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La Cina

di Gino&Michele su Smemoranda 1999 - Va' a quel paese

Vi è mai capitato di svegliarvi una mattina con una voglia irrefrenabile di visitare la Cina? No, vero? Preferireste visitare Leonardo Di Caprio o le Spice Girls? E'così? Be', anche se non condividiamo non ci sentiamo di biasimare. Ogni generazione ha i propri miti e siccome la Cina era uno dei nostri cerchiamo di spiegarvela in poche righe, in attesa che voi ci rendiate il favore aiutandoci a capire gli universi, per noi ostici, del giovane annegato e delle cinque bamboline piccanti. Affare fatto? E allora partiamo. La prima tappa per ogni turista che sbarca a Pechino (Beijing in cinese) è la piazza Tiananmen, o della Pace Celeste. Coi suoi 400.000 metri quadrati è la più grande del mondo. Per darvi un'idea, quando la Tiananmen si riempie, i concerti del Liga, a confronto, sembrano assemblee di condominio. Qui, il primo ottobre 1949 Mao annunciò la nascita di un nuovo mondo. Sempre qui, il 3 giugno 1989, Deng Xiaoping ne annunciò la morte con lo sterminio di oltre 3.000 studenti che invocavano la “primavera democratica”. Lasciata questa piazza un po' macabra - sulla quale, tra l'altro, si affaccia il Mausoleo di Mao - è d'obbligo una visita alla Città Proibita, con il sontuoso Palazzo Imperiale, quello in cui Bernardo Bertolucci girò L'ultimo imperatore. Si tratta, sempre a proposito di condomini, di 9.000 camere di cui un centinaio erano abitate dall'Imperatore, mentre le altre 8.900 dalle donne incaricate di dare lacera ai 9.000 pavimenti. Tuttavia, monumenti a parte, la maniera migliore per vivere la Pechino di oggi è quella di immergersi nei suoi mercati. Non cercate di mimetizzarvi, sarebbe inutile. I cinesi hanno questa straordinaria capacità: gli basta un'occhiata per capire se siete uno di loro. Non chiedetegli come fanno, prendetene atto e mischiatevi alla folla per esempio nella Wangfujing. Qui sorge il palazzo del mitico Renmin Ribao, il Quotidiano del popolo, che tutta la nostra generazione ha avuto occasione di leggere in passato senza, per la verità, capire granché. Da cui i casini che abbiamo combinato. Se a questo punto della gita vi venisse fame è opportuno chiarire una cosa. Chi pensa di andare in Cina e mangiare come al ristorante cinese sotto casa è assai lontano dalla realtà. Nessuno, d'altro canto, va a Tel Aviv a ordinare i carciofi alla giudea. In Cina le specialità hanno nomi curiosi quali: gamberetti a forma di loto, fenice nel suo nido, anatra laccata, pinne di pescecane, squame di serpente alla modo mio, zuppa di uova di seppia affogata. Insomma, la cinese è una cucina politica, l'avrete capito. Mao l'aveva capito. Davanti a lui c'era un miliardo di bocche spalancate: se le riempiva di agnolotti l'avrebbero divorato. Preferì dar loro prelibatezze comele guihuaxiang sha (interiora d'anatra farcite) e a nessuno venne in mentedi chiederne un'altra porzione. E' chiaro adesso perché i cinesi sono tutti magri: non perché non abbiano appetito, è che selo fanno passare. Un animale invece che non finirà mai sulla tavola di un cinese è il panda, simbolo della Cina. Ne esistono due versioni:panda minore o modello base e panda gigante o turbo diesel. Quest'ultimo vive ormai in un piccolo numero di esemplari sui monti Yunwu nel Sichuan occidentale. Pur essendo molto rari, alcuni esemplari si possono ammirare negli zoo di Pechino e Nanchino. Appaiono sempre tristi anche se non hanno problemi economici da quando li sponsorizza il Wwf. Vivono bene insomma e la loro malinconia appare ingiustificata. Che cavolo, cosa dovrebbe dire allora la capra selvatica del Qinghai che più che calci in culo non s'è mai presa? Altro simbolo della Cina sono i bonsai. Letteralmente bonsai significa: “piccolo albero coltivato in un vaso”. I più belli si possono ammirare nei parchi di Shanghai e Suzhou. Sono piccolissimi, molto delicati, quasi poetici e hanno bisogno di cure continue. In Italia è inutile tentare, non sopravvivono quasi mai. L'unico che ha attecchito bene è Paolo Rossi. A proposito di cognomi comuni, il 10% dei cinesisi chiama Li Cheng. Se pensate che, complessivamente, sono più di un miliardo, significa che in Cina ci sono 100 milioni di Li Cheng, quindi immaginate che casino coi codici fiscali! Come se in Italia e Francia tutti si chiamassero Paolo Rossi, comprese le donne. E chi andrebbe più a teatro? Insomma con quei numeri hanno dei problemi pazzeschi, anche di lingua. A parte l'idioma nazionale, kuoyu, che si parla a Pechino e si insegna nelle scuole del paese, esistono in Cina un'altra cinquantina di lingue originali. Nelle regioni più sperdute dell'interno occorrono fino a 5 interpreti per bere una tazza di tè. Tè, fra l'altro, che è molto buono, così come molto buona è la medicina cinese. Quando, nel 1949, il Partito comunista cinese assunse la guida della Repubblica Popolare, la situazione sanitaria cinese era la più disastrosa del mondo. Tuttavia in pochi anni i “5 flagelli”, costituiti dalla malaria, dalla scistosomiasi, dal kolaazar, dalla filariosi e dalla anchilostomiasi, vennero completamente debellati. Si può dire che i cinesi si siano allenati per secoli contro mongoli, giapponesi, inglesi e francesi in attesa del grande scontro contro mosche, zanzare, topi, pulci e pidocchi. Lo sterminio avvenne in parte a colpi di karate, nei casi più complessi grazie alla medicina. I famosi, per noi, “medici scalzi” si esercitavanonelle comuni agricole e curavano di tutto: ascessi, appendiciti, rabbia e cimurro. Uomini o animali non facevano differenza. Arrivavano con la bici col sidecar, schizzavano a terra, facevano nascere un puledro e poi subito in sella verso una lobotomia in una comune vicina. I “medici scalzi” non lo sapevano ma erano i progenitori del veterinario dell'Amaro Montenegro. Anche se adesso le bici col sidecar non si vedono più le strade cinesi restano generalmente malmesse e spesso intasate. Quindi ricordate che per spostarvi vi converrà usare il treno o l'aereo, o un naviglio lungoi 1.600 chilometri del Canale dell'Imperatore. Per carità diffidate delle gite in pullman, a meno che naturalmente non vi si offra l'occasione di limonare in ultima fila con Leonardo Di Caprio o le Spice Girls. Se nonè così, diffidate delle gite in pullman che sono un vero supplizio soprattutto quando superano le 4 ore. Ricordate che lo stesso Mao, in uno dei suoi pensieri più celebri, sosteneva: “Le gite in pullman sono come le scopate: se sono troppo lunghe, meglio farne due”.

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