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L'avventura

di Valerio Peretti Cucchi su Smemoranda 1999 - Va' a quel paese

Chissà se a ogni onda che c'è qua, corrisponde un abbassamento dell'acqua dilà!?” pensava Carlo guardando la sottile linea dell'orizzonteche divideva il cielo dall'oceano. Carlo, impiegato all'ufficio insolutidi una banca di Milano, non era la prima volta che aveva pensieri profondi;da quando poi era arrivato in vacanza in Messico, riusciva ad avere pensieriprofondi anche due o tre volte al giorno. Fa miracoli il Messico!
Gli ci voleva proprio una vacanza. Mesi, anni di vita noiosa, di lavoronon gratificante, di tormenti interiori, lo avevano ridotto a uno straccio.Di questo suo disagio, Carlo ne parlò anche con la fidanzata, ledisse: “Qui ci vuole un cambiamento!” lei si dichiarò immediatamented'accordo e cambiò uomo. Così lui partì da solo.
Ora era lì, in un angolo del Golfo del Messico, seduto e imbracatosulla poltroncina di un motoscafo da pesca d'altura che osservava come lascia dell'acqua frullata dalle potenti eliche sembrasse un lungo taglionetto che divideva il suo passato dal suo futuro. Eccolo là! Un altropensiero profondo, anche se non aveva ben presente quale lato del mare rappresentasseil passato e quale il futuro. A prima vista sembravano due masse d'acquaidentiche. Probabilmente era un pensiero profondo che andava perfezionato.
Con in mano un bicchiere di Margarita e nell'altro il barattolo delle esche,Carlo si lasciava rosolare dal sole, quando, improvvisamente, una delledue canne da pesca fissate a poppa si inarcò, disegnando un'enormeparentesi nell'azzurro cielo tropicale. Qualcosa aveva abboccato, e dovevaessere qualcosa di veramente grosso da come tendeva la lenza. Carlo nonperse tempo, e ingoiò in un sol sorso ciò che aveva nellamano destra e posò quello che aveva nella mano sinistra. Si resesubito conto di aver fatto una sciocchezza perché, il Margarita,quando scende in gola non striscia e non si dimena. Vedendo la faccia preoccupatadi Carlo, Esteban, il marinaio, con la tipica sensibilità che contraddistinguegli uomini di mare, si affrettò a tranquillizzarlo dicendogli chenon era un problema, di barattoli di esche ce ne erano ancora parecchi abordo. “Ma sì, chi se ne frega! Ho mangiato porcherie per anni,cosa vuoi che mi faccia qualche verme?” disse Carlo subito dopo avervomitato sui piedi di Esteban, che con la tipica sensibilità checontraddistingue gli uomini di mare, recitò una lunga litania incui a Carlo sembrò venisse celebrata insistentemente la figura dellamadre snaturata di un turista italiano. Non approfondì l'argomento,di riti curiosi e strampalati ne aveva già visti parecchi tra gliIndios dello Yucatàn, uno più, uno meno che importanza aveva?E poi non c'era tempo, doveva finalmente vivere la sua avventura, tirarea bordo il mostro marino che là, nelle azzurre profonditàdell'oceano, stava scatenando tutta la sua violenza per sfuggire alla cattura.Quel pesce possente, attraverso la canna vibrante che ora Carlo stringevatra le mani, sembrava volergli dire che non aveva nessuna intenzione didarsi per vinto tanto facilmente. Meglio! Questa era vita! Cosa poteva essere?Uno squalo? Un pesce spada? Un barracuda? Sarebbe andato bene anche un sommozzatore!Di qualsiasi razza fosse l'essere attaccato all'altro capo della lenza,lui, sarebbe riuscito a catturarlo! Poi la foto sul molo, la foto da esibirein ufficio, ai colleghi, a tutti, Carlo e la sua preda! Dio che emozione!Ora il pesce sembrava far meno resistenza un qualcosa di argenteo balenòper un attimo a qualche metro dalla barca, “Ancora uno sforzo!”gridò Esteban e Carlo, per lo sforzo, gli vomitò di nuovosui piedi. Ma non c'era tempo ora per litanie sulle mamme dei turisti, orail pesce era sottobordo, Carlo avvolse completamente il mulinello e un Bonito!Quaranta centimetri di tonno dallo sguardo stupito, caddero sul ponte delmotoscafo. Con un pesce di quelle dimensioni al massimo si poteva fare unafototessera! Eppure bastò quello per far prendere a Carlo la grandedecisione: quello era ciò che voleva, quello era ciò che datanto tempo cercava! Aveva sognato fin da ragazzo una strada alternativa.Quante notti passate a discutere con gli amici e poi, quante paure, quanteinsicurezze lo avevano costretto ad accettare compromessi. Ora, finalmentesentiva di potercela fare: doveva cambiare vita! Doveva rompere con l'Italiae andare a crearsi un futuro in Messico. Tornò a casa, si licenziòdalla banca, mandò al diavolo quel semi- analfabeta del suo capoufficio,buono solo a insultarlo in un italiano approssimativo, diede l'addio airitmi forsennati di Milano e andò a vivere nel paese dei suoi sogni.
Ora sì che è tutta un'altra cosa, ora Carlo vive a Cittàdel Messico, ha trovato un buon impiego in una banca locale e il suo direttoreè una persona preparata e colta: lo insulta in uno spagnolo perfetto!

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