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Hkuruheli

di Scipio Silvi su Smemoranda 1999 - Va' a quel paese

C'è un'atmosfera surreale nell'isola. Fa molto caldo, non soffia nemmeno un alito di vento. I bambini giocano all'ombra delle tettoie di kajian prospicienti le case dai muri di corallo. L'acqua della laguna è immobile, la spiaggia deserta. 
Tutti gli uomini sono in mare per l'annuale pesca allo squalo (animale fondamentale per la sopravvivenza della piccola comunità).
“Era un giorno d'estate del 1700 e rotti, in un'isola delle Maldive al tempo della breve dominazione portoghese dell'arcipelago”.
Troppo silenzio. Decine di occhi neri scrutano il mare sin dove si confonde con il cielo. Il singhiozzo cantilenante del muhetzin attira gli sguardi sul minareto che svetta solitario al centro del villaggio. E' venerdì, il giorno della preghiera, del riposo e della meditazione. Ma gli uomini del villaggio non ci saranno. E' il tramonto. Il lamento del muhetzin annuncia l'ultima preghiera della giornata. Le donne hanno acceso i fuochi per riscaldare il curry. Ma nessuno mangerà. All'improvviso un'invisibile carezzascompiglia i ciuffi delle palme e un brivido di speranza accende il sorrisosulle bocche di tutti: il vento porterà a casa le barche e gli uomini. Un lungo sospiro collettivo rianima il villaggio: Allah è grande.L'alba è livida. Il vento se n'è andato all'improvviso com'eravenuto. Tutto il villaggio è raccolto sulla spiaggia: le donne sedute,i vecchi accosciati come se stessero pregando, i bambini rannicchiati trale braccia delle madri. Un tonfo e lo strillo di un bambino paralizzanodonne e uomini in attesa. Ora tutti fissano un punto dove l'acqua, primaimmobile, è percorsa da brividi ondosi e gorghi tremolanti. In unsol colpo mille demoni neri squarciano la superficie dell'acqua tra un ribolliredi schiuma e spruzzi iridescenti, per poi ricadere con tonfi assordantiche sollevano il mare, fanno tremare l'aria e accapponare la pelle. Sonomostri orribili: la bocca è un taglio slabbrato dal ghigno feroce,per testa un paio di corna e gli occhi sono fredde biglie di vetro senzaluce. Nel volo sferzano l'aria con una lunga coda da topo che sibila comeuna frusta. Le donne fuggono terrorizzate coi bambini al seno, i vecchiindietreggiano strisciando sulle ginocchia, e battendo la testa sulla sabbiainvocano misericordia e il perdono di Allah. Ora è burrasca vera.A decine i diavoli scatenati sconvolgono l'acqua saltando, ricadendo pesantementee sbattendo le ali in un balletto infernale. “Per tutto il giorno etutta la notte i demoni saltarono e ballarono attorno all'isola. L'indomanila laguna era cosparsa dei resti galleggianti delle barche da pesca, madegli uomini nessuna traccia. Tutti gli abitanti abbandonarono l'isola eda allora nessuno vi ha piùmesso piede”.
L'isola esiste e si chiama Hkuruheli, in lingua divehei significa: qualcunosi è perso nel giorno della preghiera. Il Governo ne ha cambiatoil nome in Hukurudu, che non significa niente, per riabilitare l'isola invista di un insediamento turistico, ma le leggende sono dure a morire. Lagente dell'Atollo di Ari chiama l'isola con il suo antico nome e non cimette piede. Meno male! Da inferno per gli uomini, le acque della lagunasi sono trasformate in un paradiso per le mante che ogni anno vanno neipressi dell'isola per procreare. Arrivano a decine, sono grandi, docili,eleganti. Nuotano pacifiche a bocca spalancata per ingoiare il nutrientee abbondante plancton. Quando saltano fuori dall'acqua con i loro 4 o 5metri di apertura alare, e 4 o 500 kili di peso, offrono un unico straordinariospettacolo di forza, potenza e agilità. Probabilmente quel giornoalcune mante si diedero appuntamento nei pressi dell'isola “maledetta”per partorire. In tale occasione le mante si radunano in branchi numerosi,scelgono una zona di acque basse e non frequentate da predatori e dannoinizio alla saga del parto che può durare anche diversi giorni. Trasalti, tuffi, sbattere di ali, luccichii di corna e sferzate di code puòsembrare di assistere a un sabba infernale. In realtà le mante nonsono piùaggressive e pericolose di un pesce rosso, non hanno nemmenoi denti, e i loro “demoniaci” balletti sono indispensabili perfar nascere le piccole mantine che covano nel ventre. Forse i pescatoriperirono nella burrasca che si scatenò durante la notte; o piùprobabilmente furono catturati dai pirati, tradotti in schiavitùe le barche affondate per non lasciare tracce. Nessun demone distrusse barche,né ingoiò uomini come riporta la leggenda, e le mante nonsono jinny (i diavoli dell'inferno musulmano). 
Ancora oggi (Italia compresa) nei paesi rivieraschi la manta è associataal diavolo: forse perché in tutte le religioni i demoni sono raffiguraticon le corna, le ali e la coda. Ormai però tutti dovrebbero sapere che i demoni moderni indossano, a seconda dei casi, doppiopetto, toga o uniforme. O no? 

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