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La vendetta di Cerere

di Francesca Mazzantini su Smemoranda 1999 - Va' a quel paese

Questa città fa schifo. Gelo in inverno, torrido d'estate, inquinamento, traffico, tutti nevrotici, corrono, corrono, ma dove credono di andare? E poi: la metropolieuropea... Ma per favore! Al cinema e a teatro, solo cagate. Le mostre,cheap. I locali, infrequentabili. Le feste, pacchiane. Un paesone, eccocos'è. Tanto varrebbe andare a vivere in campagna. Che tanto conl'Internet e l'e-mail non resti certo isolato. Ti prendi un casale sull'Appennino,lo cabli per bene, ti abboni alle due o tre testate ancora leggibili, installiuna parabola per la Cnn e te ne stai lì, a contatto con la natura,seguendo ritmi piùumani, le stagioni, la semina. Una mucca, qualchegallina, l'orto, rapporti schietti: il contadino della cascina accanto,il veterinario, il maniscalco (perché ti puoi anche permettere ilcavallo, mica come qui che tra box groom e van ti costa l'iradiddio). Ese poi c'è qualcosa che non puoi mancare, chessò, un festival,niente ti vieta di prendere e andare, non è che devi fare il sepoltovivo! Io ci sto pensando: faccio due conti, ne parlo con il commercialista...”
Fu alla parola “commercialista” che accadde una cosa mai vista,neanche in X Files. I tavolini della “Cornucopia di Cerere - Nonsoloaperitivi”iniziarono a tremare, i Negroni mutarono in melma verde, le patatine preserofuoco, i tacos irrancidirono e l'architetto Alvise Castelli - investitoda un raggio color lavanda proveniente dall'insegna raffigurante, per l'appunto,Cerere (arcaica dea latina delle messi, associata al culto della Terra Madre)- scomparve, lasciando esterrefatti i frequentatori dell'american bar.
Lo stimato professionista si rimaterializzò in un orto. L'orto erasul retro di un casale. Il casale stava su una collina alle pendici di unacatena montuosa. Intorno, nulla. Castelli era lì completamente solo.
Dopo un iniziale spaesamento, l'architetto si rese conto che era successoqualcosa di fatale: un'apocalisse, in senso etimologico, della sua esistenza.Altri avrebbero avuto paura. Urlato, magari. Cercato una soluzione, sicuramente.Ma tra i mille difetti di Alvise Castelli spiccava una caratteristica: l'adattabilità.E con la stessa disinvoltura con cui piùvolte nell'ultimo decennioaveva cambiato schieramento politico, smise i panni dell'architetto di gridoper vestire quelli nuovi del country gentleman.
Per giorni in città fioccarono le supposizioni. Il Castelli rapitodagli alieni. Il Castelli risucchiato da un gorgo di antimateria e catapultatoin un universo parallelo. Il Castelli vampiro che va in disfacimento a causadi una bruschetta troppo agliosa. Il Castelli, noto tombeur de femmes, punitodall'illusionista statunitense David Copperfield per un sex affair con ladi lui fidanzata top model. Il Castelli che, con l'aiuto di Samuele Roccatruzzi(quotatissimo scenografo, celebre per i suoi allestimenti “monstre”,tra cui un'indimenticabile Aida con piramidi in cristallo ed elefanti dialabastro animati), organizza una pirotecnica messa in scena per non pagaredebiti di poker ammontanti a ca. 350 milioni. 
Nel giro di un mese, comunque, il caso si sgonfiò, rimpiazzato daaltri eclatanti eventi. Uno su tutti: la drammatica morte di Werther (ilbassotto a pelo lungo del Sindaco, sbranato al parco da un feroce dogo argentino),che riaccese le polemiche sulla recinzione degli spazi verdi cittadini esulla chiusura delle frontiere agli immigrati dal Sudamerica.
è ormai un anno che Alvise Castelli vive in loc. Schiappacasse, fraz.di Torza di Riffredi, profonda Garfagnana. è molto cambiato, l'architetto.Nel corpo e nello spirito. Ha passato l'inverno a versare antigelo nel sifonedel wc e a cercare di collegarsi al suo server. All'alba va a spasso conun cavallo. Castelli davanti, il cavallo dietro: lunghissime passeggiate,perché l'animale soffre di coliche. Nel pomeriggio lo si puòvedere curvo sulle sue coltivazioni di rucola, impegnato in accurate disinfestazionida afidi e doriphorae. La sera scende in paese per l'aperitivo: i torzesilo osservano piluccare le olive, bere un bianchino e tornarsene silenziosoin collina. La notte dorme poco, disturbato dalle pecore che tossisconocompulsivamente per un disturbo bronchiale, dal raspare dei ghiri in solaioe da lontani muggiti di frisone al pascolo. 
La “Cornucopia di Cerere” è stata chiusa dai Nas per unastoriaccia di diet coke avariata. Il locale è in via di ristrutturazione,prossimo a trasformarsi in un negozio di futon e teiere in ghisa. L'architettoche segue i lavori, tuttavia, si è innamorato dell'insegna del bar(una pala in legno policromo raffigurante una giovane bionda vestita diun peplo) al punto di portarsela a casa. Affissa in un'enorme cucina, sospesatra il microonde e la piattaia in plexiglas, con un guizzo ironico in fondoagli occhi color lavanda, Cerere sorride. 
E aspetta.

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