I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e a renderli il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Utilizzando tali servizi e navigando i nostri siti, accetti implicitamente il nostro utilizzo dei cookie. Per maggiori informazioni sui dati registrati dai cookie, si prega di consultare la nostra Cookie Policy.

Accetto

oggi voglio

login

Mi guardo intorno

di Gioele Dix su Smemoranda 2006 - Immagina che...

Sono seduto in questo strano bar.
La musica è lounge-ossessiva, troppo alta. Tavolini in vetro multicolore con le gambe in ferro. Sedie sottili in plastica rigidissima e nera. Un insulto alla logica e all’estetica. Ma la cosa peggiore è l’illuminazione, faretti alogeni arancione a intensità variabile, in sostanza la luce si alza e si abbassa ogni venti secondi. Un effetto voluto. Ma come cavolo faccio a leggere il mio libro, dieci minuti così e mi si spappola il cervello. Vorrei conoscere l’arredatore, un demente. Ho chiesto una spremuta, me l’hanno portata stracolma di ghiaccio, colpa mia, dovevo dire liscia.

Lo scontrino dice 6 euro e 50, hai capito. Sarà per via del chilo e mezzo di ghiaccio. Ma non dico niente. In questi casi, se protesti, è peggio. Dici: scusi, non la volevo col ghiaccio. Ti dice: non c’è problema, te la cambio. La prende, va di là, infila la mano nel bicchiere, ti toglie i cubetti e torna. Ti dice: eccotela senza ghiaccio.
E tu ti domandi: ma perché questo mi ha dato del tu? Pazienza, mi tengo il beverone all’arancia e aspetto che passi la mezz’ora che mi separa dal mio appuntamento.
Leggere non posso, fumare non ne parliamo, che faccio? Mi guardo intorno.
C'è poca gente a quest’ora. Un tizio che legge (ma come fa?) a due tavolini dal mio e una coppia seduta in fondo vicino alla colonna.

Comincio a osservarli, lui e loro, alternativamente, ma con l’atteggiamento distratto di chi non nutra un vero interesse per ciò che occupa il suo campo visivo.
Tanto facciamo tutti più o meno così, in questi casi: fingiamo disattenzione e invece siamo in REC, registriamo dettagli, inquadrature, primi piani di uno scenario casuale che alimentiamo con la nostra personale fantasia.

Ecco che cosa farò nei prossimi trenta minuti: immaginerò che.
Ma si impone una scelta immediata: o la coppia o il tizio solitario.
Non si possono scrivere due sceneggiature in contemporanea, finisce che non metti a fuoco nulla e disperdi il tuo potenziale di immaginazione. E va bene, allora escludo la coppia, d’istinto. Lui vestito tutto di nero, incapace di sorridere, seduto storto ma proteso in avanti verso di lei, una ragazza appariscente e sfuggente, capelli neri troppo lunghi, troppo trucco, troppi gioielli. Una coppia mal assortita, forse intrigante per quell’aria di cupa e ambigua complicità che pare tenerli insieme.
Magari perderò una possibile storia dark, ma pazienza, ormai ho deciso, lavoro su di lui…

Il tipo da solo sembra un quarantenne (ne ha trentacinque portati male, oppure quarantacinque portati bene?).
Immagino che sia un manager, le scarpe e l’orologio sono da manager. Ma come mai è seduto qui, in pieno pomeriggio? Forse l’hanno fatto fuori, era in una multinazionale che ha ridimensionato i quadri intermedi della filiale italiana.
Immagino che sia depresso per questo. Ho già trovato il titolo, una citazione da Montalban: La solitudine del manager.
Ma in realtà, più che depresso sembra nervoso… Ora ho capito che non legge affatto il libro che ha davanti, è un libricino e in quasi dieci minuti ancora non ha voltato la pagina.

Le luci qui non aiutano, è vero. Però sembrava così impegnato nella lettura, prima. Devo concentrarmi sul libro, visto che non lo fa lui.
Probabilmente è un saggio sull’economia globale, allegato a un mensile finanziario, solo 5 euro e 90 oltre il prezzo di copertina…
E se invece fossero poesie? Sì, poesie d’amore, di quelle che ti bombardano di pensieri tristi a grappolo.
Se così fosse, ecco spiegato il suo sguardo vago, come se stesse fissando un buco nero nel vuoto. Perché? Facilissimo. È lacerato da un dubbio: la sua donna ha una storia con un altro. Il fatto è che lui non ne è totalmente sicuro.

Ma quei versi in rima lo fanno fremere, infuriare quasi. Come è possibile scrivere parole tanto dolci all’indirizzo di una femmina ingrata e bugiarda?
Quel libro è un regalo ricevuto da lei, è il suo poeta preferito… Ora il manager sta scrivendo un sms. È molto veloce, dito esperto di tastiere, è innegabile. Però non capisco se digita in risposta o se è lui che ha preso l’iniziativa. Immagino che sia un messaggio duro, tipo "nn vgl + saperne d te".

Ora però sorride. Giusto, è soddisfatto del modo deciso con il quale ha aggredito il problema… Ahia, è arrivata la risposta.
La studia, assorto. Ora digita ancora. Ma smette subito. Troppo breve. Ha cancellato rabbioso? Ha memorizzato? Appoggia il telefono e riprende a leggere. Ora non capisco più.
Il fatto è che da qua non riesco a vederlo quel maledetto libro. Sarebbe fondamentale per capire se sto immaginando bene… Da qualche minuto sembra rasserenato. È proprio tranquillo adesso. Normale, si è finalmente tolto un peso. Quello che davvero non riesco a capire è come faccia a leggere con questi fottuti faretti che si accendono e spengono. Forse ha una vista straordinariamente allenata alla penombra.

Immagino che sia nato in campagna da una famiglia modesta, da ragazzo studiava la notte alla luce delle candele, tanto erano poveri i suoi. Un eroe che ha saputo affrancarsi dalle sue umili origini con il talento e la volontà. O forse sono io che più semplicemente devo andare a farmi visitare da un buon oculista… Attenzione, ora ha alzato la testa, guarda verso l’ingresso. Si illumina. È entrato qualcuno! È lei? La burrasca è rientrata e si parleranno?

Si alza e le va incontro... No, non ci credo, è un signore anziano! Suo padre? È un signore distinto, se è il padre mi salta tutta la storia delle umili origini... No, si danno la mano. È il padre di lei? È quello con cui lui sospetta che lei lo tradisca? Si sorridono e parlano fitto. Accidenti alla musica lounge, non sento una parola. È l’emissario di una multinazionale concorrente che gli offre un contratto milionario? Suona il cellulare, ma lui non risponde. Perché? Già, non risponde perché sta suonando il mio, stesso modello e stessa suoneria...

Sì, eccomi, arrivo... Peccato, stavo immaginando che...

Advertisement