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Kabul Express

di Margherita Giacobino su Smemoranda 1999 - Va' a quel paese

Quando vedo, in televisione,vallette oppresse dal peso di enormi meloni che stanno per scoppiare nellascollatura, donne in carriera, politiche, sociologhe, psicologhe e romanziereche si suppone dovrebbero aver raggiunto da un pezzo l'età dellaragione, che tentano di emulare i travestiti veri esibendo ettari di gambevelatissime, dondolano lancinanti tacchi a spillo e ti rivolgono facce coperteda trucchi sgargianti con colori da ecchimosi, mi viene da pensare pietosamente:Ma va' a Kabul! Come sarebbe riposante, per le poverette, indossare un belvelo una volta tanto, e lasciar fare il resto ai truci e lampeggianti occhidei talebani, pronti a immaginare nudità femminili da censurare anchesotto quaranta strati di stoffa! Lì inoltre non correrebbero neancheil rischio di dire sciocchezze, perché nessuno si sognerebbe di lasciarleparlare, e loro stesse, qualora fossero arrivate fino agli studi televisivicoperte da metri e metri di lana, impiegando una spasmodica attenzione pernon finire sotto un tram (il che, data la visibilità zero del velo,si raggiunge sviluppando poteri quasi extrasensoriali), sarebbero contentedi accoccolarsi per terra e di rifiatare in pace.
Ma senza rumore, s'intende. Perché le donne afghane, per legge, nondevono fare rumore, neanche con i tacchi. Una norma stabilisce che le sciagurateche si ostinano a portare i tacchi li devono insonorizzare con feltrinitipo quelli che noi mettiamo alle gambe delle sedie, per non disturbareil sonno secolare degli uomini, che sognano un mondo senza donne e sonoquasi riusciti a realizzare il loro sogno.
E che farne di quelle che, ritenendo, e a ragione, di aver ottenuto tuttoquello che meritavano e anche di più, auspicano a gran voce il ritornoai valori della famiglia, della maternità, della casalinghità?Non sarebbe rinfrescante e pacificante, per queste loquaci paladine delsilenzio femminile, trascorrere un periodo - diciamo dieci o vent'anni -nella capitale afghana? Gli uomini del posto le accoglierebbero a bracciatese, e armate di kalashnikov, senza tante formalità, neppure quelladel passaporto, perché siccome non sta bene pronunciare ad alta voceil nome di una donna, figuriamoci scriverlo su un documento. Anzi, meglioancora sarebbe non avercelo, un nome. E a questo proposito, ce ne sono tanti,di nomi di donne famose in Italia, che avrebbero tutto da guadagnare daun bel bagno di anonimato coranico.
E se le nostre conterranee, abituate a un protagonismo rampante e sgomitante,non si adattassero facilmente alla vita ritirata delle velate? Be', in talcaso potrebbero unirsi alle afghane ribelli, dando un apporto di energiefresche alla lotta per i diritti delle donne, che in realtà si chiamanoumani, perché se si chiamassero delle donne nessuno lotterebbe perloro, neanche le donne di Amnesty International. Che bello vedere le psicologhedi casa nostra finalmente intente a qualcosa di utile, come studiare lenevrosi dei talebani! E tutto in silenzio e senza neanche prendere appunti,perché le donne, non potendo andare a scuola, debbono rimanere inun beato analfabetismo, evitando così di consumarsi il cervello inpensieri propri e originali e assentendo sempre a quelli dei loro uomini,esattamente come fanno molte intellettuali nostrane che però perarrivarci hanno speso anni di università e quando non dicono nientelo strillano a gran voce.
E, proprio come nei programmi internazionali di scambio, a tante italianein gita premio in Afghanistan dovrebbero corrispondere altrettante afghanein visita in Italia, magari a tempo indeterminato. Arriverebbero con i loroocchi attenti dietro la grata del velo, camminerebbero caute per le nostreamene città dove non esiste pericolo per le donne e si guarderebberoattorno diffidenti, pronte a difendere la vita. E se, di fronte a qualcheambiguo bagliore in occhi maschili, credessero, a torto o a ragione, dicogliere un lampo integralista e rispondessero mostrando ciò chehanno sotto il velo, cioè un fucile? Be', pazienza, anche questorientrerebbe nel programma di scambio culturale, e sarebbe una lezione direligioni comparate su cui noi italiane e cattoliche potremmo meditare.
Dicono che l'Afghanistan è tornato indietro nel tempo. Di alcunimillenni, probabilmente. Un'amica che ci andò in un'altra era geologica- circa venticinque anni fa - mi ha raccontato questo episodio, oggi difficilmenteimmaginabile: il magic bus su cui viaggia con una quindicina di altri turistiavventurosi è in avaria, e si attende, in un'oasi boscosa, che vengariparato. Una donna velatissima si avvicina alla mia amica, ottima fotografa,e alla sua inseparabile Nikon, e le fa cenno di seguirla. Lei non ci pensasu due volte e segue la donna che, in perfetto silenzio, si addentra nelbosco. Giungono finalmente a una spiaggetta lungo il fiume in cui èaccampata, in atteggiamenti balneari, la famiglia della signora, la qualeda parte sua si toglie il velo chiarendo così lo scopo della suarichiesta: farsi fotografare in costume da bagno. 
E dire che allora sembrava una trasgressione da nulla.

nota della redazione

Ndr. In Afghanistan il governo laico di Najibullah è stato rovesciato,nell'aprile 1992, da una coalizione formata dai gruppi Mujahideen (religiosi)alleati con parte delle forze armate. è seguito un periodo di violentelotte tra i Mujahideen per il controllo di Kabul e delle principali città.Dal febbraio 1995 una forza integralista, i talebani (studenti islamici),controlla 9 delle 30 province afghane (la piùgrande fetta di territorionelle mani di una sola forza politica) Kabul compresa. L'impresa èstata possibile, sembra, grazie all'aiuto del Pakistan e dell'Arabia Saudita.I talebani stanno modellando la società afghana secondo l'interpretazionepiùradicale dei dogmi coranici. In particolare per quanto riguardale donne: non possono uscire se non accompagnate da un familiare, e comunquedevono essere sempre interamente coperte da una tunica larga e spessa, laburqa, con un'unica fessura all'altezza degli occhi. Non possono lavaregli indumenti intimi con acqua corrente e neppure avere abiti su misura,meno che mai tacchi a spillo. Non possono farsi ricoverare in ospedale,se non in pericolo di morte. Non possono leggere, studiare o guardare latelevisione

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