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This is Hollywood

di Diego Abatantuono su Smemoranda 1999 - Va' a quel paese

I capelli. Pensavo ne avesse un sacco. E infatti, avercene, ne ha. Precisi, non ce n'è uno fuori posto. Fin troppo precisi, con tutto 'sto casino di gente che entra ed esce dall'ascensore. Sembrano incollati. I capelli. Vuoi vedereche ha il parrucchino? Se sapessi bene l'inglese glielo chiederei. Scusi,signor Bartrèinolds Niente, l'inglese non lo domino, l'americano men che meno. Così a memoria non so neppure bene come si scrive ilsuo cognome. Bart è entrato con me, vuol dire che alloggia al miostesso piano. Adesso ho ben diciotto piani da scendere in compagnia dell'uomodi Un tranquillo week-end di paura. 
Quindicesimo piano, continua a salir gente. Questo mi sembra di averlo visto.Saluta Bart. Fonzi! Ma certo, è Fonzi trent'anni dopo! Com'è conciato! Sembra sua madre. Di Bartrèinolds. Fonzi è facile,quello lo so scrivere: Fonzie. Sta facendo la regia di un film con Bartrèinolds,l'ho letto da qualche parte. Forse non era Fonzi. Forse era Riki. Riki,Fonzi e Bart. Che nomi del cazzo. Forse è per questo che sono quianche loro, a Los Angeles, nel giorno più importante dell'anno. Cos'ha da guardarmi, adesso? Bart mi sta fissando da qualche secondo. Ma la cosa più imbarazzante è che mi fissa non proprio in faccia. Piùg iù. Più giù ancora Sono in un ascensore di un grande albergo di una grande città degli Stati Uniti. In un grande giorno.Grandemente imbarazzato. C'è il grande Fonzi. C'è il grande Bart che mi fissa, diciamo, le zone inguinali con insistenza. Abbasso appenagli occhi per vedere se ho lasciato qualcosa di aperto. Tutto in ordine.Ecco, ora sorride. Parte in quarta e si avvicina con le mani protese al punto che stava osservando. Devo dire che di Bartrèinolds lo sospettavo,ma non lo facevo così invadente Ecco, è il momento dell'impatto.Come lo respingo, adesso? Gentilmente. No, tenchiu. Non ce n'è bisogno:Bart ha deviato impercettibilmente. Sta stringendo la mano a Denny De Vito. Non me n'ero accorto, stavo quasi seduto sulla testa di Denny De Vito. Il fatto è che non se n'era accorto neanche lui. 
Questa me la segno.
Sono le 15.55 del 31 marzo.
Gabriele ha poco più di quarant'anni ma questo non mi scuote. Io ne ho trentasette (e questo mi scuote un po' di più), quasi tutti vissuti a Milano, zona Giambellino. Che è una zona fantastica, ma non è una gran bella zona. Siamo qui a Hollywood per la serata degli Oscar. Emozionati, un po, ma neanche tanto. Curiosi, curiosissimi,quello sì. 
Arriva l'immancabile limousine, quella grande, infinita.
Era bello perché tu tiravi giù il finestrino e vedevi il granderegista, il grande attore.
Tutti quelli che vedevi intorno erano in qualche modo tuoi colleghi. Anche se tu lo sapevi e loro no. C'erano tutti, ma proprio tutti. L'unico che non ho visto era Barbareschi. Strano
La discesa. Sulla macchina che ci precede c'è De Niro. Poi tocca a noi. Nessuno sa chi siamo, ma nel dubbio nel passaggio dalla macchina fino all'ingresso è tutto un flash. A destra e a sinistra, pieno di fotografi, poi c'è qualcuno che rallenta, dalle nostre parti. E' Warren Beatty che vuole camminare vicino a noi! E' il giorno del suo compleanno. anche quello di Ugo Conti, tante volte il caso Io sono nato il 20 maggio, stesso giorno di James Stewart. E soprattutto di Al Bano.Tante volte il caso
Entriamo in questo teatrone, l'Academy. Mi siedo con Giulia dietro a un'attrice,e chi si ricorda il nome, forse è quella che poi ha fatto la mamma di Forrest Gump. Ogni punto del teatro è pieno di vecchie glorie e nuovi talenti. Incominciano a parlare. Io non capisco quasi niente, Giuliami traduce, ma appena apre bocca qualcuno dietro fa: “Sssh!” Che è uguale in italiano.
Pausa, finalmente. Ci alziamo e andiamo al bar. Appena spostiamo il sedere dalle poltroncine arrivano le comparse che si fiondano sui nostri posti per non lasciare dei buchi. Ci sono addirittura dei sosia per gli attori più famosi, il mio non l'hanno ancora trovato Stiamo al bar un po'e a un certo punto uno dice: “Adesso dovrebbe essere il momento del premio al miglior film straniero” In un secondo si crea il panico,ci precipitiamo in sala, ma è troppo tardi, le nostre comparse si rifiutano di abbandonare i posti. Nel casino, riusciamo a sederci un secondoprima che Stallone faccia l'annuncio.
C'è un silenzio pazzesco. Tutto sembra che si sia fermato. Questoè il ricordo che ho. Dei suoni di una lingua che non è la mia e dei secondi che paiono senza fine. Dentro di me, credo dentro tuttinoi, c'era la convinzione reale che non avremmo vinto. Un film che parla di un gruppo di amici in fuga in un'isoletta greca non ci sembrava particolarmente adatto ai gusti americani. Aspettiamo di sentire qualcosa in cinese. E invece esce la voce di Stallone. Secca, fulminea: Mediterraneo. Ovviamente ci voleva un certo intuito per capire quello che stava dicendo ai microfoni di tutto il mondo, ma, fatti i debiti conti nell'arco di una frazione di secondo,quella parola assomigliava molto di più a Mediterraneo che a Lanterne rosse, di questo ero certo.
La notte di Mediterraneo fu una notte di California. Così diversa dalle notti greche, da quelle di casa mia a Riccione. Fu anche l'unica notte trascorsa in America con Massimo Troisi. Una notte di gioia. Massimo sapevago dere anche per il successo degli altri. E' difficile nel mondo dello spettacolo non farsi prendere da invidie, gelosie, soprattutto davanti ad avvenimentidel genere; ne abbiamo saputo qualcosa al nostro ritorno in Italia. Massimo Troisi era una bella persona. Dovevamo fare un film insieme. Che prima o poi sicuramente faremo.
Quella con lui fu una Notte.

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