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Metamorfosi

di Mario Maffi su Smemoranda 1998 - Cattivi pensieri

Quando finalmente si svegliò al mattino,dopo una notte di sogni tormentati, G., scoprì d'essersi trasformatoin una specie di gigantesco punto interrogativo. S'infilò sotto ladoccia (fredda, calda, ancora fredda) e subito ebbe l'impressione che quell'enormepunto interrogativo si trasformasse, scomponendosi a poco a poco in tantipungenti “cattivi pensieri”.
Si preparò un caffè piùforte del solito e sedetteaccanto alla grande finestra per berlo guardando fuori. Gli pareva d'emergerelentamente da uno di quegli orribili sogni, vischiosi come la tela d'unragno, da cui non ci si riesce a liberare per un'intera giornata. Ed eradurata a lungo, quella giornata! G. sorrise fra sé, massaggiandosila spalla che gli doleva. “Cattivi pensieri”
Per esempio, tutta quella cagnara sul “crollo del comunismo”.Adesso cominciava a vederci piùchiaro, a capire che razza di pazzescacostruzione era stata. Che là socialismo e comunismo non c'eranomai stati, almeno dalla metà degli anni '20. Non avevano proprioavuto il tempo di nascere, perché la rivoluzione s'era accartocciatasu se stessa. O meglio, era stata accartocciata (“strangolata”,diceva L. quando tornavano a casa insieme la sera e parlavano e parlavanoe poi l'uno accompagnava l'altro e viceversa fino a che le strade si svuotavanoe cresceva il sonno).
Si versò un'altra tazza di caffè e tornò a sedere accantoalla grande finestra.
I “cattivi pensieri” diventavano piùnitidi e intensi.Che là c'erano mercato e salario e profitto e competizione. Eccomese c'erano! E allora come diavolo potevano esserci socialismo e comunismo(e in un paese solo, poi, e con strutture economiche così arretrate)?Gli pareva di sentire H., le mani dalle lunghe dita sottili, la maternitàrecente arabescata intorno agli occhi e quel buffo accento: “E allora,mon amico, un albero non è giammai un mammifero!”.
Sotto i suoi occhi, la città era tutta uno sbadiglio. G. si vestìin fretta mentre il sole entrava d'un fiotto nella stanza.
Sempre piùnitidi, sempre piùintensi, quei “cattivipensieri”. Che era mancata la rivoluzione in Occidente. Che dunquelà c'era sempre stato solo capitalismo, gestito dallo Stato ma capitalismo.Come d'altra parte in Cina, a Cuba, in Vietnam, in Albania. E che tuttoquel gran casino che era scoppiato dall'89 in avanti era stato davvero com'èche diceva serio serio F., lo sguardo appannato dietro le grosse lenti?“il passaggio da una gestione rigida, necessaria per l'accumulazionema incapace di far fronte alla crisi economica, a una piùelastica,nella speranza di riuscirci”.
Si guardò intorno prima di uscire, casomai avesse dimenticato qualcosa.
Senza sosta, i “cattivi pensieri” si scomponevano e ricomponevano,tanti tasselli che a poco a poco andavano al loro posto. Era stato un lungodialogo a frammenti, con H., con F., con L., con gli altri. Ora bisognavaragionarci sopra, studiarci sopra. Ma intanto.
Scese le scale rapido e leggero. Pensò a tutti quelli che sbavavanosul “crollo del comunismo” e scoppiò a ridere di gusto:gli erano apparsi come tante marionette verdastre, senza occhi e senza orecchie,la bocca un taglio osceno, i gesti a scatti, orribili e patetiche con quellevocette metalliche che non cessavano di ripetere la stessa tragica finzione.
“C'è da ricominciare da capo!”, esclamò a voce altamentre usciva in strada.
Il sole sfolgorava, l'aria era tersa: stava preparandosi una magnifica giornatae quei “cattivi pensieri”
Quei “cattivi pensieri” aveva proprio voglia di gustarseli, tantoerano buoni.

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