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Attenti al cane

di Fabio Fazio su Smemoranda 1998 - Cattivi pensieri

Una volta ho pensato di calpestare le aiuole; di staccare con un morso l'orecchio a quel commercialista che abita sul mio pianerottolo e di fare la pipì sulla macchina nuova di sua moglie.
Ho pensato di guardare sotto la gonna della biondona dell'ultimo piano mentre sale le scale e che secondo me non porta le mutande; di attaccarmi al collo di quella vecchia professoressa che quando mi incontra la mattina cambia marciapiede; di rubare quel vitello appeso al gancio come un impiccato, a quello stronzo di macellaio mentre esce come una furia dal negozio per scacciare un disgraziato che vende accendini ai passanti davanti alla sua vetrina.
Ho pensato di mettermi a urlare in piena notte per spaventare la portinaia del palazzo che mi ha sempre considerato “un elemento di disdoro per il suo condominio”; vorrei anche aprire la gabbietta della sua dorata cocorita e mangiargliela in un boccone sputandone una a una le piume; ho pensato di andare via per qualche giorno, da qualche parte, da solo, senza motivo se non per il piacere di andare e se vi preoccupate, vi disperate, pregate, mi cercate dappertutto e fate gli appelli ai giornali e alla polizia chi se ne frega; voglio fare la cacca nel portone (sempre per far dispetto alla portinaia), davanti a tutti e poi negare l'evidenza.
Ho pensato che al primo che incontro e mi fa i complimenti con quel sorriso cretino sulla faccia, gli salto addosso, lo butto per terra e gli lecco le orecchie.
Ho pensato che se facessi tutto questo non ne varrebbe la pena perché un cane non può avere né fare cattivi pensieri dal momento che un cane non può pensare e quindi per tutti sarei solo un cane cattivo.
E io invece, dopo averci tanto pensato, ho deciso che voglio far crederea tutti di essere un cane buono.

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