasticca e me la nascondo sotto la lingua; appena Donatella se ne va...Sput! La sputo per terra.
"Matto sì. Ma Scemo no!"
Il problema però è che certi giorni mi sento parecchio solo e un po' disorientato.
Quando gli chiedo dove mi trovo esattamente, il Dottore mi dice: "...Questa è una specie di Officina: Voi pazienti siete le macchine un po' sfasciate da riparare, a cui bisogna fare la ‘revisione', prima di rimandarle fuori." Ah! Ecco perché nella mia cartella clinica c'è scritto "Autistico"! Non so cosa vuol dire, ma penso di aver capito: visto che sono una macchina sfasciata, potrei avere dei problemi con la frizione; non posso camminare né in prima, né in seconda, né in terza, nemmeno con la retromarcia.
Sono Matto. Quindi: vado sempre "a Folle"!
E in questo modo, rischio di sbandare, di fare del male a qualche passante là fuori, specie se non funzionano neanche i freni.
Margherita se ne andò via il 24 Ottobre del 1983, scavalcando proprio quella ringhiera.
E da allora, nessuno ne ha saputo più niente. Solo io non l'ho mai dimenticata.
Da più di vent'anni, ogni giorno mi sveglio e le scrivo sempre la stessa lettera.
"Cara Margherita, ti scrivo per farti consapevole che sto bene, che sono cambiato. Il dottore dice che sto guarendo. Sono diventato un uomo tranquillo che non farebbe male nemmeno a una mosca! Dice che tra un mese o due dovrei tornare a casa.
A proposito: se passi da casa mia, diglielo a Mamma! Dille che qui dentro va tutto bene e che ritornerò presto. Baci. Simone."
Margherita non me la scorderò mai. Ogni giorno mi prendeva da parte e mi raccontava le cose Vere, le cose Segrete che solo lei sapeva.
Mi spiegava che i veri Matti non eravamo Noi, ma quelli che stavano fuori. Diceva: "Simò! Quelli fuori, puzzano di chiuso! Come vecchi armadi lasciati a marcire nelle cantine. Sono chiusi a chiave dentro se stessi, come fiori nella serra del proprio egoismo, dell' invidia, dei facili giudizi e della superficialità. E un fiore dentro a una serra cresce, ma cresce artificialmente; non conosce mai il calore dei raggi del Sole, né il vento che accarezza i petali..." Margherita mi raccontava che i Matti fanno paura, perché dicono sempre quello che pensano. E te lo sbattono in faccia. Fanno paura perché sono "Liberi", non fingono, nel bene e nel male restano fedeli a se stessi, alla loro Unicità!
"Per questo tentano di isolarci fisicamente, di emarginarci; perché in Noi vedono l'espressione di una Libertà che loro non hanno mai avuto! La Libertà di una persona, sana o malata che sia, è sempre nel suo pensiero. E nessuno gliela può toccare! Eppure Io, Te, Luciana, Gerardo, Giovannino, Annina e gli altri ‘malati', abbiamo una nostra utilità per la cosiddetta ‘Società Civile'; Noi serviamo a far sentire ‘Normali' tutte le persone che ci vivono." A parte quelle di ferro e cemento che li circondano, i Matti non hanno barriere. La loro sincerità ricorda tanto quella dei bambini; e come i bambini, vanno accuditi, tenuti buoni, tranquilli. "Con gli Psicofarmaci!".
Margherita era come una bambina. Si pisciava sempre nel letto. Aveva paura del mondo là fuori e le mancava il coraggio per affrontare l'abisso sconfinato della sua Libertà. Eppure, riuscì ad andarsene via, scavalcando quella maledetta ringhiera. Quel giorno qualcosa dentro di lei cambiò. Era il 24 Ottobre del 1983.
Lei sì, che trovò il coraggio di andare incontro alla sua personale Libertà, accettando finalmente se stessa, come un passaporto per camminare in quel Mondo che tanto le aveva fatto paura.

Margherita ha avuto il coraggio di "esporsi", in questo meraviglioso Museo che è la Vita, diventando così un'unica, irripetibile Opera D'Arte!

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