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Bad boys

di Gialappa's band su Smemoranda 1998 - Cattivi pensieri

Amici di Smemoranda, ma soprattutto amiche diSmemoranda, se conoscete la persona piùbuona e piùpazientedel mondo, se conoscete una persona capace addirittura di ascoltare un editorialedi Paolo Liguori senza avvertire istinti omicidi, se conoscete una personacosì piena di buoni sentimenti che in confronto don Mazzi sembraHannibal the cannibal e volete traviarla, se volete trasformarla in un esserepieno di odio, rancore e vis polemica non dovete far altro che farla convocarenella squadra di calcio di Smemoranda.
Già perché Smemoranda ha una squadra che, di tanto in tanto,si esibisce in giro per l'Italia con il nobile scopo di raccogliere fondida destinare in beneficenza. Tale squadra è composta da diverse personalitàdello spettacolo e della satira che quando si trovano in un campo di calciosubiscono un mutamento della personalità tale da trasformarli inun incrocio tra Charles Manson e suo cugino, Ignazio La Russa. ne fannoparte i tre direttori di questa agenda, Nico Colonna e i non piùgiovani Gino & Michele, Gabriele Salvatores, Claudio Bisio, Aldo Giovanni& Giacomo, Gioele Dix, Pongo, uno di noi tre (Giorgio), Maurizio Milani,Bebo Storti, Antonio Cornacchione e altri personaggi meno noti come RudiRezzoli, direttore commerciale di Gut Edizioni (il suo lavoro consiste nelrecarsi mensilmente a Taiwan, dove stampano l'agenda, e contare i quadrettidi ogni pagina) e Pino Nocera (proprietario di una palestra, è ilmaggior acquirente italiano di Smemo, poiché, essendo convinto chesi tratti di un integratore alimentare, ne mangia due al giorno). Saltuariamenteci giocano anche Antonio Albanese (l'unica ala sinistra al mondo chenonconosce le regole del calcio, cosa che lo porta ad essere sempre in posizionedi fuorigioco, anche durantel'intervallo) e Paolo Rossi, nel senso del comicopurtroppo (ci mette tanta buona volontà, solo che possiede un fisicotalmente penalizzante che di solito il suo diretto avversario quando lovede, anziché marcarlo, si commuove).
Se vedeste all'opera questa squadra, vi potrebbe capitare di avere due tipidi reazioni:
1) “Caspita, ma questa non è una partita, è il remakea colori di Freaks di Todd Browning!”
2) “Certo che fanno proprio schifo, però chissà comesi divertono!”
In realtà i giocatori non si divertono affatto, perché siprendono tremendamente sul serio. Il rito delle partite di Smemoranda infattiè di una sacralità quasi liturgica, che inizia circa quindicigiorni prima dell'incontro allorché Gianni, il nostro “coach”(termine inglese che significa o “allenatore” o “scassapalle”,non abbiamo mai capito bene), inizia a telefonare a tutti i componenti dellasquadra dalle sei alle otto volte al giorno avvertendo “Guarda cheil 28 di questo mese siamo allo stadio Brentegazza di Orzinuovi, c'èil triangolare contro la nazionale dei bidelli dei licei linguistici e l'associazioneitaliana parrucchieri mancini, è un torneo importantissimo! Sei disponibile?”Naturalmente mano a mano che la data della prtita si avvicina il numerodelle telefonate di Gianni aumenta in modo esponenziale, fino a raggiungereil considerevole numero di 76 al giorno. Come se non bastasse, il giornoprima dell'incontro telefona anche Nico Colonna: “Ciao, sono Nico,volevo essere sicuro che Gianni ti avesse avvertito della partita, ci vediamodomani alle nove del mattino al casello di Ospitaletto, così parliamoun po' degli schemi”. Notate bene che la partita inizierà alle16, sette ore dopo l'appuntamento. Alle nove del mattino seguente, in unclima surreale, avvolto dalla nebbia (Smemoranda gioca quasi sempre in luoghidove o c'è la nebbia, o diluvia oppure dove vivono zanzare grossecome labrador), una serie di ectoplasmi assonnati e bestemmianti si presentanoalla spicciolata al casello: sono i giocatori. Verso le 9 e 20 viene fattol'appello e, come sempre accade, si scopre che manca Claudio Bisio, il quale,come sempre accade, arriverà con un'ora e mezza di ritardo. Scoppiaquindi il primo litigio che si placherà solo dopo venti minuti allorché,di comune accordo, si decide tutti insieme di picchiare Bisio. Alle 12 e30 si va a mangiare e solitamente si finisce nella peggiore pizzeria esistentenel raggio di 120 chilometri. Il menu, per ragioni insondabili, èsempre quello dell'Italia di Bearzot prima della finale del 1982: riso inbainco, filetto ai ferri e crostata (che solitamente ha un sapore tale chesembra sia stata fatta nel 1982 da Bearzot!). A questo punto ovviamenteil malumore tornsa a serpeggiare, fino a che la ragione prevale e tuttisi calmano, soprattutto dopo avere picchiato Bisio.
Alle ore 14 si arriva allo stadio, ci si chiude negli spogliatoi, si posanole borse, si piacchia ancora un attimo Bisio e poi inizia il momento piùdelicato: la vestizione!
Gino , che nella vita di tutti i giorni è il piùelegantedi tutti, si infila i calzettoni di filo di Scozia, scarpe Church con tacchettifissi e calzoncini con le “pinces”. Michele (soprannominato “Anzianotti”perché solitamente si veste come un rapper del Bronx anche se dimostra60 anni) inizia ad indossare indumenti di tutti gli sport: sospensorio dahockeista, pantaloncini da ciclista, calzettoni da alpinista e pancera dapensionato. Salvatores si mette protezioni dappertutto: cavigliera in titanio,tutore in carbonio per il ginocchio e pancera in fibra di vetro da pensionatodella NASA. Aldo e Giovanni, che vantano un passato da acrobati, fanno un'orae mezzo di stretching mentre Giacomo, che vanta un fisico da netturbino,si fa un pacchetto e mezzo di sigarette. Bisio e Pongo passano dodici centesimidi secondo davanti allo specchio per pettinarsi e Nico con la lavagnettain mano spiega gli schemi (che nessuno capisce e che nessuno rispetterà,lui per primo). A questo punto tutto è pronto, l'arbitro chiama lesquadre, si esce dagli spogliatoi, si entra in campo, si dà uno sguardocarico d'odio agli avversari e inizia la disfatta!

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