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Dai diamanti non nasce niente

di Gianni Morelli su Smemoranda 1999 - Va' a quel paese

L'anno di grazia 1908 si srotolava nell'Africa Tedesca del Sudovest, a metà strada trala civiltà del Can Can e quella delle Guerre Mondiali, e le dolcidune bianche del sud continuavano a frangersi contro la schiuma ancora piùbianca delle onde dell'Atlantico.
I pinguini di Angra Pequeña annusavano il vento: più di quattrocentoanni prima i loro antenati avevano controllato da lontano lo sbarco delgrande Bartolomeo Diaz, di ritorno dal capo di Buona Speranza. La nebbiache tutte le notti sorgeva dalla gelida corrente del Benguela non si eraancora dissolta nel sole del Tropico: sebbene fosse mattina inoltrata, ilcielo era ancora solo una luminosità diffusa, sul deserto del Namibe sugli improbabili tetti afro-anseatici delle case di Lüderitz.
In quel giorno fresco di febbraio, Zacharias Lewala era stato assegnatoalla squadra di operai che doveva ripulire dalla sabbia le traversine dellanuova linea ferrata tra la costa e l'interno, in un angolo di deserto chiamatoKolmanskop.
Zacharias aveva la pelle scura e veniva da Kimberley, Sudafrica, dove avevalavorato nei giacimenti della De Beer Diamond Co.
Adesso che la costruzione della ferrovia era quasi terminata, avrebbe dovutocercarsi un altro lavoro, e non sarebbe stato facile: a questo stava pensandoquando vide nella sabbia una di quelle pietre di cristallo grezzo che conoscevabene. Ignorando le urla del caposquadra, corse a consegnarla direttamentea Herr August Stauch, direttore della compagnia, e ne ebbe in cambio doppiarazione di birra e di riso.
Cominciò così la solita corsa alla fortuna, in quello chesarebbe presto diventato lo Sperrgebiet, il territorio proibito della cacciaai diamanti, nel Namib meridionale, fino alle foci dell'Orange.
Zacharias Lewala divenne famoso, per aver trovato il primo diamante dellafutura Namibia, e meno povero perché i cercatori gli chiedevano consigliche lui si faceva pagare in piccole pietre, in riso e in birra.
Anche Herr Stauch divenne famoso e meno povero, perché in pochi annidallo Sperrgebiet furono estratti quasi 5 milioni di carati che all'epocavalevano la mirabolante cifra di 7 milioni di sterline.
Di quel primo, grezzo cristallo, si dice che finì in dono alla mogliefrancese di uno dei soci di Stauch. Ma il regalo non bastò a trattenerela signora che pochi giorni dopo tornò a Parigi, dove vendette lapietra, decisa a liberarsi di tutto quello che le ricordava il marito sudafricano.
Un gioielliere di Place Vendôme ne ricavò uno splendido diamanteche montò in oro per J.P. Morgan senior, il più ricco banchieredel mondo. Morgan se lo vide recapitare in albergo a Londra, lo stesso giornoin cui decise di non imbarcarsi per il viaggio inaugurale del Titanic, chesarebbe affondato alcune migliaia di miglia più tardi.
In realtà, Morgan aveva progetti più ambiziosi di un semplicenaufragio del secolo, così mandò il gioiello alla sua amanteper "convincerla" a passare con lui una settimana ad Aix-les-bains,in Provenza.
Due mesi dopo quella preziosa relazione finì. Morgan continuòa giocare in Borsa, mentre lei si trasferì a Los Angeles dove rivendetteil diamante per darsi una dote e un'aria rispettabile. Entrambe le cosele consentirono di cambiare vita e di afferrare un matrimonio di prestigiocon il più importante produttore della Century Fox.
A totale smentita del conosciuto motto mediterraneo "dai diamanti nonnasce niente" [proverbio popolare, sec. XIX, e Fabrizio De Andrè,sec. XX], la signora ebbe quattro figli, undici nipoti, due cani di razzacon una dozzina di cucciolate annesse, una grande villa a Beverly Hills,una più grande a Santa Monica, un conto in banca mai andato in rosso,una cassetta di sicurezza mai rimasta vuota, diverse limousine con autistae due redditizi divorzi seguiti da altri due redditizi matrimoni.
La sua esistenza, agiata e felice, confermò dunque con largo anticipol'altrettanto noto detto nordamericano "diamonds are a girl's bestfriends" [Marilyn Monroe, anni '60, e Ivana Trump, anni '80].

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