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Ratti e rutti

di Raul Cremona su Smemoranda 1999 - Va' a quel paese

Ero lì tranquillo, seduto a un tavolo del “Calamaro fritto” (il ristorante che gestisco a Lamezia Scalo insieme a mia moglie Cessica), davanti alla mia impepataquotidiana, quando suonò il telefono. Una voce simile a quella diuno a cui hanno appena fregato lo stereo mi disse tra i singhiozzi: “Voi,Venerabile mago Oronzo, siete l'unico che può aiutarmi La Puzze eMiasmi, la mia fabbrica chimica, è in grave pericolo. è infestatadi topi enormi. Gli operai sono terrorizzati. Il capo dei topi poi, un certoSorcione, mi ha rubato il posto di direttore generale”. Ascoltavo l'uomoin silenzio mentre, con lo stecchino, davo la caccia a un paio di molluschiche, per non farsi risucchiare dal buco nero del mio stomaco, si erano nascostitra le fessure dei miei denti. “Capisco perfettamente” dissi all'uomo“qui ci vuole una bella disinfestazione. Mi interesserò personalmentedel caso”. Saltai sul motocarro e partii a razzo. Lo stabilimento sitrovava a Fantomazzo, un paese non lontano da casa mia, famoso nell'interlansperché una volta si era fermato Califano a fare benzina alla suaGiaguars. Entrai nella fabbrica a tutta velocità. Topi grossi comeuomini erano dappertutto. Inchiodai davanti alla direzione.
“Ehi, tu, vestito da mago Oronzo, dove credi di andare? Siamo giàa carnevale?” mi chiese con arroganza il topo portinaio.
“Bello, ho un appuntamento con il direttore generale” gli risposi.Ma quello mi sbarrò la strada.
“Senti, se non vado a parlare con questo Sorcione la storia non finiscee che pezzo gli mando io a Smemoranda?” gli dissi con le buone.
“Mandale una favola” mi rispose il ratto facendo dello spiritismo.
“Bell'idea!” esclamai sfilandomi un calzino “le manderòla fiaba del pifferaio che con un calzino liberava la fabbrica dai topi!”.Ma parlai invano perché quello era già bell'e stecchito. L'ufficiodel direttore era all'ultimo piano. Sulla porta blindata c'era giàil nome di Sorcione. Mi rinfilai il calzino e il raggio water che mi scappònell'abbassarmi scardinò la porta. Dentro l'ufficio un ratto gigantescostava seduto dietro una grande scrivania.
“Chi sei? Chi osa disturbare il terribile Sorcione?”, mi chiesecon un fare piùarrogante del topo portinaio.
“Sono il Venerabile mago Oronzo, maestro di scienze occulte 10°dan, preveggente, massaggiatore, pranotrapezista, occultista e occulistanel senso che ti faccio un mazzo così se non te ne vai via subitoda questa fabbrica! O vuoi uscire fuori di qui con tutte le tue chiavichein fila per sei col resto di due come i quarantaquattro ratti?”
“Ma vai un po' a quel paese!” mi rispose quello scoppiando a ridere.
“Bello! Sappi che io in vita mia ne ho mandati così tanti aquel paese che se solo la metà mi ha dato retta adesso quel paesefa provincia!”
“Ma lo sai che se io ti mordo potrei attaccarti la peste?” migridò Sorcione incacchiato.
“No Però so che se io ti pesto di sicuro ti attacco i lividi”gli risposi volandogli addosso. Sorcione era un tipo tosto. La raffica diperturbazioni intestinali che gli sparai servì solo a stordirlo.Le fiammate dei raggi water però gli bruciarono il pelo. Avvoltodalle fiamme si levò il costume da topo smascherandosi: altri nonera che Peppino Spiezziecorna, mio acerrimo nemico fin dal riformatorio.Mi inseguì fin giù in cortile. Sotto il sedile del motocarroavevo ancora una cassa di vasetti di zuppa di cipolle fatta da mia moglieCessica, che la sera prima mi ero dimenticato di consegnare alla pizzeriabella Napoli. Ingurgitai il contenuto in un ruttosecondo. Quando Peppinomi arrivò davanti gli sparai in piena faccia un rutto cosmico dirompentelasciandolo a terra privo di sensi. Mi avvicinai a lui e gli diedi il ruttodi grazia. Altri uomini-topi, che intanto erano avanzati verso di me conun'arroganza che rasentava l'ipocrisia, nel vedere il loro capo sconfittofuggirono terrorizzati. In cielo intanto era apparso un fungo ruttico. Pocodopo, nel piazzale della fabbrica, arrivò il vero direttore generale.
“Il caso è risolto. Erano uomini travestiti da topi. Non s'èmai visto un topo con la zip” gli spiegai. “Altroché ultrasuoniCon questi ci volevano gli ultrarutti”.
Peppino Spiezziecorna, malconcio, confessò che era stato pagato daidirigenti della Fetori e Tanfi, una fabbrica concorrente, per costringereil padrone della Puzze e Miasmi a svendere la sua.
“Vedi cosa succede a chi mi manda a quel paese? E ora fuori dalle bballe!”gli dissi.
“Scusami Oronzo” mi rispose con un filo di voce. “Ma comehai fatto a mettermi kappaò?”
“Bello! Non te lo ha mai detto nessuno che io a casa ho il tubo delmetano che va nella direzione opposta?”

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