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Il cuore della jungla

di Luciano Ligabue su Smemoranda 2006 - Immagina che...

Arrivò con la liana a bordo pianerottolo. Come sempre. E, come sempre, in punta di piedi si avvicinò alla schiena di lei per poi fare il solito: "Buhhh!"
Jane diede il solito sobbalzo e, incazzata, la solita risposta: "Ma va’ a cagare va’, Tarzan."
Lui era fatto così. Jane avrebbe dovuto rassegnarsi: non sarebbe cambiato mai e quello scherzetto l’avrebbe ripetuto ogni giorno di ogni settimana di ogni mese eccetera. Niente ferie. Casomai era lei che poteva aspettarlo senza mai dare le spalle alla porta d’ingresso.
Intanto l’uomo scimmia, aprendo il braccio sinistro, aveva lasciato cadere a terra una quantità inverosimile di frutta, erba e bestie morte.
Sorrideva orgoglioso della sua spesa.

Lei invece diede un’occhiata di sufficienza alzando l’angolo sinistro del labbro superiore. Si ricordava di Billy Idol. Alla fine era tutta cena che doveva preparare lei.
"Novità?" chiese lui.
Jane prima lo guardò incredula, poi uscì con: "Ma rivai a cagare va’."
Solo qualche giorno fa l’aveva accusata di non essere più di buon umore come una volta. La stava prendendo in giro o era più scemo del prospettabile?
"Novità… mi chiede. Cosa vuoi che succeda qua dentro a parte dover cacciare ogni tanto un serpente o un pipistrello o una delle tue amichette da casa nostra?" Una delle tue amichette stava per una gorillina.

Tarzan, accertato che la sua compagna era malmostosa, la sollevò e la portò di peso in camera dove le offrì, a suo modo, un signor aperitivo.
Se sei Tarzan, per tener fede al tuo nome devi saper offrire alla tua donna aperitivi, antipasti, pasti, caffè, ammazzacaffè, mentine, merende eccetera. Ogni giorno. E lui lo faceva.
A dirla tutta, essendo Tarzan, aveva bisogno di sfogarsi anche fuori casa con un paio di gorilline vivaci.

Non si può dire che Jane non apprezzò, in fondo era lì soprattutto per quello, ma da qualche tempo sembrava un po' meno felice dell’intimità con l’uomo scimmia. Il quale non è un caso che non venisse chiamato uomo-aquila o uomo-volpe. Perché adesso, ignaro, se ne stava beato a fischiettare Alle falde del Kilimangiaro.
Fin quando, giratosi verso il profilo di Jane, vide più di una goccia cadere dall’esterno dell’occhio fino giù, sull’orecchio. Tarzan leccò le gocce. Erano salate. Era mare.

E quando esce il mare dagli occhi della tua donna, anche se non sei uomo-aquila o uomo-volpe, qualcosina la capisci. Ma, soprattutto, se sei l’uomo scimmia fai scattare il tuo naturale istinto di sopravvivenza e lo estendi alla sopravvivenza della coppia. Avrebbe fatto ciò che andava fatto.
Quell’edizione dell’Isola dei famosi andò molto bene. Come ascolti la terza di sempre. Tarzan e Jane stravinsero. Primi e secondi. O meglio: prima lei, secondo lui.
Le cose cambiarono radicalmente. La bionda cominciò una serie di apparizioni televisive domenicali in cui dimostrava ampiamente di non sapere ballare, né cantare, né dire, fare, baciare lettera o testamento. Gli impegni aumentarono al cubo.

Oltre ai calendari si mise a fare agende, rubriche, lunari e schede carburanti. Pubblicò un trattato di cucina: Dalla jungla all’isola: 1001 ricette appetitose.
Da quel libro venne ricavato un musical in cui Jane, vestita da cuoca, riusciva a mettere in risalto tutto quello che non sapeva fare. Non si contarono le repliche. Una di queste venne ripresa con sessantotto telecamere fra satellite, digitale terrestre, analogico e Capodistria. Fu trasmessa in diretta contemporanea in prima serata il sabato della lotteria Italia.

Durante la diretta vennero contati ben undici diversi spot in cui Jane era protagonista.
Nel frattempo anche Tarzan aveva fatto calendari. Nel senso che aveva investito in una tipografia e ne stampava uno dietro l’altro. Tutti con sopra qualche gorillina nuda.
Aveva cominciato a collaborare con Smemoranda, una fortunata agenda scolastica che non vedeva l’ora di pubblicare i suoi pezzi. Aveva sfondato anche con la televendita. Si metteva di fronte la batteria di pentole da piazzare e con cucchiaio e forchetta di legno suonava Kilimangiaro. E le pentole andavano.
Ma soprattutto aveva pubblicato Il cuore della jungla. Uno straziante romanzo d’amore in cui un certo Parzan e una certa Lane si amano follemente nella loro baracca su un albero in piena jungla. A un certo punto, però, lei comincia ad annoiarsi e allora lui li iscrive a un reality show che vincono e li rende famosi. Lane realizza così tutti i suoi sogni ma, contemporaneamente, cominciano misteriosi mal di testa che aumentano fuori misura ogni volta che Parzan le si avvicina. Tanto misteriosi quanto metodici, quei dolori impediscono, ormai, qualsiasi contatto fisico.
Così lui decide di farsi una vacanza e tornare nell’amata giungla. Se non che ci torna da arrugginito e, pur usando la solita liana, arriva un po' corto sul suo pianerottolo.

Anzi non ci arriva proprio e fa un volo di venti metri.
Le sue due amiche gorilline lo trovano in fin di vita.
Si prendono cura di lui, lo rimettono in piedi e lo rilanciano virilmente. Parzan apre una tipografia nella jungla e comincia a stampare calendari con gorilline nude. Successo indescrivibile. Qualche tempo dopo Lane apre un enorme pacco che gli arriva dalla jungla.

La prima cosa che vede è una fotografia di Parzan, felice, abbracciato alle due gorilline. Dietro la foto c’è scritto: "Forse faccio tardi, tesoro."
Nel pacco c’è un altro pacco con su scritto: "Spero che così ti passi."
Lane lo apre e ci trova centinaia di confezioni familiari di moment, aleve, novalgina, cibalgina, aspirina e saridon.
Il cuore della jungla, giunto alla sesta edizione, ha di recente vinto il premio Strega. A ritirarlo per Tarzan si è presentato il suo editore che ha colto l’occasione per annunciare che l’uomo scimmia è al lavoro sul suo secondo romanzo.

Voci dicono che si potrebbe chiamare Il cuore nella jungla.

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