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Polaroid per le anime

di Luciano Ligabue su Smemoranda 1998 - Cattivi pensieri

A voi lo posso dire: ho inventato una cosa strana.
Mi è successo circa sei mesi fa quando un coglione mi ha fatto caderela polaroid. Una cosa da farmi imbestialire un pezzo visto che quella erala mia macchina, buonissima (fino a quel momento, porc...) per la mia collezionedi croste di realtà, mandata in briciole dalla sua elefantaggineper poi, con le sue scuse, non poterci fotografare fave. Ho raccolto tuttii pezzi, li ho messi in un sacchetto e mi sono preparato ad impegnare unpo' di serate allo stesso modo di chi tira su il veliero nella bottiglia.Perché, a dispetto dei mistici, a certe cose ci viene da affezionarci.Ed io a quella macchinina dalla stampa in proprio, che mi consentiva divietare a qualsiasi studio fotografico di sbirciare fra i miei futuri ricordi,c'ero attaccato. Sentimento in aumento via via che le mie mani le ridavanouna forma passabile. E una volta rimessa piùo meno insieme l'horiprovata con Monia. Le ho chiesto, come ogni babbione che si rispetti,di sorridere guardando in macchina, di essere piùnaturale (aspiranteNewton pirlotto) e.... via che ve l'immortalo. 
Solo che il flash che ho vissuto era all'ennesima potenza di quello effettivodella polaroid.
Ricapitolo: 
- l'oggetto, con pazienza e passione, è stato ricomposto
- la mia donna è sempre lei
- le chiedo di farmi da soggetto-standard come tante altre volte prima
- mi tira fuori un'espressione che dice chiaramente: “mi piaci sempreun bel po', ciccio”
e quello che, invece, esce impresso sulla foto è una specie di fumetto:“spicciati con quel cesso, idiota”.
Capite che di botto mi devo capacitare di un po' di cose: che sia uscitauna roba del genere, che lei abbia potuto avere quel pensiero, che mi servaforse qualche psicofarmaco, che il fumetto non se ne vada (con tutta unaramificazione di sottodubbi). ... Che alla lista se ne aggiunge un'altrabella pesa: lei mi fa “be' non sono venuta male”.
Vale a dire: si sta vedendo come l'ho vista io fotografandola.
Allora il pensiero, che resta lì, incancellabile, è propriosolo per me. Mi agito di brutto e comincio a scattare come un ossesso, allarmandolaun po'. In ogni foto Monia vedeva se stessa ed io, invece, quello che c'eradavvero dentro. Avevo fra le mani la polaroid per le anime.
Fra il materiale stampato c'era qualche altro brutto pensiero per me maanche qualche tenerezza ed un po' di preoccupazione, quindi non era unamacchina maligna, fotografava solo ciò che c'era per davvero. Nonso come riuscii a spiegarle il mio sconvolgimento, ma ce la feci a non dirleniente. Il periodo seguente fu quello delle grandi scoperte.
Fotografai Monia mentre guardava un bambino apparentemente con indifferenzae quello che ne uscì mi fece sentire, per la prima volta e compiutamente,quanto profondo può essere un sentimento materno.
Un'altra volta la sua espressione serena di fronte ad un tramonto si dimostròsolo la punta di un iceberg di emozioni tali da farmi vedere, da allora,“nuovi” tramonti. Poi, visto che siamo in via di confidenze, confessoche non mi piacque per niente il pensiero che fece su di un mio amico, unasera.
Pensiero dal mio amico corrisposto. Credetemi non era mai facile far fintadi niente. Una domenica pomeriggio, giocando un po', le fotografai il culo.Ne uscì che anche una parte così poco nobile ha pensieri moltoprofondi. Da quella foto però, soprattutto, capii che forse era possibilecatturare i sentimenti degli oggetti. 
E lo so che non lo volete sentire ma anche il mio comodino, la mia collezionedi Linus, una delle mie chitarre, l'acqua nella vasca e la vasca, Blondeon Blonde di Dylan, il tappetino nell'ingresso, la crema rassodante di Monia,un paio di spugne, uno stivale, un estratto conto del '94, un quadrettotridimensionale, una stampa di John Lee Hooker, un metronomo, un mouse,un portaplettri, il contatore del gas, una confezione di tofu ed una bustadi speck hanno i loro pensieri.
Gli altri oggetti di casa mia non pensano.
Il problema, con Monia, è che ormai non la beve piùla storiadella mia presunta collezione di nature morte, anche perché a 2500la foto ho mandato sotto il nostro conto. Ha fissato l'appuntamento conuno specialista.
La capisco: in questi sei mesi i capelli mi sono diventati completamentebianchi. Ma ho visto finalmente quello che c'è sotto la scorza, quelloche avrei dovuto sempre vedere, nel bene e nel male. Mi sono spaventatodel pensiero tremendo di un bambino ed ho provato schifo per quello di unacerta assistente sociale, mi sono perso nell'abisso d'amore di una insospettabileed ho finalmente beccato la grettezza di uno che a me non l'aveva mai fatta,mi sono meravigliato della superba allegria di un anziano e della profondapaura di un notaio.
Disperazione, noia, gioia, passione, incertezza, cattiveria, confusione,pacificazione, bramosia li ho visti nelle loro forme piùacute addossoalle persone piùimpensabili.
Per quello che riguarda il sesso credevo di averne viste un po' ed inveceho fotografato fantasie ed ossessioni bizzarre, curiose, impossibili, incredibili.
Ora farò contenta Monia: dallo specialista ci posso andare. 
Perché in questi sei mesi ho vissuto seicento anni di profonda conoscenzadella natura umana e di sicuro, quello lì, non mi frega.
Resterà un segreto fra me e voi.

A proposito: mi sono fatto un po' di autoscatti. Quello che ne èuscito, però, sarebbero fatti miei. Non siete così bravi adindovinare coi vostri auditel ed internet e sondaggi vari?
Buon lavoro.
Momento...
Cheeeeeeeeeese...
Flash!

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