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Viva l'immaginazione

di Raul Cremona su Smemoranda 2006 - Immagina che...

Appena il mago Oronzo entrò nel monastero Zeng di Lamezia Scalo si scordò tutta la fatica che gli era costato arrivare fino a lì, compreso il fatto che aveva dovuto rubare due auto per giungere a destinazione.
Ora il mago era sulla soglia del monastero, bell’e riposato, dopo una notte ristoratrice passata al Grandhotel Socaposcia, un conto molto salato ma pagato con la carta di credito presa dal portafogli di Piero Pelù, trovato nei calzoni appesi nello spogliatoio di uno stadio, durante una partita di un triangolare di calcio a cui partecipavano Smemoranda, Dinamo Rock e una rappresentativa di ladri di stereo allenata da Oronzo. Il monastero era in riva al mare, il mago varcò i cancelli, con una potente dose di gas ascellare neutralizzò due guardiani e arrivò in spiaggia. Seduto in riva al mare vide il vecchio maestro Valterzeng, l’uomo che un tempo gli aveva insegnato tutti i segreti dello zeng, del ju-jitzu e del rubamatzu.
Appena il maestro vide Oronzo lo invitò ad entrare in acqua: "Ti aspettavo, Oronzo... Pavocienne rint’a coppa flambai stofola, stivalàà!" gli disse in tono cordiale.
"Aeouiiii, aeouééé!" gli rispose Oronzo con il fare sicuro di chi sa quello che dice.

I due si capivano perfettamente.
Entrando in acqua Oronzo emise un rutto cosmico dirompente che fece fuggire al largo tutti i pesci presenti nel raggio di chilometri. "Ti aspettavo da molto tempo..." gli disse Valterzeng "devo parlarti di cose troppo importanti, siediti e ascolta..."
Oronzo si sedette di fronte al maestro, solo le teste dei due uomini uscivano dal pelo d’acqua.

Di tanto in tanto il mare attorno ai due sembrava ribollire per via del vento che usciva dalla pancia di Oronzo creando un enorme ‘effetto Jacuzzi’.
"Sono successe molte cose che non sai negli ultimi tempi, e ti ho chiamato perché volevo dirtele..."
Il maestro cominciò così a parlare per giorni e giorni. A Oronzo erano venute due palle enormi che di tanto in tanto lanciava a Valterzeng, il quale si tuffava nel mare per pararle come ai vecchi tempi.
"Vedi, Oronzo, mi sono immaginato un mondo nuovo, dove la gente sia tutta uguale, dove nessuno faccia più il prepotente, dove nessuno rubi più al prossimo, dove ci sia lavoro per tutti... Forse tu non sai che la parola ‘immagine’ in latino si dice ‘imago’ per cui chi meglio di un mago può capirmi? Questo mondo va cambiato, ho bisogno del tuo aiuto per fare un lifting al Pianeta, per fare la plastica al mondo..."

Al terzo giorno Oronzo scattò in piedi e gridò a Valterzeng: "Aeouiii, aeouéééé! Mavafarintomazz! E io dovrei aiutarti a costruire un mondo così? Dove non si rubi più, si vada tutti a lavorare, non ci siano prepotenti? Bello, ma per chi mi hai preso? Per Michele Cucuzza?"
Al mago, per la rabbia, gli si era alzata a tal punto la temperatura del corpo da friggere le cozze che in tutto quel tempo in ammollo si erano attaccate sotto le sue ascelle, dando luogo a un’ottima specialità culinaria, il famoso fritto "mistico..."
"Io un mondo così proprio non lo voglio!

Se non posso più fare quel cacchio che mi pare cosa faccio? Poi mi tocca lavorare sul serio! Tu al Pianeta vuoi fare il lifting? Io ti rispondo con un rutting!"
Oronzo abbracciò il maestro e se ne uscì dal mare. Arrivato sul piazzale del monastero rubò un’auto e prese la via del ritorno.
"Che strano che è diventato il maestro..." pensò ad alta voce. "A me di fare la plastica al mondo proprio non interessa, a me l’unica plastica che mi piace è quella delle carte di credito!" disse guardando quelle che aveva rubato dal portafoglio di Valterzeng quando lo aveva abbracciato. "Perché non si rovinano neanche se ti siedi nel mare per giorni e giorni!"

Scritto con la collaborazione di Marco Del Conte

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