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Tetris

di Ivano G. Casamonti su Smemoranda 1998 - Cattivi pensieri

Una volta c'era la “Weltanschauung”,la “Visione del Mondo”. In epoca di post-modernità, essa non è più di moda, in quanto costruzione ideologica. I post-moderni odiano le ideologie. In effetti odiano le idee, perché non ne hanno. Prendetemi sul serio per un attimo: vi spiegherò la Natura Ultima della Realtà. Sono stato seduto due anni sulla riva emiliana del Po con il mio Lupo Blade Runner, a discutere della cosa, e ho avuto il conforto via modem della Setta californiana degli “Illuminati” (si vedala trilogia che sta stampando in Italiano la “Shake Edizioni”). Dunque:
ogni “Visione del Mondo”, come insegna la Filosofia della Scienza, dipende in buona misura dallo stato della tecnologia nel momento in cui viene formulata. Nel 1687 Newton pubblicò la Philosophiae Naturalis Principia Matematica, donandoci la visione di un Universo ordinato, con i pianeti che giravano attorno al sole secondo precise regole, proprio mentre l'arte dell'orologeria era al suo massimo fulgore, e la precisione di bilancieri, ruote dentate ed ingranaggi stupiva i colti delle Corti europee.
Oggi il “must” tecnologico cui siamo giunti è la “realtà virtuale”, termine impreciso con cui si indica una simulazione, non per questo meno reale di tutto il resto.
Quindi, in verità vi dico che l'Universo, la Realtà che viviamo, dalle leggi scientifiche sino al banale quotidiano, compresa la nostra esistenza, fanno parte di un grande software che gira instancabile da eoni. Ecco perché Philip Dick è oggi così rivalutato: lui, attingendo abbondantemente al pensiero gnostico, solipsista e cristiano delle origini, e mescolandoci la sua particolare forma di autismo, aveva già scritto tutto nei suoi primi romanzi, negli anni '50. 
Se siamo, come i mattoncini di Tetris, il risultato di un programma software che gira su una macchina hardware, ci deve essere un programmatore. Dio quindi c'è, carissimi, anche se non ha nulla a che fare con le Religioni Organizzate. Solo che, al contrario di quanto affermava istericamente Einstein, Dio gioca a dadi. Cazzo se gioca! E dal suo gioco derivano tutte le nostre disgrazie. Perquanto il problema della “Teodicea” (la giustificazione del Male e della sofferenza nel mondo, anche se creato da un Dio supposto amorevole) sia stato oggetto di innumerevoli quanto pietosi tentativi diessere risolto, il comune buon senso ci dice che un “Programmatore Buono”, che guarda sullo schermo del suo computer l'evolversi dell'Universo e delle umane faccende, non permetterebbe la nascita, assolutamente casuale, di bambini con gravi tare ereditarie, o semplicemente così sfigati da nascere nel Terzo Mondo, né spingerebbe il suo gioco sino a far esistere cose come la Disperazione, l'Ingiustizia Sociale, il sopruso del forte sul debole, la pedofilia ed il liberismo.
Eppure va così. Quindi “Dio” è pazzo furioso, cattivo, maligno, o ubriaco, fatto di roba pessima, un concentrato di CATTIVI PENSIERI tale da far considerare la Paranoia l'unico stato possibile di salute mentale. A meno che La durata del Tempo non sia relativa, potremmo avanzare l'ipotesi che, mentre qui nel computer sono passati milioni di anni, e la Razza Umana ha fatto in tempo ad evolversi nel modo disgustoso che sappiamo, nella meta-realtà dove vive Dio il “game” sia cominciato da pochi minuti, e chel'Onnipotente abbia dovuto trascurare un attimo le nostre vicende perché, chissà, gli ha telefonato quel rompiballe di suo cognato, oppure è andato in cucina a farsi un panino, addirittura che abbia dovuto un attimo andare al gabinetto. (Anche gli Dei cagano, non c'è nulla di male). Quindi, invece che di Cattivi Pensieri (E Atroci Programmazioni della Realtà) potrebbe trattarsi di distrazione. Intanto però, qui continuano a nascere bambini cerebrolesi, si muore di fame in buonaparte del mondo, l'ecosistema sta andando a puttane, e 10 milioni di italiani guardano “Carramba”. Atroce. CHE FARE? Qualunque sia la situazione del meta-universo di Dio, di Cattiveria o di distrazione, bisogna uscire dal sistema: mandare un messaggio sulla stampante, o intromettersi con una bella “videata”, avvisando a chiare lettere: “GUARDA PIRLA CHE QUI SI STA MALE”. Sto studiando il problema. Vi farò sapere qualcosa nel mio prossimo libro. Ma è dura, ragazzi.

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