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L'isola del Messia

di Lia Celi su Smemoranda 2006 - Immagina che...

Uffa, il Terzo Millenno è iniziato da sei anni e ancora non si vede un messia.
È un po’ che stiamo qui alla fermata, infreddoliti e speranzosi. Guardiamo a Nord, a Sud, a Est e a Ovest, ma dell’atteso intermediario fra cielo e terra che strapperà l’umanità alle sue miserie non c’è traccia.
Qualcuno ricorre al vecchio trucco della sigaretta (te l’accendi con indifferenza, fingendo di predisporti a una fumatina rilassata, e voilà, ecco spuntare un bel messia in fondo alla strada). Inutilmente.
Per noi, nati e cresciuti nel Novecento, è quasi uno choc. Veniamo da un secolo ad alta densità di uomini della provvidenza, glabri o con barba, o con baffi, baffetti e baffoni, con chioma alla nazzarena o pelati come ginocchi. Ovunque ti voltassi, c’era sempre un ditone salvifico pronto a indicarci un orizzonte luminoso. A volte il ditone era un bastone, uno stivalone o una televisione, ma il concetto era sempre quello: io ti salverò.

Anche oggi non mancano i salvatori dilettanti, ma sembrano tutti usciti dallo stesso ufficio-marketing. Ti parlano della terra promessa come se ti stessero proponendo una multiproprietà. Un nuovo messia, ecco quello che ci vuole. Uno tosto, con una voce profonda, che ci liberi dal peso superfluo più dannoso alla salute: quello del dubbio. Ma non arriva mai, e cominciamo a preoccuparci.

Intorno alla pensilina fioccano le ipotesi. “E se fosse vero quel che insegnavano a catechismo? Che il vero Messia è passato duemila anni fa? Io quasi quasi me ne torno a casa.”
“Guardi, io sono di religione ebraica e lo aspetto da quattromila anni. Coi messia ci vuole pazienza.”
“Forse è rimasto imbottigliato nella penultima reincarnazione. Ormai anche nella metempsicosi c’è un traffico pazzesco. Un’anima deve girare per ore prima di trovare un corpo libero. Mio zio ha dovuto reincarnarsi in doppia fila…”
“Tacete, pecore stolte! Non leggete i segni dei tempi? Pentitevi e vigilate! Il Messia sta per girare l’angolo! Guai a voi se non vi troverà pronti!”
“Questa poi. Lui arriva con tutto comodo, e poi ha il coraggio di metterci fretta. Bravi, bravi, continuate a fidarvi dei servizi pubblici. Sapete che vi dico? Ne ho abbastanza dei messia. Dalle miserie umane possiamo uscire solo con i nostri mezzi.”
“Finalmente qualcuno con le palle. Sì, o duce! Avanza, e noi ti seguiremo!”
“Scusate se mi intrometto, io non aspetto un messia, ma l’autobus 45 barrato. Non è che magari ha fatto sciopero?”
“Mi spiace, ma siete tutti fuori strada. Ho qui un papiro recentemente ritrovato sul Mar Rosso, dove si dice chiaramente che il Messia e il 45 barrato fermano alla prossima traversa.”
All’improvviso, una giovane signora ben vestita che ha seguito attentamente la nostra discussione si allontana in fretta. La vediamo girare l’angolo mentre parla concitata al cellulare. Captiamo le parole "idea geniale", "share alle stelle", "forza con le selezioni."

Ce ne ricorderemo fra un mese o due, quando sui giornali leggeremo una notizia bomba: “Conto alla rovescia per L’isola dei messia, il reality-show in cui salvi chi ti salva meglio!
Dieci aspiranti salvatori del mondo verranno confinati su un atollo caraibico ed esposti ventiquattr’ore al giorno allo sguardo dei telespettatori di tutto il pianeta, con diritto di televoto.
Vincerà Terenzio, l’allenatore di Cattolica che sostiene di essere il personal trainer della Madonna, o Akenaphus, il satanista che propone all’umanità un vantaggioso patto col diavolo, con supervalutazione delle anime, carta di credito Belze-buy per acquisti illimitati e, un domani, sistemazione infernale nel girone-Vip?
Babushka Korolenko, la veggente bielorussa che dopo Chernobyl ha le stimmate che riproducono la struttura atomica dell’uranio, o Donald Mackay, il filantropo texano che da anni si impegna concretamente a costruire un futuro in cui tutti gli uomini saranno fratelli, mettendo incinte più donne possibili?…"

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