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Il giocatore sognatore

di Leonardo Manera su Smemoranda 2006 - Immagina che...

La cravatta è messa bene, la giacca è quella solita, la camicia una volta era elegante. Adesso ha il colletto un po' sgualcito, un po' liso, però fa ancora la sua figura.
Scarpe lucide e pelle profumata, neanche fosse il giorno del matrimonio: sì, Antonio, visto da lontano, sembra proprio un figurino, uno di quelli che dalla vita ha avuto tutto e adesso quel tutto sta lì a goderselo, invece no, anzi, è quasi il contrario.
Non è che Antonio dalla vita non abbia avuto nulla, ha avuto quel poco che fa desiderare di avere di più, che è anche peggio.
Perciò oggi, che è il giorno del suo compleanno, ha deciso di provare a sfidare la fortuna, ha provato a immaginare come potrebbe vivere se i suoi sogni si avverassero, allora si è vestito di tutto punto, è salito sulla sua macchina fresca di autolavaggio e ha imboccato la Milano-Torino, direzione Torino, poi, all’altezza di Santhià ha girato per Aosta ed è arrivato a Saint Vincent, guardando da lontano il casino, inteso come casa da gioco.

Adesso Antonio è lì, in mezzo a quell’aria un po’ frizzante da mezza montagna che mette sempre un po’ di emozione, e a lui ne mette ancora di più, perché sa o immagina o pensa o spera che la sua vita potrebbe cambiare nel giro di poche ore, forse minuti.
Entra nel primo bar che vede, proprio nella piazzetta dove ha trovato parcheggio, e chiede un caffè che gli rivolta tutto la stomaco, come se invece di un caffè avesse bevuto un autoscontro, poi, a piedi, fa quella piccola salita che porta fino all’ingresso del casino, sudando un po’, camminando velocemente.
Ora, in mezzo a quei velluti rossi, a quegli uomini incravattati e a quelle donne truccate da ultima spiaggia anche se sono in montagna, in mezzo a quelle fiches che si muovono, girano, cadono, è nel luogo dei suoi sogni; meglio, è nel luogo che potrebbe fargli avverare i suoli sogni.
Cambia alla cassa il suo contante per alcune fiches rotonde, di un bel rosso, belle anche da tenere in mano, quasi sensuali, poi sceglie il suo tavolo in base al croupier che gli sembra più umano.

Ma la sua sfida non è col croupier, né con la roulette: è un po’ con se stesso, con la sua vita, con la Fortuna. Quasi con Dio, ammesso che Dio abbia voglia di occuparsi di uno che sta al casino di Saint Vincent.
Perciò punta tutte se sue fiches, in un colpo solo, sul quattordici, rosso, pari, e mentre la pallina gira immagina come cambierebbe la sua vita se il quattordici, rosso, pari, uscisse… Antonio immagina e sogna… e di colpo non abita più in solitudine nel solito bilocale un po’ cadente da dove sente il rumore dei vicini che tirano lo sciacquone parlando con voce roca: è in una bella villetta singola con giardino, cane profumato e che abbaia solo al momento giusto, due figli biondi che vanno bene a scuola e si svegliano già pettinati e moglie elegante, ma con tanga e calze autoreggenti, vogliosa di sesso e pronta a soddisfare ogni desiderio erotico del suo uomo.

Mentre la pallina gira Antonio immagina e sogna… e di colpo non è più costretto a lavorare tutto l’anno nel solito ufficio escluso due settimane di vacanza in hotel da fritto misto surgelato, no, ora Antonio può decidere lui quando e come lavorare: un lavoro gratificante e ben retribuito: mentre la pallina gira Antonio si vede già presidente di qualche super multinazionale, prima a colloquio con tutti i dipendenti del mondo che lo invidiano, lo temono e lo ammirano e poi a colloquio (privato) con una segretaria elegante, ma con tanga e calze autoreggenti, vogliosa di sesso e pronta a soddisfare ogni desiderio erotico del suo presidente.
Mentre la pallina gira Antonio immagina e sogna… e di colpo non ha più la pancetta, il naso un po’ aquilino, gli occhi vagamente sporgenti e una stempiatura con riporto da ciuffo rotante: grazie a uno strepitoso, rapido e indolore intervento di chirurgia plastica Antonio ora è più bello di Tom Cruise o Gorge Clooney, anzi, è più bello di Tom Cruise e Gorge Clooney messi insieme e mentre è in convalescenza viene coccolato da tutte le infermiere della clinica, che sono eleganti, ma con tanga e calze autoreggenti e pronte a soddisfare ogni desiderio erotico del loro degente preferito.

Mentre la pallina gira, in pochi attimi, Antonio vede tutto questo e altro ancora, e comincia a immaginare un mondo migliore non solo per sé, ma per tutta l’umanità, un mondo senza guerre, senza ingiustizie e senza calcare nei rubinetti e per un attimo pensa che i presidenti del mondo, quando fanno le loro riunioni, non dovrebbero trovarsi di qua o di là, ma al casino di Saint Vincent, per eleggere un Capo Supremo che sia una specie di croupier, però donna, elegante, con tanga e calze autoreggenti, pronta a soddisfare ogni desiderio erotico di tutti gli uomini del pianeta, che poi è il modo migliore per evitare ogni tipo di conflitto.

Antonio, finalmente, è tranquillo, sereno, felice, sessualmente soddisfatto, in pace con sé stesso e con tutti i suoi simili.
Poi la pallina smette di girare.

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