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Il Grande Max

di Valerio Peretti Cucchi su Smemoranda 1998 - Cattivi pensieri

I ragazzini del quartiere si davano un gran daffàre per sbirciare sotto il tendone del circo con la stessa complicità adolescenziale con cui avrebbero sbirciato sotto le gonne delle loro maestre. In fondo non glie ne importava nulla, sia del circo che delle maestre; adempivano semplicemente, ma scrupolosamente a quello che ritenevano fosse un loro dovere di bambini, così da poter essere additati come simpatiche pesti dai genitori orgogliosi.
A nessuno di loro piaceva il circo, così come d'altra parte, a nessunodi loro piacevano le maestre, tutte noiose anticaglie di un'epoca senzaeffetti speciali, né realtà virtuali né tanto menocontaminazioni multimediali. L'unica cosa, su cui concordavano pienamentecon ciò che sentivano continuamente ripetere dagli adulti, era ilfatto che il circo fosse vera poesia. Evidentemente, se i suoi spettacolisono noiosamente sempre uguali, è perché vogliono farci impararela poesia a memoria!
Per stabilire se il tempo dedicato alla birichinata fosse sufficiente ascatenare le vanterie dei rispettivi padri, controllarono i loro orologitecnologicamente così avanzati da segnare l'ora esatta ma di treanni piùavanti. Dieci minuti esatti di strisciamento sotto il pesantetendone, tra segatura umidiccia, aromatizzata da animali addestrati a saperfar di tutto, tranne che a trattenere i propri bisogni, furono giudicatipiùche sufficienti dai bambini. Stavano per rialzarsi ed andarsenequando un vocione duro ed imperioso raggelò loro il sangue: “Cosafate lì, mocciosi?” Temettero il peggio: che dopo averli scoperti,qualcuno, sadicamente, li costringesse ad assistere a tutto lo spettacolo.
Si girarono lentamente, cercando di sfoggiare i loro migliori sguardi supplichevoliverso quella porzione di cielo da cui, supponevano, giungesse la voce dell'adultoinquisitore, ma non videro nessuno. “Cercavate di entrare abusivamentevero?” Incalzò il vocione. Istintivamente i ragazzini assunseroallora, da esperte carognette quali erano, la posizione del bambino pentito.Fu appunto abbassando lo sguardo contriti verso il pavimento che videroBirillo.
“è solo un nano!” Disse uno dei piccoli, anche se non abbastanzapiccoli da considerare valida la sgridata di un adulto piùpiccolodi loro. I nani sono abituati a certe cose e Birillo sapeva bene come catturarel'attenzione e il rispetto dei bimbi: fece una smorfia, e tutti risero,fece un balzo in alto e tutti risero, fece un lungo fischio e tutti smiserodi ridere, perché arrivarono i due ringhianti dobermann da difesadi Birillo. “Seduti!” Disse il nano e i bimbi si sedettero immediatamente.“Dicevo ai dobermann ma non importa, già che ci siete, stateseduti anche voi che voglio raccontarvi una storia” I bimbi si guardaronotra loro terrorizzati all'idea di doversi sorbire una paternale, poi sitranquillizzarono, pensando che in fondo, un nano, per coerenza fisica,piùche raccontare una storia fa un riassunto.
“A voi non piace il circo, vero? Vi confesserò una cosa, nonpiace neppure a me! Tutte le sere, quando sono là, in mezzo allapista a prendere sberle e secchiate d'acqua, mi guardo attorno, vedo i bambiniche saltano felici sulle pedane di legno delle gradinate, penso che prestocresceranno, diventeranno grandi, molto grandi e allora sogno che la gradinatacrolli, poi alzo lo sguardo verso la sommità del tendone e vedo laMaria che fa la trapezista col marito ed il cognato. Due bei ragazzoni altie vigorosi, e allora penso a come sarebbe bello se il marito venisse improvvisamentea sapere che Maria se la spassa di nascosto con il cognato, decidendo cosìdi non afferrare né l'una né l'altro durante l'esercizio senzarete e trasformando così un paio di banalissime piroette in salti,finalmente, veramente mortali. Poi penso a Gino il contorsionista, quellolungo lungo che mi prende sempre in giro, mentre entra nella piccola valigia,proprio mentre Simba, l'elefantessa indiana, decide di lasciare l'induismoe convertirsi al cristianesimo, inginocchiandosi sulla valigia per pregare.Cattivi pensieri, tutti cattivi pensieri! Ma quando c'era lui, il grandeMax, questo non succedeva! Chi era il grande Max? Un domatore, il piùgrande di tutti! Perché Max non era un domatore come gli altri, luinon tirava frustate a vecchie pantere nere per sfogare i suoi odi razziali,non infilava la testa nella bocca bavosa dei leoni per risparmiare sullabrillantina, non obbligava le tigri a sdraiarsi a mo' di tappetino nel suotinello. Il grande Max era un domatore di cattivi pensieri! Stivaloni neri,divisa rossa, bottoni d'oro, frusta in mano, era un incrocio tra un portiered'albergo e un dépliant di prodotti sado-maso. Quando scendeva inpista tutti ammutolivano ma non smettevano di avere cattivi pensieri e alloralui, zacchete! Una frustata alle fantasie del militare con la mano sullacoscia della ragazza accanto, zacchete, una frustata alle speranze dellaragazza accanto, zacchete una frustata al desiderio del bambino di annegarela sorellina, zacchete una frustata al sogno del padre di scappare abbandonandosia il bambino che la sorellina che la moglie, zacchete una frustata anchealle illusioni della moglie, che annoiata dalla routine matrimoniale avevafatto un pensierino su Max stesso. Sulle prime, i cattivi pensieri facevanoresistenza, si dimenavano, non volevano darsi per vinti, ma Max non demordevae frustata dopo frustata li riduceva a pensierini d'amore, a buoni propositi,quasi a fioretti. Poi un giorno, un brutto giorno, venne assunta come bigliettaiadel circo la Luisa, una ragazza bella, esuberante, procace. Max se ne innamoròsubito e lei si innamorò di lui e per giorni il domatore di cattivipensieri lottò a colpi di frusta contro i pensieri lussuriosi dientrambi, ma alla fine la spuntò. Purtroppo non fu sufficiente, ela prima notte di nozze successe la disgrazia di Luisa si trovò solouna ciocca di capelli e del povero Max, rimase soltanto la frusta!”
“Ma come, non era riuscito a domare tutti i cattivi pensieri? Se neera dimenticato forse qualcuno?” Disse allusivamente il piùmalizioso e scafato dei bambini. “No!” Rispose Birillo, “Nonfurono i cattivi pensieri ad assalirlo, sino ad allora non si era mai innamoratoperdutamente di una donna come la Luisa, quei capelli, quei seni, quel sorrisoil povero Max, bravissimo a domare i cattivi pensieri, venne divorato dallapassione!”
Dopo quel giorno i bambini si dedicarono con piùpassione alle gonnedelle maestre, evitando accuratamente di sbirciare sotto i tendoni dei circhi,perché temevano di imbattersi in colui che aveva ritrovato la frustadel grande Max e loro, i cattivi pensieri, preferivano tenerseli così,senza addomesticarli.

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