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Stanco ma felice

di Claudio Bisio su Smemoranda 1997 - Diamo i numeri

Una Uno bianca guidata da uno scarto d'uomo,un due di picche della società, che aveva un profilo degno dei treporcellini (di tutti e tre), ma quattro assi nella manica, correva velocenella notte diffondendo dalla sua autoradio i Jackson five a pala. Il telefonocellulare squillò, nel senso che si mise a battere, in una parolasi prostituì. “Sei proprio un deficiente” pensava l'uomopeccando così di superbia, il peggiore forse fra i sette peccaticapitali. La vettura entrò allora in un Luna Park e tanta era lavelocità e le acrobazie, che tutti la scambiarono per un ottovolante.L'uomo entrò nella galleria dell'orrore dentro la quale tutto erameno tremendo del profilo della cassiera che stava fuori. Nel buio totalesentì mani viscide toccarlo, subì una frustata con un gattoa nove code e si beccò persino qualche sputacchio. La sua pazienzaora era finita. La sua glottide stava per articolare un appropriato improperio,ma una voce ieratica lo anticipò: “non nominare il nome di Dioinvano! Non fornicare. Non desiderare la donna d'altri. Non desiderare laroba d'altri...” insomma, gli sfagiolò tutti e dieci i comandamenti.Abbandonata la scimmia, cioè uscito dal tunnel, si diresse versola sua Uno bianca che era buffamente parcheggiata a fianco di una Uno nera.A guardarle con gli occhi socchiusi sembravano una cosa sola: Padovano (l'undicibianconero). Saltò sulla sua vettura, mise in moto e fece per ingranarela prima, ma la sua mano non sentì il freddo rotondo della cloche,bensì il caldo sinuoso di una mano. Era quella di Dodi. La sua reazionefu un urletto strozzato in falsetto (tipo Farinelli) e una macchia marronesui pantaloni (tipo Versace). Erano gli effetti collaterali della paura.Dodi ci rise su, lo baciò, lo lavò e gli porse una schedinagià compilata. “Questo è un tredici sicuro” glisibilò all'orecchio. “Può anche essere un quattordici”rispose l'uomo, “ma io col gioco ho chiuso, lo sai.” Effettivamentel'uomo in passato aveva contratto ingenti debiti di gioco. Praticamentesi era rovinato a 'palla avvelenata', poi certi tipacci lo avevano tiratodentro in un brutto giro di 'strega comanda color'é ma ora ne erauscito. Quindi ci rise sopra e appallottolò la schedina. Dodi sussultò.“Se dici una sola parola, ti stendo” le intimò lui. “Stendimi”sussurrò lei, sperando in cuor suo che la ribaltasse insieme al sedilee la rivoltasse come un guanto. Ma quel giorno era venerdì diciassetteanche per lei e quindi l'uomo si limitò a stenderla con un cartoneanimato da una insolita violenza e ad appenderla a uno stendipanni che siportava sempre nel bagagliaio perché non si mai. Ripartì sgommando,cioè cancellando le tracce che aveva lasciato e decise di entrarein politica per potersi bere l'amaro calice (un diciotto isabella che tenevasempre nel cruscotto, perché non si sa mai). Poi, ripensandoci, sipentì di averla abbandonata così repentinamente primo perchéDodi aveva solo diciannove anni e poi perché la zozza gli aveva illegalmentesottratto il portafogli. Accese la radio per non pensarci: “tempo nuvoloso,variabile, con schiarite locali. Venti forti in direzione nord-ovest. marimossi.” Spense la radio, si accigliò. Non poteva non ricordarei bei tempi passati con Dodi. Anche se al ventuno del mese i loro soldierano già finiti, furono giorni felici. Almeno i primi venti. Tornòsui suoi passi. In macchina, per fare prima. Ma ormai niente aveva piùsenso. Ogni logica era saltata. Non si stupì quindi piùditanto quando vide trentatré trentini che entravano in Trento trotterellando,né quando quarantaquattro gatti neri in fila per sei col resto didue, gli attraversarono la strada. “Sei per sette quarantadue”pensò lui “piùdue quarantaquattro”, e fece ottantottoscongiuri. La paura fece novanta e quindi lui fu vinto dalla paura. Si attaccòal cellulare che sfrecciava ad alta velocità carico di malintenzionati.“Pronto! Pronto?!?” “Sì, qui è CASALINGHE INGORDE,144-1414, 2540 lit/min + IVA che aspettano una tua chiamata 24 ore su 24,dica pure!” “Mah, io veramente cercavo STUDENTESSE NINFOMANI”“Ah, allora ha sbagliato. Deve fare il 144-4114.” “Senta,mi faccia questa cortesia; se ha occasione, che le vede, gentilmente dicaalle SEGRETARIE SVERGOGNATE di farsi sentire, che io chiamo, chiamo ma sivede che hanno il telefono messo male che dà sempre occupato”.L'uomo tornò a casa stanco, ma felice della bella giornata trascorsain compagnia. Guardò su alla finestra e vide sua madre con un battipanniin mano: “Ti sembra questa l'ora di tornare? Diamo i numeri? Eh? Dài,Centosessantasettesettecentosettantuno, vieni su che la minestra si raffredda!”La voce della signora Bassotti fu interrotta dal suono del cellulare chea sirene spiegate anche ai piùpiccini venne a portarsi via il suofigliolo prediletto: 167-671. Morale: se chiami tuo figlio con un numerodi matricola carceraria, non ti lamentare se poi te lo arrestano in continuazione.

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