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Il futuro ci aspetta

di Luciana Littizzetto su Smemoranda 2006 - Immagina che...

Urka, ragazzi, come passa il tempo. Fra una manciata di settimane sarà già Natale.
E quindi, se il calendario non mente, sono lieta di annunciare che tra pochissimo sarà anche Capodanno. Rullo di tamburi. Cosa fate con quelle sopraciglia che piegano all’ingiù? Su, su. In alto i vostri cuori. Il futuro ci aspetta. Cominciate col farmi un bel sorriso. Voglio vedere delle radiose labbra arancioni a spicchio di mandarancio.
Dai, coraggio, che la vita è un passaggio. Lo dice sempre mia zia Nanda, presidentessa emerita e gran Mogola di tutte le carampane d’Italia.
Io vado pazza per le carampane. Adoro le donne di una certa età. Le nonnette pimpanti, con la permanente riccia riccia e la chioma grigio carlinga di Boing, le vedove allegre che si sfondano di briscole e dicono merda, le vecchie zie intronate che smettono di guardare Mirabella e si sintonizzano su MTV. Ogni cristiano che si rispetti ne vanta almeno un paio che circuitano nella sua famiglia.
Per me sono senza dubbio modelli di vita. Hanno ragione loro, perché dopo anni di grane, guai e tormenti, hanno capito che la vita tocca prenderla come viene, e per addolcirla in fretta l’unica è un sacchettino di caramelle mou, o ancora meglio un paio di marron glacé belli grossi.

Altro che corsi di autostima, yoga e Sai babi. I due appuntamenti fissi dell’uscita carampane sono l’otto marzo, festa della donna, quando vanno in pizzeria con le clienti della parrucchiera Ornella e il 31 dicembre, capodanno al ristorante Ornella, (sempre lei, che fa businness di mestiere) tristissimo locale della cintura dove si mangia cocktail di gamberetti in salsa rosa, si balla il trenino e si brinda con spumante chimico in bicchieri di plastica.
La felicità è annidata nelle pieghe della tristezza, tocca farla uscire a calci nel sedere altrimenti non c’è verso. Giusto.
E veniamo al look carampanesco. Regola principale: nascondimento culo ed esposizione zinna. Copertura del rimorchio darera e balcone in mostra davanti. La tetta prosperosa è gentilmente offerta dalla ditta, appoggiata su un grazioso decolleté che fa da vassoio e incartata in un pregiatissimo toppettino che se non è di leopardo è di tigre, se non è di tigre è di pantera e se non è di una di quelle bestiacce è comunque di qualche altro carnivoro della giungla. Altro punto irrinuciabile: messissima in pieghissima.

Nelle parruccherie intasate di anime dannate il bulbo viene gonfiato, cotonato, lievitato, espanso, sparato verso l’alto a matassa di zucchero filato e a suon di lacca super fissante.
Infatti a Capodanno le statistiche dicono che si consumano più bottiglie di lacca che di spumante.
Ma c’è il tocco di classe. Una carampana che si rispetti si fa mettere il brillantante come le lavastoviglie. Una bella spruzzata di lacca coi brillantini il cui smaltimento prevede tempi lunghissimi. I medesimi infatti finiranno ovunque. Sulla panna della torta chantillì e sulla pelata del cameriere disfatto. Ma soprattutto sui baffi.
Ebbene sì. Il brillantino è inesorabilmente attratto dall’umidino del baffetto che incornicia la bocca che dato il menù della serata non è esattamente di rosa. Intanto la pressione sale e l’ascella cede. Pazienza. Anche il piede nella scarpa bronzo, come le medaglie delle olimpiadi, comincerà a lievitare fin quasi ad esplodere. Ma la carampana continuerà indefessa a ballarci sopra il ballo del qua qua. Con la vernice dalla scarpa che anche lei farà lo stesso rumore: qua qua.

Ogni cosa nella vita è un po' tragedia e un po' commedia.
Se la guardi di qua è dramma. Se ti sposti e la guardi di là è vaudeville.
Basta solo decidere da che parte stare. Io sto di là. E voi?

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