I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Caro amico t'iscrivo

di Enzo Gentile su Smemoranda 2006 - Immagina che...

"Chi non si aspetta l’inaspettato, non troverà la Verità"
Eraclito

Era fatto così, gli piaceva immaginare le cose da un altro punto di vista: non per esser stravagante, ma perché gli pareva più comodo.
Ascoltava i dischi dall’ultimo pezzo, a ritroso, e guardava i film ampiamente iniziati, per vedere subito come andavano a finire.
Leggeva i giornali dal fondo, un po’ perché lì c’era lo sport e poi per lasciare al termine i pallosissimi editoriali di Questo & Quello.
A furia di teorizzare ci aveva preso gusto anche con i libri, e gli era pure andata bene.
Il suo primo libro, quello delle Formiche di Gino e Michele, gli era sembrato perfetto, e anche il dizionario e gli almanacchi della Panini: quando si era spinto più in alto, con l’Ulisse di Joyce, non aveva capito niente, ma non era l’unico, su Faletti e la Tamaro si era addormentato, senza perderci granché.
Fluttuava come in un caleidoscopio, immaginando che il Subcomandante Marcos avesse una striscia quotidiana in tv, insieme a Michele Santoro, e che in Chiapas fossero andati a svernare La Russa e Mike Bongiorno, per una vacanza senza fine, e invece di Che Guevara in Bolivia, in un agguato fossero caduti Berlusconi e Baget Bozzo, alle Bahamas, durante un periodo di meritato riposo.

Immaginava che sulle strisce pedonali di Abbey Road non camminassero i Beatles, ma le Vibrazioni e Amedeo Minghi, in un’ora di grande traffico, naturalmente.
Immaginava che in un mondo per bene, si lasciassero fuori, all’addiaccio, Sanremo, la Ventura, Bonolis, Vespa, il Festivalbar e tutta quella camionata di inauditi rompicoglioni che riempiono, gonfiano Blob ogni sera.
La sua colonna sonora era fatta di canzoni povere, ma belle.

Jimi Hendrix, Frank Zappa e Fabrizio non erano morti, avevano solo preso una pausa più lunga del solito, ed erano tornati più forti di prima. In compenso DJ Francesco era ancora sull’Isola dei Famosi, dove anzi aveva chiamato un sacco di amici e colleghi: e lì erano rimasti, a invecchiare serenamente, sprezzanti del pericolo-tsunami.
Ondivago delle passioni e del cuore, gli piaceva immedesimarsi in una specie di multinazionale dell’amore vero, genuino e profondo: magari non sempre duraturo, ma perché quello lo si vede soltanto al cinema.
Come in un acquario, a muoversi, nuotare senza posa, il movimento nel libero spazio rappresentava un sogno da realizzare: non per il piacere della collezione, ma piuttosto per collezionare il piacere. Difficile a dirsi, ancora più a farsi.

E se doveva festeggiare, celebrare qualcosa, voleva le persone care tutte intorno, e dunque anche il team, possibilmente al completo, delle ex fidanzate. Non per il prurito dell’harem, ma per la fratellanza degli affetti; e le assenze, anche quelle giustificate, le pativa moltissimo.
Dall’universo dei sentimenti erano stati stralciati l’invidia, come fosse il falso in bilancio, e anche la gelosia si poteva risolvere, alla stregua del condono edilizio; i sette peccati capitali erano stati aumentati a dieci, con inserimento di Mollica, Marzullo e del Grande Fratello.

I dieci comandamenti, invece, considerati inutile retaggio dei vecchi tempi, venivano sfoltiti e modernizzati: votare Cè e Calderoli, era la nuova casistica del commettere atti impuri. Nel suo I-Pod aveva inserito canzoni un po’ sbilenche, pescate in qualche oscuro archivio, Datemi un Marcello, in memoria di Mastroianni, Certe botti, un inno alla vendemmia, Pensieri e baroli, un’ode al vino delle Langhe, Rita spericolata, per una sua amica molto vivace, In questo mondo di quadri, dedicato ai galleristi d’arte, Lascia l’ultimo bollo per me, ispirato dalla sua vocazione filatelica, fino a Le scorie siamo noi, una dura ballata contro l’inquinamento, con il video-clip che vantava una sola inquadratura, su Letizia Moratti.
Era fatto così, gli andava di pensare a un mondo capovolto, di zebre senza strisce, di giraffe con il collo di Maurizio Costanzo, di Bush all’improvviso intelligente. Un universo alla rovescia, come quello di Up il sovversivo, al sapor di zenzero e cioccolata amara. A scacchi amava un solo pezzo, la Torre.
E così sia.

Advertisement