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Caro M.

di Paolo Mereghetti su Smemoranda 1998 - Cattivi pensieri

Cosa sono davvero i “cattivi pensieri”?Non parlo dei sogni piùo meno proibiti che ognuno si trova a inseguirenegli anni, con cui si augura il peggio a chi ci ha rubato la ragazza oa chi non ci fa copiare il compito di matematica. No, parlo dei pensieridavvero “cattivi”, quelli di cui dopo ci si vergogna(altrimenti che cattiveria è?). Servono? Aiutano? Non saprei rispondere.Forse come valvola di sfogo hanno una loro utilità (tipo “polluzioninotturne” dell'immaginario), ma non mi sembra il caso di ragionarcitroppo su.
Invece funzionano sicuramente come strumento di autocontrollo, da campanellod'allarme a uso interno. Mi spiego: se cerco di capire quali sono i pensieridavvero “cattivi” che ho fatto al tuo riguardo, mi vengono inmente tutte quelle volte che non ho avuto fiducia in quello che dicevi ovolevi fare. è questa la cattiveria con cui fare i conti: non esseredisposto ad accettare che l'altro possa essere davvero autonomo.
Penso alle volte in cui mi sono trasformato in una specie di San Tommasodel ventesimo secolo. Se non metto il dito, non credo. E allora ti ho chiestodi “farmi vedere”, di “farmi toccare”. Ma che cosa volevovedere, che cosa volevo toccare? Probabilmente la mia sfiducia: cercavola prova che quello che pensavo era vero. Tu mi stavi “ingannando”e io volevo smascherarti. Non come si fa con i criminali, ma come si facon i bambini piccoli è complicato essere razionali fino in fondo,guardare dentro con chiarezza assoluta in questa “cattiveria”,ma non riesco ad immaginare davvero niente di cui bisognerebbe vergognarsidi più. La mancanza di fiducia (anche in chi sembrerebbe non meritarsela,sì, anche in lui) è il peccato piùgrande. Perchéquesti rapporti non sono mai univoci: non c'è una persona che nepossiede l'esclusiva e una persona che la tradisce. Se è vero chebisogna meritarsela (come dicevano i nonni) è anche vero che bisognasaperla offrire: rapporti dialettici.
Ecco i pensieri davvero “cattivi”, quelli che lasciano il segnoe scavano fossati davvero incolmabili. Sono i pensieri che si mettono trale persone e innalzano muri di diffidenza, di dubbio, di insinuazioni. Sonoquelli che presuppongono la mancanza di uguaglianza: non sullo stesso piano,ma uno in alto e l'altro in basso, uno a comandare e l'altro a ubbidire,uno con la verità e l'altro senza certezze. Uno “cattivo”e l'altro di conseguenza (cioè cattivo anche lui, perché nonc'è altro modo per difendersi).
Se si ragiona così, i “pensieri cattivi” non ci abbandonerannomai. Ricordamelo, ogni tanto. E naturalmente ricordatelo anche tu

il tuo papà

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